Se non è utile, allora perché si rimugina?

Viene spontaneo chiedersi perché il rimuginio sia un fenomeno così presente e pervasivo in molti soggetti

La risposta è estremamente semplice. Il soggetto che rimugina è convinto che rimuginare sia vantaggioso e utile:

  • Rimuginare mi aiuta a trovare delle soluzioni ai miei problemi”: il rimuginio viene considerato una forma di pensiero produttivo, in realtà non conduce mai all’elaborazione di un piano concreto ed efficace di risoluzione dei problemi. Del resto, come è possibile trovare delle soluzioni a problemi ipotetici, che non si sono ancora verificati? Al pericolo temuto non viene contrapposta alcuna strategia risolutiva, quindi la percezione di minaccia permane e il rimuginio si protrae nel tempo.
  • Rimuginare mi aiuta a essere preparato”: il soggetto che rimugina pensa in maniera dettagliata e articolata a tutti i possibili scenari che potrebbero verificarsi, anticipando mentalmente anche i suoi stati emotivi e le possibili modalità di reazione. Il rimuginatore si convince che sarà in grado di gestire uno di quegli scenari, nel caso si verificasse, avendolo già ampiamente analizzato.
  • Rimuginare mi serve per prepararmi al peggio”: il rimuginio viene utilizzato come” scudo emozionale”. Il soggetto, pur essendo consapevole della scarsa efficacia del rimuginio, ritiene che rimuginare sia utile perché lo aiuterà a soffrire meno nel momento in cui si verificheranno le minacce che ha anticipato nella sua mente. Il rimuginio viene quindi considerato uno strumento che consente di tollerare meglio gli eventi negativi.
  • Rimuginare mi aiuta a prendere le decisioni corrette”: il soggetto pensa che il rimuginio lo aiuti a prendere decisioni in maniera rapida ed efficace, perché gli consente di individuare la scelta migliore e di scartare invece quelle sbagliate.
  • Rimuginare serve a distrarmi da preoccupazioni peggiori”: il soggetto che rimugina anticipa eventi negativi e catastrofici molto più frequentemente del soggetto non rimuginatore. Gli eventi catastrofici anticipati partono da quelli meno gravi fino ad arrivare a quelli peggiori e intollerabili. I soggetti rimuginatori tendono a soffermarsi sui timori meno carichi emotivamente, evitando quindi di prendere in considerazione le preoccupazioni più distruttive.
  • Il rimuginio abbassa il mio livello di ansia”: il rimuginio viene associato a una riduzione dei sintomi ansiosi, quindi diventa uno strumento che riduce uno sgradevole stato emotivo. In realtà, più il soggetto continua a rimuginare, più avvertirà la sua ansi crescere.

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Ma vediamo che cos’è nello specifico il rimuginio?

Il rimuginio è una forma di preoccupazione, negativa e ripetitiva più comune di quantosi possa pensare e che coinvelge un gran numero di soggetti

E’ un’attività spontanea che intensifica i pensieri attorno a uno specifico evento o a una particolare idea.

Anche il rimuginio può assumere rilevanza clinica in presenza di due condizioni “estreme”:

  1. quando diventa pervasivo, ovvero occupa molto tempo all’interno della giornata, al punto da provocare un significativo dispendio di energie
  2. quando la persona che ne soffre comincia a percepire il rimuginio come incontrollabile.

Il disturbo diventa significativo quando ci si sente incontrovertibilmente concentrati sulle proprie preoccupazioni e pensieri in un vortice senza apparente via d’uscita all’interno di un vortice di ansia.

Quanti e quali tipi di rimuginio esistono?

Gli autori del libro Il libro Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo (Raffaello Cortina Editore) di Gabriele Caselli, Giovanni Ruggiero e Sandra Sassaroli, docenti della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva “Studi cognitivi” di Milano elencano cinque categorie di rimuginio:

  1. Rimuginio ansioso, caratterizzato da preoccupazioni e incertezze rispetto a qualcosa che potrebbe accadere:
    1. Cosa mi aspetterà se non rispetto la scadenza?
    2. Potranno esserci ostacoli domani sul lavoro?
    3. Come reagiranno i colleghi?”
  2. Rimuginio depressivo, definito anche ruminazione, perché incentrato su un evento passato o uno stato emotivo spiacevole che stiamo vivendo come conseguenza ad esso:
    1. “Come mai è possibile che ieri sera sia finita in questo modo?
    2. Cosa è andato storto?
    3. E come è possibile che io mi senta così male ancora adesso?”
  3. Rimuginio rabbioso, definibile anche come ruminazione rabbiosa, perché riesamina un evento passato verso il quale riteniamo di aver subito una ingiustizia, cercando di identificare colpe altrui o proprie:
    1. “Non posso credere che si sia comportato così con me.
    2. Deve avere proprio una faccia tosta a pensare di parlarmi ancora.
    3. E come ho potuto permettergli di farlo?”
  4. Rimuginio desiderante, un incessante pensiero rivolto a ciò che vogliamo avere, in modo da cercare di anticipare la gratificazione
    1. Il vestito che ho visto ieri in vetrina non mi passa dalla testa.
    2. Potrei anche solo andare a provarlo, oppure cercarlo subito su Internet.
    3. Magari riesco a trovare alcuni siti che lo vendono a meno
  5. Rimuginio intrusivo, il tentativo di gestire il flusso dei nostri pensieri, combattendo contro i pensieri che non ci soddisfano
    1. Come ho potuto pensarla in quel modo?
    2. Solo le cattive persone la pensano così.
    3. Potrei essere una cattiva persona. Come posso dimostrare di non esserlo?
    4. Quante volte ho agito in modo cattivo?

Guarda il video di Giovanni Maria Ruggiero

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