Parliamo del Disturbo Borderline di Personalità con il dott. Sottocorno Simone psicologo e psicoterapeuta, di seguito la trascrizione del video che trovi anche sul nostro canale YouTube.
Buongiorno, sono il dottor Simone Sottocorno del Centro Interapia di Saronno. Oggi volevo parlarvi del disturbo borderline di personalità, complemento dell'articolo che potrete trovare sul nostro sito.
Dunque, iniziamo con il definire di che cosa si tratta quando parliamo di disturbo di personalità. Allora, per personalità intanto intendiamo l'insieme degli schemi di pensiero, comportamento e affettivi che mettiamo in atto all'interno di tutti i nostri contesti di vita, in maniera tendenzialmente ripetuta e abituale. Quindi, si tratta di qualcosa che si generalizza a tutti i contesti e costituisce un po' il nucleo della nostra personalità.
Parlare di disturbo borderline di personalità è qualcosa che, sebbene comunemente accettato, non tutti tendono a considerare come un'entità nosografica valida. Nel senso che taluni preferiscono parlare di "organizzazione borderline", perché un disturbo definisce comunque qualcosa che prima non c'era e che poi, a un certo punto della vita, si è manifestato. Mentre invece, quando si parla della personalità, chiaramente intendiamo qualcosa che si è andata a costruire nel corso dello sviluppo e della vita dell'individuo e che, pertanto, in un certo senso, è sempre esistita.
Si è comunque riluttanti a identificare come disturbo di personalità una costellazione sintomatologica che possa manifestarsi, ad esempio, all'interno dell'adolescenza o, peggio ancora, prima, proprio perché non si è ancora costruita completamente la personalità e l'identità di un individuo. Quindi, si cerca di apporre questo tipo di diagnosi, diciamo, con la maggiore età.
Naturalmente si parla di disturbo perché è una condizione che apporta un disagio clinicamente significativo all'interno della vita dell'individuo, disagio che è generalizzato a tutti i contesti di vita. Trattandosi, come abbiamo detto, di un disturbo di personalità, consiste in un insieme di comportamenti, modalità di pensiero e di sentire, quindi in una modalità affettiva tipica di quell'individuo, che produce una serie di conseguenze dannose per sé e per gli altri, incidendo soprattutto su quello che è il funzionamento relazionale della persona. Questo vuol dire, ad esempio, nel contesto familiare, lavorativo, nei rapporti con i colleghi, con i superiori e nel contesto sociale più ampio.
Spesso succede che le persone che hanno questo tipo di problematiche non abbiano consapevolezza, cioè non abbiano insight rispetto al fatto di avere un disturbo clinico, ma anzi considerino il proprio modo di stare al mondo come perfettamente normale e funzionale. Attribuiscono, inoltre, spesso e volentieri, la causa di eventuali disagi che possono presentarsi nelle varie situazioni a eventi esterni o persone esterne. Come dire: "La colpa è sempre dell'altra persona, non è mai mia. Io non faccio nulla che possa indurre queste circostanze spiacevoli, ma è sempre una causa esterna a determinarle".
Per questo motivo, le persone che hanno un problema di questo tipo difficilmente si presentano di propria spontanea volontà all'attenzione del clinico, sia in ambulatorio, nello studio professionale, sia in un contesto sanitario pubblico. Anche se accedono a questo tipo di trattamenti, più che altro è per trattare problematiche collaterali. Di solito sono persone che giungono all'attenzione del clinico perché hanno problemi di ansia, dell'umore, si sentono depressi, o perché hanno problemi nella regolazione e nell'espressione della rabbia, incidendo negativamente sulla loro vita.
È importante, quindi, definire ciò che contraddistingue un individuo con disturbo borderline di personalità. Beh, intanto possiamo dire che la parola chiave di questo disturbo è "instabilità". Questa instabilità si riflette nelle relazioni interpersonali problematiche, nei legami significativi e non, che difficilmente sono duraturi e più facilmente tendono a essere fonte di problemi, malessere, discussioni, litigi e disagio. Tipicamente, l'altro viene inizialmente idealizzato dalla persona con questo funzionamento e, poi, completamente svalutato. Si alternano quindi due rappresentazioni dell'altro: una in senso positivo e l'altra in senso negativo, senza possibilità di integrare queste due immagini in una più coerente, complessa e veritiera.
