Anche i bambini e le bambine possono soffrire di problematiche o disturbi psicologici. Solitamente riguardano una compromissione del funzionamento personale, socio-relazionale, affettivo, scolastico. I fattori in grado di determinare sia l’insorgere sia il mantenersi del disturbo sono biologici, temperamentali e ambientali (contesti significativi quali famiglia, scuola, centri sportivi, oratorio etc). 

A livello categoriale generale, i disturbi in età evolutiva possono essere distinti in disturbi internalizzanti e in disturbi esternalizzanti. 

Con la prima categoria intendiamo riferirci a bambini/e che tendono a non mostrare la propria sofferenza, mantenendo dentro di sé difficoltà emotive. Si tratta di bambini/e che preferiscono evitare relazioni sociali, possono avere una immagine di sé distorta, una bassa autostima, avere una certa tendenza all’ipercontrollo e alla rigidità del pensiero; possono anche essere bambini/e con pensieri spiacevoli sul mondo e sulle cose, ad esempio ingigantendo eventi negativi. Per questo tipo di disturbi occorre un’attenta valutazione clinica, osservando pensieri e comportamenti del bambino o della bambina con strumenti clinici validati e adeguati, soprattutto in considerazione del fatto che spesso non sono problematiche immediatamente evidenti – proprio per questo sono definiti “internalizzanti”. 

Tra i disturbi internalizzanti rientrano i disturbi dell’umore, che possono avere delle differenze con quelli adulti: ad esempio, in caso di sintomatologia depressiva possono esserci più agiti oppositivi, ostili, aggressivi rispetto agli adulti. Possono essere anche bambini/e che facilmente si affaticano o deconcentrano. Episodi maniacali nei bambini possono essere rappresentati invece da umore molto elevato (eccesso di allegria, a volte prolungata, a volte incoerente con gli eventi), irritabilità, autostima ipertrofica (il bambino/la bambina si valuta come superiore ad altre persone o eventi), riduzione del bisogno di sonno, logorrea e altri sintomi. 

I disturbi esternalizzanti sono costituiti da problematiche comportamentali solitamente ben visibili per via dell’evidente serie di comportamenti che il bambino o la bambina mettono in atto, ad esempio agiti aggressivi, sfidanti oppure iperattivi. Sono chiamati disturbi “esternalizzanti” proprio perché rivolti verso l’esterno – una cosa, una persona, un evento. 

Entro questa categoria rientrano svariati disturbi, tra i più noti troviamo ad esempio:

  • il Disturbo oppositivo provocatorio (DOP), i
  • l Disturbo della condotta (DC)
  • il Disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD).

Essi implicano una significativa disregolazione emotiva e di comportamento. Per “disregolazione” intendiamo un’interruzione della consapevolezza e del riconoscimento delle emozioni in gioco in un certo momento, oltre all’incapacità di accettare stati emotivi sentiti come spiacevoli (es. rabbia, tristezza), conseguentemente minando la possibilità di modulare le emozioni in funzione di propri obiettivi, fallendo il processo di adattamento ai contesti quotidiani. Nei bambini e nelle bambine esempi frequenti di disregolazione emotiva entro un quadro di disturbo esternalizzante possono essere irrequietezza motoria, azioni aggressive o lesive, ostilità e vendicatività etc.  

A livello clinico, è importante creare per ogni specifico bambino/a un profilo rispetto a come lui/lei “funziona” con sé e con le altre persone nella propria quotidianità, nella propria routine scolastica e familiare. Per formulare una diagnosi occorrono strumenti come interviste o questionari che vengono somministrati anche ai genitori: la famiglia è infatti elemento preziosissimo per poter lavorare adeguatamente con i piccoli. La diagnosi è il quadro di riferimento entro cui impostare un efficiente protocollo di terapia ben mirato.

Il trattamento psicoterapeutico è individuale, ossia specifico per il bambino/la bambina, tuttavia si interviene coinvolgendo attivamente anche i genitori e, in alcuni casi, anche le/gli insegnanti. La valutazione di eventuali problematiche emotive e comportamentali nei bambini e nelle bambine si verifica dopo un’accurata analisi dei comportamenti che considera vari aspetti – biologici, sociali, affettivi, scolastici, comportamentali, emotivi, familiari etc.

A livello invece di prevenzione, è fondamentale non sottovalutare possibili segnali di sofferenza nei bambini e nelle bambine: spesso molti genitori si augurano che la problematica rientri in maniera naturale, in altri casi viene sottovalutata oppure evitata oppure non rilevata come significativa; riflettere sui comportamenti “strani” che si notano nel proprio figlio o nella propria figlia significa invece considerare di prendere in mano la situazione, cercando una modalità adeguata per gestire il problema. Spesso si cade in errore cercando qualche consiglio da altri genitori oppure utilizzando suggerimenti trovati su Internet: quanto più precocemente si prende in carico il problema a livello professionale, tanto più sarà possibile garantire un percorso di salute adeguato e personalizzato in funzione della difficoltà rilevata nel bambino/nella bambina.

BIBLIOGRAFIA

American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5, ed. it., a cura di Massimo Biondi, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

 

A cura di: Dott.ssa Silvia Bosio

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