Interviste ai grandi clinici italiani — Episodio 1
A cura del Dr. Simone Sottocorno
La psicoterapia è una scienza, un'arte o qualcosa di più simile ad un insieme di tecniche? È con questa domanda che il dr. Simone Sottocorno apre il primo episodio del progetto Interviste ai grandi clinici italiani, ospitando il prof. Giovanni Maria Ruggiero — Medico Psichiatra, Psicoterapeuta, Professore alla Sigmund Freud University e alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia "Studi Cognitivi", tra le voci più autorevoli del panorama della psicoterapia cognitivo-comportamentale italiano.
Ne emerge una conversazione ricca e sfaccettata, che tocca i grandi temi del dibattito contemporaneo sulla clinica: dall'efficacia delle psicoterapie al ruolo dell'intelligenza artificiale, dalla formazione dei terapeuti junior alla domanda su cosa davvero fa stare meglio i pazienti.
In questo senso, il tema della psicoterapia tra arte e scienza diventa il filo conduttore dell’intervista.
Psicoterapia tra arte e scienza: né arte né scienza, ma artigianato
Ruggero non esita a prendere posizione: la psicoterapia non è una scienza esatta, ma ha il dovere — in quanto forma di cura — di produrre predizioni affidabili e interventi coerenti con la diagnosi. Al tempo stesso, ogni applicazione clinica porta con sé una componente che non si può del tutto formalizzare: quella della sensibilità contestuale, del giudizio situazionale, dell'adattamento al paziente singolo.
La definizione che propone è quella di artigianato: un sapere che coniuga la padronanza tecnica con la creatività del "saper fare", proprio come avviene in ogni disciplina applicata — dall'ingegneria all'architettura.
L'approccio cognitivo-comportamentale si coloca tendenzialmente verso il polo della scientificità, con una forte attenzione alle prove di efficacia. Ma anche qui, osserva il prof. Ruggiero, la distinzione si è andata sfumando: molti orientamenti psicodinamici si sono aperti alla ricerca empirica, mentre in ambito cognitivista è tornato ad affiorare un interesse per la dimensione esplorativa e relazionale.
"C'è un pendolo — dice il prof. Ruggiero — una ciclicità storica: prima consolidiamo le prove, poi torniamo a esplorare il nuovo. E poi ancora a verificare."
La "relazione terapeutica": un concetto residuale?
Tra i termini più abusati nel dibattito clinico, Ruggiero cita relazione terapeutica. Non perché sia un concetto inutile — anzi, è prezioso nel lavoro clinico quotidiano — ma perché tende a diventare un contenitore vago in cui si deposita tutto ciò che non si riesce ancora a spiegare con precisione.
Il paradosso, nota, è anche fecondo: non appena una parte di quella "relazione" viene studiata e operativizzata — come nel modello delle rotture e riparazioni dell'alleanza — il concetto acquista un nome proprio e comincia a camminare da solo, lasciando alla "relazione" il compito di nominare il successivo strato di mistero.
Cosa fa davvero stare meglio i pazienti?
Al di là delle tecniche e delle diagnosi, cosa produce cambiamento? Per Ruggiero la risposta ha due livelli.
Anche qui ritorna il tema della psicoterapia tra arte e scienza, perché il cambiamento nasce dall’incontro tra strumenti clinici, relazione e capacità di adattamento al paziente.
Il primo è comune a tutti gli approcci: il fatto stesso di iniziare una psicoterapia costringe il paziente a parlare dei propri stati interni, a spiegarli, a osservarli. È un'operazione di mentalizzazione — una parola tornata in voga di recente, e secondo il professor Ruggiero giustamente. Questo è il terreno comune che spiega il cosiddetto "verdetto del Dodo": tutte le psicoterapie funzionano un po', perché tutte attivano questa capacità riflessiva.
Il secondo livello è specifico: per i disturbi d'ansia e ossessivi-compulsivi, gli interventi che incoraggiano l'esame di realtà e l'esposizione sembrano aggiungere qualcosa in più. Per i disturbi di personalità, invece, sono gli interventi relazionali — il lavoro su come il paziente si relaziona, incluso il terapeuta stesso — a fare la differenza.
Il buon terapeuta: prima rigidità, poi flessibilità
Una delle affermazioni più originali di Ruggero riguarda la formazione. Ai colleghi più giovani il suo messaggio è controcorrente: va bene, anzi è necessario, passare per una fase di rigidità nell'apprendimento.
Troppo spesso, osserva, i docenti si preoccupano di "flessibilizzare" precocemente gli allievi, come se la rigidità iniziale fosse un difetto da correggere. Per Ruggiero è invece una tappa essenziale: si impara prima la struttura, poi ci si permette di abitarla con creatività.
L'immagine che usa è musicale: "Impara tutti gli accordi. Poi, mentre suoni, dimenticali."
E sono spesso i pazienti stessi — con la loro irriducibile singolarità — a flessibilizzare il terapeuta. L'ossessivo, dice con una punta di umorismo, tende a "cognitivizzare" anche l'analista più convinto. Il paziente borderline, al contrario, finisce per evocare spontaneamente interventi relazionali anche nel terapeuta più tecnico.
Intelligenza artificiale: un falso sé in seduta?

Sul tema dell'IA in psicoterapia, Ruggiero offre una lettura originale e, per certi versi, ironica. Il rischio non è tanto che i chatbot diventino "più intelligenti" — su alcune prestazioni isolate lo sono già. Il problema è strutturale: l'unico atteggiamento genuino e costante di un'intelligenza artificiale è la validazione. Accogliere, rassicurare, dare ragione.
Questa caratteristica la rende potenzialmente utile in contesti limitati — per esempio, con alcuni pazienti ansiosi in fase iniziale. Ma la psicoterapia efficace richiede anche confronto, sfida, incoraggiamento all'esposizione, capacità di dire "sì, ti capisco — e però adesso devi fare un passo". Bilanciare scopi opposti in un'unica relazione coerente: questa, per Ruggiero, è un'intelligenza che le macchine attuali non possiedono.
Con una battuta che fa ridere, ma non troppo: "L'unica identità che sembra emergere nell'IA, quando è lasciata senza istruzioni, è quella di un truffatore. Ha un falso sé."
Psicoterapia tra arte e scienza: un ciclo aperto
Chiudendo, Ruggiero restituisce un'immagine complessiva della psicoterapia come campo in equilibrio dinamico: tra scientificità ed esplorazione, tra rigore diagnostico e unicità del paziente, tra tecniche validate e relazione viva. Non un campo in crisi, ma in una fase — forse salutare — di consolidamento e integrazione.
È proprio questa tensione tra metodo, relazione e adattamento clinico a rendere attuale il tema della psicoterapia tra arte e scienza.
Il prossimo episodio di Interviste ai grandi clinici italiani è in arrivo. Segui il canale per non perdere i nuovi contenuti.
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Articolo scritto dal Dott. Simone Sottocorno Psicologo e Psicoterapeuta responsabile clinico di interapia. Riceve su appuntamento nelle sedi di Monza, Saronno e Milano.
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