Il disturbo depressivo persistente può essere definito come una lieve depressione cronica che dura da più di 2 anni. 

Il termine disturbo depressivo persistente è stato utilizzato per la prima volta nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e rappresenta l’unione del disturbo distimico e del disturbo maggiore depressivo cronico. 

Cause

In generale gli stati depressivi hanno un’origine multifattoriale (sono stati identificati fattori biologici, sociali e psicologici). Esistono fattori di rischio specifici per il disturbo depressivo persistente che includono, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, genetica, epigenetica, malattie mentali pregresse, nevroticismo (affettività negativa), stati d’ansia elevati, bassa autostima, eventi traumatici (ad esempio perdita o separazione dei genitori avvenuta durante l’infanzia), fattori di stress, disturbo della condotta.

Epidemiologia

A livello mondiale si stima che la prevalenza della depressione (compreso il disturbo depressivo persistente/distimia) sia di circa il 12%. In Italia i tassi percentuali di prevalenza nel corso della vita sono rispettivamente pari al 10,1% per la depressione maggiore e 3,4% per la distimia. In generale, la prevalenza del disturbo depressivo maggiore è superiore a quella del disturbo depressivo persistente e questo suggerisce che il decorso della malattia è naturalmente più spesso di recidiva e remissione piuttosto che di permanenza cronica.Tuttavia circa un terzo delle persone che sviluppano un disturbo depressivo maggiore possono sviluppare una forma depressiva cronica.

Per quanto riguarda il genere, la prevalenza del disturbo depressivo persistente è due volte più alta nelle donne rispetto ai maschi. Sebbene la frequenza nei gruppi di età per il disturbo depressivo persistente sia meno chiara , in generale, i tassi di depressione tendono a diminuire con l’aumentare dell’età, in particolare dopo i 65 anni. 

Basi Biologiche della depressione

La fisiopatologia del disturbo depressivo persistente e della depressione continua ad essere un’importante area di ricerca. Esiste una complessa interazione tra neurotrasmettitori e recettori che influenzano la chimica cerebrale dell’umore.

La serotonina è spesso il neurotrasmettitore implicato e l’obiettivo dell’intervento farmacologico, ma i ricercatori hanno identificato altri neurotrasmettitori (come dopamina, epinefrina, norepinefrina, GABA e glutammato) che influenzano l’umore. Un certo numero di aree cerebrali sembrano essere implicate nella depressione. Le aree frontali del cervello (soprattutto il cingolato anteriore e la corteccia orbitofrontale), così come l’ippocampo, hanno mostrato riduzioni di volume da grandi a moderate.

Sintomi Distimia

I sintomi del disturbo depressivo persistente ,come definito dal DSM 5, sono i  seguenti:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, per almeno 2 anni. Se si tratta di  bambini o adolescenti, l’umore può essere irritabile anziché depresso e il tempo richiesto è di 1 anno. Per entrambi i gruppi, i sintomi non possono essere assenti per più di 2 mesi. Oltre all’umore depresso/irritabile, devono essere presenti almeno 2 dei seguenti sintomi.
  • Scarso appetito o iperfagia
  • Insonnia o ipersonnia
  • Scarsa energia o astenia
  • Bassa autostima
  • Difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
  • Sentimenti di disperazione

Sviluppo e Decorso Distimia

Il disturbo depressivo persistente spesso esordisce precocemente (infanzia, adolescenza o prima età adulta) ed in questi casi è più probabile una comorbilità con disturbi di personalità. E’ per definizione cronico.

Le condizioni che possono essere associate al disturbo depressivo persistente includono:

  • Qualità della vita ridotta
  • Depressione maggiore, disturbi d’ansia e altri disturbi dell’umore
  • Abuso di sostanze
  • Difficoltà relazionali e conflitti familiari
  • Problemi a scuola o sul lavoro e diminuzione della produttività
  • Dolore cronico e malattie mediche generali
  • Pensieri o comportamenti suicidari
  • Disturbi della personalità 

Cura e Trattamento Distimia

In generale, il trattamento e la gestione del disturbo depressivo persistente non variano significativamente dal trattamento e dalla gestione di un disturbo depressivo maggiore. Sebbene possano esserci differenze nell’individualizzazione dei piani di trattamento in base al numero, alla gravità e alla cronicità dei sintomi, i principi generali della farmacoterapia e della psicoterapia rimangono gli stessi. È anche comunemente accettato che una combinazione di farmacoterapia e psicoterapia sia più efficace di entrambi i trattamenti indipendentemente. Il Nice (National Institute for Health and Clinical Excellence) indica la CBT (terapia cognitivo comportamentale) come la psicoterapia più indicata per il trattamento della depressione cronica. 

Riferimenti Bibliografici Essenziali

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).
  • Patel RK, Rose GM. Persistent Depressive Disorder. 2022 Jun 27. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan–. PMID: 31082096.

Articolo scritto dalla dott.ssa Alice Mazza psicologa e psicoterapeuta presso il centro di psicologia di Monza

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