Dipendenza da nicotina: l’instaurarsi della dipendenza è il risultato di una serie di fattori e solitamente è un processo lento, sebbene la sua potenza, in termini di incapacità di astenersi dal consumo, sia tra le più rilevanti. Nell’abitudine al fumo si identificano una dipendenza fisica ma anche psicologica e comportamentale che si alimentano l’un l’altra con un conseguente stato a cui è difficile rinunciare.

Dipendenza fisica “Stato biologico di adattamento ad un farmaco che di solito segue l’instaurarsi della tolleranza e che consiste nel manifestarsi di una serie di sintomi caratteristici dell’astinenza chiamata anche “sindrome da astinenza” allorchè viene cessata l’assunzione del farmaco” (OMS, 1969)     

Dipendenza da nicotina

La nicotina è una sostanza che nel giro di pochi secondi, passando attraverso la circolazione sanguigna, raggiunge il cervello e, rilasciando dopamina, determina l’attivazione di aree dell’encefalo deputate al piacere.

Nei fumatori regolari, il numero dei recettori che si legano alla nicotina aumenta e si crea così “dipendenza”. La dipendenza agisce illudendoti di ottenere un miglioramento temporaneo dell’umore, della memoria e della concentrazione, fino a farti credere che il fumo sia per te indispensabile tanto quanto mangiare o bere.

Continuando a fumare, il tuo organismo si è adattato a questa condizione per cui quando riduci il numero di sigarette o le elimini, avverti una serie di sintomi molto spiacevoli e difficili da tollerare (proprio come se non mangiassi o bevessi da molto tempo).

Sindrome di astenenza nella dipendenza da nicotina

Questa si chiama “sindrome da astinenza”. Se smetti di fumare, il numero di recettori nicotinici diminuisce lentamente, per tornare ad un livello normale dopo 6 o 12 mesi circa. Gli effetti legati alla dipendenza fisica si affievoliscono già uno o due mesi dopo aver smesso di fumare; perciò, è importante seguire dei trattamenti specifici per almeno due mesi.

Altre dipendenze derivanti dalla dipendenza di nicotina

Dipendenza psicologica

 “Impulso psichico che richiede la somministrazione periodica o cronica di una sostanza per procurare piacere o alleviare malessere”. (OMS, 1964)

Superata la dipendenza fisica sarà ancora difficile smettere di fumare; infatti, ci sono aspetti emotivi e psicologici ben precisi che conducono al rituale della sigaretta: col passare del tempo s’inizia ad associare al fumo un senso di controllo degli eventi e delle emozioni, si avvertono sicurezza, distensione e forza.

Sempre a portata di mano, attenua l’ansia da separazione, la paura della noia e della solitudine trasformandosi, così, in un bisogno irrefrenabile e compulsivo. [1]

Fumare può creare sensazioni piacevoli, aiuta a far passare il tempo o a godersi una pausa, ha un’azione calmante e sembra apportare un beneficio a qualsiasi situazione, sia negativa (noia, ansia ecc.) che positiva (relax, gioia, ecc.). Tenere tra le mani una sigaretta, portarla alla bocca, infonde, la sensazione di poter avere il controllo sugli eventi esterni e di poter recuperare una quota di controllo anche di sé. Sembra quindi che la sigaretta aiuti a ritrovare una condizione di self-control e di buonumore aumentando l’attività, l’attenzione e la memoria.

Fumatori e credenze negative

I fumatori e le fumatrici condividono alcune esperienze e costrutti importanti di base, come ad esempio le credenze negative, irrazionali o mal adattive sul tabacco, il basso senso di auto-efficacia riguardo all’astinenza, gli eventi esterni attivanti e le esperienze interne (tono dell’umore negativo).

Le credenze relative alla dipendenza sono importanti per il mantenimento di essa e sono i fattori principali coinvolti nell’eventuale ricaduta.

Credenze Disfunzionali

Descriviamo, in seguito, alcune delle “credenze disfunzionali” centrate su:

  • Incapacità di resistere all’impulso: “Anche se smettessi di fumare, il desiderio non cesserà mai”;
  • Sul miglioramento delle strategie per fronteggiare le situazioni stressanti: “Se ne faccio uso, posso gestire meglio la mia vita”;
  • Sui vantaggi sociali: “Devo farne uso per controllare la mia ansia sociale”;
  • Sulla capacità di farne un uso controllato: “Posso farlo una volta e poi fermarmi”.

Da ciò si può ben capire che non si fuma solo per piacere ma anche per evitare uno stato di sofferenza, che è anticipato da una forte ansia che porta il fumatore a preoccuparsi in maniera preventiva dei sintomi d’astinenza.

Dipendenza comportamentale

La dipendenza comportamentale è legata alla dipendenza psicologica e fisica ma riguarda più specificamente i gesti che si fanno nel quotidiano e che sono associati all’uso della sigaretta.  È utile ricordare quanto anche la gestualità sia importante nel fumatore. L’atto del fumare nelle sue varie fasi (prendere una sigaretta, portarla alle labbra per accenderla, tenerla in mano) sono comportamenti appresi nel tempo, compiuti centinaia di volte al giorno e talmente consolidati che, dopo un po’, vengono effettuati in maniera automatica. Molti fumatori raccontano che in alcune situazioni accendono le sigarette e fumano senza averne consapevolezza.

Fumare una sigaretta diventa un rituale e le sigarette diventano degli strumenti che accompagnano le abitudini della giornata: si fuma dopo i pasti, dopo aver bevuto il caffè o durante una pausa, quando si entra in auto e così via. La mancanza della ritualità ti crea un senso di frustrazione che in aggiunta ai sintomi d’astinenza possono portarti ad affrontare delle sensazioni difficilmente tollerabili.

È per contrastare la dipendenza comportamentale che si consiglia nelle prime settimane senza fumo, di tenere le mani occupate o di andare in giro con un oggetto in tasca come sostituto del pacchetto di sigarette.

Dott.ssa Federica Ferrari Psicologa Monza

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[1] Dal Quaderno di esercizi per smettere di fumare del dottor Charaf Abdessemed, Vallardi, 2011

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