“Le persone più interessanti sono sempre il frutto di situazioni complicate.”

– Andrea De Carlo –

CHE COS’E’ UN DISTURBO DI PERSONALITA’?

Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP, nel suo acronimo) è, appunto, uno dei disturbi di personalità categorizzati dalla Associazione Americana di Psichiatria (A.P.A., 2014), cioè la manifestazione di una modalità di pensiero, di una modalità di comportamento ed una modalità ricorrente di vivere emozioni e stati d’animo disadattivi che si manifesta in maniera rigida e generalizzata in vari contesti di vita, causando all’individuo un disagio clinicamente significativo, cioè che ha importanti ricadute sul funzionamento famigliare, relazionale e lavorativo, anche se questo non è sempre riconosciuto dal soggetto come problematico. 

Per semplificare, si potrebbe affermare che chi soffre di un disturbo di personalità tenda ad agire nella maggior parte delle situazioni e all’interno della maggior parte delle relazioni con gli altri secondo modalità automatiche, ma che percepisce assolutamente in sintonia con il proprio modo di essere, che finiscono però per produrre in modo ricorrente malessere a se stesso e/o agli altri.  

Poiché questa peculiare modalità di fare esperienza e di comportarsi non viene riconosciuta dall’individuo stesso come problematica, coloro che soffrono di un disturbo di personalità tendono a non cercare aiuto se non quando sono spinti dall’esigenza di risolvere problematiche collaterali quali sintomi di ansia, depressione o nel peggiore dei casi psicosi

COME SI MANIFESTA IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’

La caratteristica peculiare del Disturbo Borderline di Personalità (DBP, nel suo acronimo) è sicuramente rappresentata dall’instabilità emotiva, cioè da variazioni rapidissime dell’umore, ad esempio con oscillazioni dalla rabbia al senso di colpa, o dalla serenità alla tristezza, innescate spesso da eventi di importanza apparentemente trascurabile ma che sono frequentemente associati ad esperienze di rifiuto o critica.

Molte persone tendono a reagire con tristezza o rabbia alle situazioni appena descritte, ma chi soffre di DBP presenta tipicamente un’attivazione emotiva più immediata, intensa e più duratura della media, tanto da configurarsi come una vera e propria vulnerabilità emotiva. Tali reazioni emotive, per via della loro elevata intensità e durata, sono inoltre difficili da gestire e regolare, così da connotare una cosiddetta disregolazione emotiva.

Tali manifestazioni possono generare facilmente dei problemi di natura interpersonale, oppure interferire con il funzionamento lavorativo dell’individuo, soprattutto se alla rabbia intensa conseguono azioni di tipo aggressivo.

Spesso, uno dei modi che l’individuo utilizza per gestire la rapida ed intensa emotività descritta è quello di agire con impulsività, cioè senza riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni; l’impulsività si può manifestare in molti modi: con aggressività fisica e verbale, attraverso l’abuso di sostanze psicotrope, con comportamenti sessuali promiscui, con spese sconsiderate o con il ricorso al gioco d’azzardo, oppure con l’autolesionismo .

Tutti questi comportamenti sembrano avere un unico scopo principale: regolare uno stato emotivo intollerabile. Purtroppo però, essi finiscono per creare ulteriori problemi sociali, relazionali e lavorativi alla persona che li mette in atto in maniera ricorrente. 

Analogamente alle emozioni, anche le relazioni interpersonali di chi soffre di DBP risultano frequentemente intense ed instabili, soggette a valutazioni tanto estreme quanto superficiali: ad esempio, nella vita affettiva degli individui che soffrono di Disturbo Borderline di Personalità avvengono forti idealizzazioni di persone che sono state conosciute da poco, ma che vengono percepite come il partner ideale, appunto, della propria vita; puntualmente queste anime gemelle frutto di un apparente colpo di fulmine vengono spesso svalutate completamente nel giro di poco tempo, lasciando il posto ad un nuovo incontro che si connoterà facilmente come idealizzato e perfetto, e così avanti ancora.

Ciò avviene anche per quanto riguarda le altre relazioni interpersonali (famigliari e sociali), che si accompagnano spesso ad un radicale timore di essere abbandonati, generando in molti casi tentativi disperati per scongiurare tale abbandono, sia esso reale o solo minacciato o solo immaginato. 

