In questo articolo parliamo di autismo ad alto funzionamento.

“Io penso per immagini. Non penso col linguaggio. […] Cosa vuol dire pensare per immagini? Letteralmente è il cinema nella testa. La mia mente funziona come Google per le immagini. Quando ero bambina non sapevo che il mio modo di pensare fosse diverso. Pensavo che tutti pensassero per immagini. E poi quando ho scritto il libro “Pensare in immagini” ho cominciato a intervistare la gente su come pensa. Ed è stato sconvolgente scoprire che il mio modo di pensare era parecchio diverso”

(Temple Grandin, TED Talks, febbraio 2010)

Il termine autismo

Il termine autismo, coniato da Bleuler agli inizi del Novecento, ha un’etimologia che può aiutarci a comprendere meglio il suo significato: deriva dal greco autos, che significa “stesso”, ossia “sé stesso”. Questo sottolinea come la fatica a stare con gli altri e le difficoltà sociali e comunicative abbiano caratterizzato questo disturbo sin dalla sua prima osservazione clinica.

Sebbene questi aspetti siano stati sin dall’inizio la caratteristica comune a tutte le persone a cui è stata fatta diagnosi di autismo, nel corso degli anni e con l’arricchirsi della letteratura scientifica è stato osservato come ci siano molte differenze e peculiarità, che rendono questo insieme di persone molto eterogeneo.

Disturbo dello Spettro Autistico

La classificazione diagnostica è quindi costantemente in cambiamento e aggiornamento. Oggi il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) lo definisce sotto il nome di Disturbo dello Spettro Autistico: il termine spettro indica proprio l’eterogeneità e la diversità che caratterizza le manifestazioni di questo disturbo, a livello genetico, neurobiologico e comportamentale. Il manuale indica due criteri generali, ossia un insieme generico di sintomi e comportamenti che possono presentarsi in modo diverso caso per caso.

Autismo e deficit di comunicazione e interazione

Deficit persistenti di comunicazione sociale e interazione sociale: tale criterio comprende difficoltà di varia natura nello sviluppo del linguaggio, della comunicazione verbale o non verbale, della capacità di interagire con gli altri per avanzare richieste o per condividere pensieri o stati d’animo. Questi aspetti rendono la gestione delle relazioni molto faticosa e a volte poco appetibile, con una conseguente scarsa motivazione a stare con gli altri ed a vivere momenti di socialità.

Autismo e comportamenti ristretti e ripetitivi

Pattern di comportamento, interessi o attività ristretti o ripetitivi: questo criterio comprende manifestazioni comportamentali molto diverse tra loro:

  • uso stereotipato del linguaggio o degli oggetti: ripetizione di alcune sequenze motorie o di alcune parole (ecolalia), oppure uso ripetuto di alcuni oggetti slegato alla loro funzione;
  • routine inflessibile o rituali di comportamento: solitamente è presente una difficoltà importante a gestire ed affrontare anche lievi cambiamenti della quotidianità, che porta spesso a costruire routine rigide e ripetitive, o comportamenti rituali ripetuti;
  • interessi fissi e molto limitati, talvolta anche anomali per l’età del soggetto. Spesso tali interessi sono pervasivi e rappresentano una fonte importante di piacere e motivazione;
  • Iper o iposensibilità ad alcune caratteristiche sensoriali: può manifestarsi ad esempio una forte avversione ai rumori forti, come una bassa sensibilità agli stessi.

Questo insieme variegato di sintomi si modifica ulteriormente a seconda dello sviluppo cognitivo della persona: solitamente si aggravano quando c’è un ritardo cognitivo, mentre se vi è un funzionamento cognitivo nella norma i sintomi si modificano, a volte alleviandosi; in questo caso si parla di autismo ad alto funzionamento.

Bambini e autismo

Autismo ad alto funzionamento

Tale condizione solitamente prevede una diagnosi tardiva: infatti, sebbene i primi sintomi del Disturbo dello Spettro Autistico insorgono dai primi 3 anni di vita. Le risorse cognitive del bambino con autismo ad alto funzionamento compensano le altre difficoltà, rendendo i primi segnali di disagio poco visibili e difficilmente riconducibili alla diagnosi corretta.

Infatti, spesso il linguaggio segue uno sviluppo nella norma, ma risulta a volte bizzarro. L’interesse nelle relazioni sociali può essere presente, ma emergono diverse difficoltà nelle interazioni: la scarsa empatia, ossia la fatica a connettersi con le emozioni e i vissuti dell’altro, e la scarsa mentalizzazione, cioè la difficoltà a rappresentarsi nella mente i pensieri e gli scopi dell’altro.

Difficoltà verbali e non verbali nell’autismo

Spesso è presente anche la fatica a riconoscere e rispettare i turni di interazione, e la difficoltò a sincronizzare il proprio linguaggio verbale e non verbale a seconda della situazione e delle regole sociali: ad esempio, può esserci la difficoltà ad adattare il registro linguistico, il tono di voce, il contatto visivo,la prossemica (cioè la vicinanza fisica all’interlocutore) e la gestualità a seconda della persona con cui si sta parlando, che può essere uno sconosciuto, il mio professore o il mio migliore amico.

A questi aspetti si aggiunge una scarsa consapevolezza emotiva ed una conseguente difficoltà a riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può provocare frequenti misunderstanding e reazioni emotive eccessive in diversi contesti relazionali.

Caratteristiche e sensibilità

Il funzionamento percettivo, cognitivo e di apprendimento di una persona con autismo ad alto funzionamento sono peculiari: oltre alla presenza di risorse cognitive medio-alte, vi è una predilezione per il canale sensoriale visivo, un’attenzione maggiore ai dettagli, una possibile predilezione per i compiti ripetitivi.

Possono esserci interessi rigidi e stereotipati, spesso affini al loro sistema di funzionamento (ad esempio interessi legati ai numeri, date, collezionismo, etc.). La loro particolare sensibilità al cambiamento può rendere particolarmente complessa l’organizzazione e la gestione della giornata, in età evolutiva e nell’età adulta.

Tali caratteristiche, unite alla diagnosi spesso molto tardiva, rendono più difficile per le persone con autismo ad alto funzionamento l’adattamento ad alcuni contesti di vita, sempre caratterizzati da situazioni sociali per loro complesse. Questo comporta un fattore di rischio maggiore di sviluppo di disturbi dell’umore ed altri disturbi psicologici, di dispersione scolastica e di disoccupazione.

Sostegno psicologico per soggetti con autismo

Per queste ragioni è utile e raccomandato un percorso di sostegno psicologico, individuale e di gruppo, che abbia come obiettivo lo sviluppo delle capacità di consapevolezza e gestione delle proprie emozioni, lo sviluppo delle abilità sociali e lo sviluppo di strategie di problem-solving nella gestione della pianificazione e della routine quotidiana.

Questo intervento, unito ad altri interventi educativi e sociali, possono favorire un adattamento migliore al contesto di vita ed accompagnare l’individuo nelle varie tappe evolutive, nella direzione di una vita soddisfacente e vissuta in autonomia.

Sara-Angelicchio

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