Anche questa instabilità si riflette nella rappresentazione di sé, che alterna una visione idealizzata e positiva a una completamente negativa, con sentimenti di disvalore e inadeguatezza molto profondi e radicali. Questi cambiamenti repentini contribuiscono all'instabilità personale e al tono dell'umore, che subisce variazioni e oscillazioni rapide.
Non è infrequente che le persone con disturbo borderline alternino stati d'animo euforici e piacevoli a stati di profonda depressione, tristezza, angoscia e senso di vuoto. Questo senso di vuoto, centrale nel disturbo, si manifesta con una mancanza di scopi di vita o progetti chiari, contribuendo ulteriormente all'instabilità personale.
Proseguendo, il disturbo si manifesta anche con impulsività e condotte autolesive. È frequente l'abuso di sostanze, il gioco d'azzardo o comportamenti a rischio, come una guida pericolosa. Questi comportamenti hanno conseguenze dannose per sé e gli altri.
Questo tipo di funzionamento rende il disturbo borderline complesso e diversificato tra le persone che ne soffrono. Infatti, ciascuna persona esprime il disturbo con caratteristiche peculiari. Per questo motivo, una parte della comunità scientifica ha descritto alcuni sottotipi del disturbo borderline. Ad esempio, ci sono persone definite, tra virgolette, "abbandoniche" perché il timore di essere abbandonate è uno degli aspetti centrali del disturbo. Le persone con questo tipo di personalità temono, forse più di ogni altra cosa, l’abbandono e mettono in atto sforzi disperati per prevenirlo o ripararlo una volta che si è verificato. È importante sottolineare che non sempre ci sono elementi oggettivi a sostenere questo timore, ma talvolta esso nasce da fantasie che l’individuo sperimenta, influenzando il suo stato d’animo e i suoi comportamenti.
Vediamo brevemente come un individuo arriva a strutturare un disturbo di personalità di questo tipo. La letteratura scientifica sull'argomento ha prodotto diversi studi. Alcuni autori, in particolare, propongono modelli che spiegano l'eziopatogenesi del disturbo. Secondo autori come Kernberg, la presenza di un trauma significativo alla base dello sviluppo del disturbo borderline è cruciale. Si parla di un evento traumatico "con la T maiuscola". Altri autori, come Marsha Linehan, ritengono invece che siano le esperienze invalidanti, microtraumi continuativi nel tempo, a contribuire alla strutturazione del disturbo.
Infine, entrano in gioco fattori genetici, temperamentali e biologici che predispongono al rischio di sviluppare questa patologia. Un altro fattore di rischio importante è rappresentato da un attaccamento disorganizzato con il caregiver primario. Questo tipo di attaccamento influisce sulla capacità dell'individuo di regolare i propri stati emotivi e si riflette in una difficoltà generalizzata nella gestione delle emozioni. La disregolazione emotiva, infatti, è un’altra manifestazione peculiare del disturbo borderline.
Cosa si intende per disregolazione emotiva? Si tratta di essere in balia dei propri stati emotivi intensi, senza la capacità di modularli in maniera efficace. Quando un’emozione, come la rabbia, raggiunge picchi molto elevati, ci vuole più tempo rispetto alla media per riportarla a livelli accettabili. Questo porta a comportamenti impulsivi e a un’instabilità nella vita relazionale, affettiva e generale. Se uniamo la disregolazione emotiva all’impulsività, possiamo capire come questo influenzi negativamente la qualità della vita di queste persone.
Ora che abbiamo descritto a grandi linee il disturbo borderline di personalità, vediamo brevemente quali sono i trattamenti di elezione per questa condizione clinica. Il trattamento più riconosciuto è la Dialectical Behaviour Therapy (DBT), una terapia dialettico-comportamentale sviluppata da Marsha Linehan. Questo approccio si basa sui principi della terapia comportamentale e integra tecniche cognitive, come la mindfulness, per trattare efficacemente le persone con disturbo borderline. L’obiettivo principale della DBT è prevenire le condotte a rischio, in particolare gli agiti autolesivi e suicidari.
Altri protocolli terapeutici includono la terapia metacognitiva interpersonale, che si concentra sullo sviluppo delle capacità metacognitive, e l'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), un metodo utile per rielaborare traumi e ridurre l’impatto dei sintomi post-traumatici. Questo è particolarmente indicato per le persone con traumi complessi o esperienze di traumatizzazione cumulativa.
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