Altresì, è utile descrivere un ulteriore tratto distintivo del DBP: l’instabilità della rappresentazione di sé e degli altri. Le difficoltà sopra descritte a cui coloro che soffrono di questo disturbo vanno incontro, tendono a stimolare e mantenere un’idea di sé come persone sbagliate e di scarso valore (frequente è il pensiero “Non valgo niente!”, oppure “Sono un bluff!”, o simili), e degli altri come ostili, malevoli e giudicanti, da cui quindi doversi proteggere e di cui diffidare. 

Infine, una particolare attenzione andrebbe riposta nella descrizione degli stati di vuoto, frequentemente riportati nell’esperienza di chi presenta un Disturbo Borderline di Personalità. Questi stati emotivi sono caratterizzati, appunto, da sentimenti di vuoto cioè di radicale assenza di scopi e di percezione di un’angosciante solitudine interiore. Questi particolari stati mentali rappresentano una condizione tanto penosa per chi ne fa esperienza, quanto pericolosa: frequenti sono infatti gli agiti autolesivi che hanno lo scopo di regolare un simile vissuto (Guarda il video sull’Autolesionismo), così come l’assunzione di sostanze psicotrope o le abbuffate di cibo. 

Guarda il video sull’autolesionismo

CAUSE E TRATTAMENTI

Quali cause? 

Le cause del Disturbo Borderline di Personalità riguardano essenzialmente due ordini di fattori: uno genetico ed uno ambientale. Fattori ereditari contribuirebbero infatti ad una predisposizione alla disregolazione emotiva, mentre fattori legati ad un contesto di sviluppo caratterizzato da relazioni interpersonali caotiche e disorganizzate, uno stile genitoriale che tende a svalutare pensieri e vissuti del soggetto, trascuratezza, traumi (ad esempio abusi sessuali) o micro traumi ripetuti (maltrattamenti), favorirebbe la costruzione di un’identità instabile e di pattern di pensiero, di affetto e di comportamento non adattivi. 

Quali trattamenti per il disturbo borderline? 

Il trattamento del Disturbo borderline di Personalità contempla due approcci, uno farmacologico ed un psicoterapico che, come la letteratura sull’argomento ha dimostrato, quando combinati garantiscono i migliori risultati nel processo di cura (Stoffers J., 2010). 

Per quanto concerne la psicoterapia, è la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) di Marsha Linehan, ad orientamento cognitivo-comportamentale integrato, a rivelarsi come il miglior trattamento per questo disturbo (Linehan M. M., 1993).

Secondo la Linehan gli obiettivi peculiari di questo approccio devono essere la riduzione dei comportamenti suicidari e dei comportamenti che interferiscono sia con la terapia che con la qualità della vita del paziente, quali ad esempio le condotte di abuso ed in generale gli agiti. 

Anche la Terapia Cognitiva per i Disturbi di Personalità (CTPD) di Beck e Freeman (Beck A. T., 2015) è un trattamento cognitivo-comportamentale di efficacia dimostrata, che si focalizza sul riconoscimento e sulla messa in discussione delle credenze disfunzionali su di Sé, sugli altri e sul mondo.

 La persona con DBP viene aiutata ad individuare e modificare, in particolare, una distorsione cognitiva (pensiero dicotomico) in base alla quale tipicamente classifica le esperienze attraverso due sole categorie che si escludono a vicenda (es. buono/cattivo). 

Guarda il video sul disturbo borderline di Personalità

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – V Edizione”, R. Cortina Ed., Milano; 
  • Beck A. T. et al., 2015, “Cognitive Therapy for Personality Disorders”, Guilford Press; 
  • Lieb K. Et al., 2004, “Borderline Personality Disorder”, The Lancet, Vol. 364, Issue 9432, pag. 453 – 461; 
  • Linehan M. M., 1993, “Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder”, The Guilford Press, New York; 
  • Liotti G., 1999, “Il nucleo del disturbo borderline di personalità: un’ipotesi integrativa. Psicoterapia”, 5(16/17), pag. 53 – 65, ed. Moretti&Vitali, Bergamo;
  • Main M., 1995, “Recent studies in attachment: Overview, with selected implications for clinical work”, in S. Goldberg, R. Muir, & J. Kerr (Eds.), “Attachment theory: Social, developmental and clinical perspectives”, pag. 407 – 474, Hillsdale, NJ: Analytic Press; 
  • Stoffers J., 2010, “Pharmacologycal Interventions for Borderline Personality Disorder”, Cochrane Database of Systematic Review, Cochrane Developmental, Psychosocial and Learning Problems Group. 

Articolo scritto dal dott Simone Sottocorno

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