Vi è mai capitato di essere convinti che qualcosa sia accaduto e, in realtà, vi siete poi accorti di avere distorto o alterato in qualche modo il vissuto?

Se vi è capitato, avete sperimentato il fenomeno noto come “Effetto Mandela”, o “Falso ricordo”, quando un individuo è persuaso che un suo ricordo sia vero e sicuramente avvenuto, ma nei fatti l’accadimento non si è mai verificato.

Questo falso ricordo inoltre non riguarda solo il singolo soggetto, ma può anche essere condiviso da gruppi di persone più o meno ampi. 

Il fenomeno, che prende il nome dal Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela, non deriva però direttamente dal personaggio storico ma da un evento che ha collegato la sua storia con la memoria collettiva.

Infatti l’autrice Fiona Broome, durante un incontro di persone appassionate di fantascienza, dichiarò che Mandela era morto in prigione negli anni ’80.

La Broome era convinta di questo ricordo che venne rinforzato da alcuni dettagli vividi riferiti e poi ulteriormente condiviso da altre persone. Nella realtà dei fatti Mandela è morto nel 2013 dopo diversi anni di libertà. La Broome scrisse poi un articolo al riguardo e nel 2019 uscì nelle sale un film intitolato The Mandela Effect.

Oltre a eventi storici, esistono esempi di “Effetto Mandela” anche tratti dalla cultura pop:

  • La frase per antonomasia pronunciata da Darth Vader in Star Wars “Luke, sono tuo padre”, in realtà ascoltando attentamente ci accorgiamo essere “No, sono tuo padre”.
  • Biancaneve, secondo la memoria collettiva, pronuncia la frase “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. Anche in questo caso, la frase esatta è invece “Specchio, servo delle mie brame”.

Ma perché si genera un falso ricordo? 

Una prima spiegazione è quella per cui il soggetto è convinto di avere visto o vissuto una situazione ma il ricordo è invece inventato e determinato da altri ricordi reali i cui frammenti sono ricombinati in aggregazione.

Un altro caso di falso ricordo è quando il soggetto trasforma un fatto realmente successo come forma di “compensazione creativa” rispetto a vuoti di memoria. L’effetto Mandela interessa nello specifico anche la memoria collettiva quando molte persone si ritrovano ad alterare fatti realmente accaduti operando quindi una distorsione della memoria, oppure quando “inventano” ricordi non autentici.

COME SI GENERANO I FALSI RICCORDI

Esistono diverse teorie sulle cause dell’effetto Mandela, ma di fatto ancora non ci sono degli studi reali che riescano a spiegarne appieno i meccanismi. Anche da un punto di vista psicologico non ci sono risultati certi, ma sembra che questo effetto possa essere dovuto ad errori di rielaborazione dei ricordi in cui si sostituiscono informazioni mancanti con informazioni ritenute vere per suggestione o verosimilmente possibili. Nei casi, ad esempio, di demenza, gravi traumi o amnesia l’effetto Mandela diventa una derivazione di un deficit della memoria che si tende a recuperare inserendo nei ricordi frammenti di altri ricordi o dati che non sono per forza reali. 

Vediamo ora le ragioni di ordine biologico e di ordine psicologico per cui un soggetto può sviluppare un falso ricordo.

Tra le ragioni biologiche collegate alla formazione di falsi ricordi possiamo riportare:

  • L’encefalite
  • La sindrome di Wernicke-Korsakoff, un tipo di amnesia che risulta dalla combinazione della encefalopatia di Wernicke, che determina uno stato confusionale acuto, e la sindrome di Korsakoff, una amnesia a lungo termine
  • Lesioni cerebrali specie se interessano le regioni corticali prefrontali
  • L’abuso prolungato di sostanze come la cannabis
  • Scarsa quantità e qualità del sonno, che incide sulla capacità del cervello di rielaborare e stoccare opportunamente le informazioni del giorno

Come ragioni psicologiche, un falso ricordo può essere rinforzato da: 

  • L’influenza, subìta dal soggetto, da parte di persone che siano care e che sono autorevoli, nei confronti delle quali sono nutrite stima e fiducia
  • Una terapia volta al recupero di ricordi, come la Recovered Memory Therapy RMT, o l’ipnosi
  • Il gaslighting, un contesto in cui un individuo abusato è oggetto di manipolazione da parte dell’abusante e di conseguenza ritiene non affidabile la propria memoria.

Ma come riconoscere i falsi ricordi? Vediamo alcune strategie. Innanzitutto è sempre fondamentale verificare ed accertare la fonte dei ricordi, sapendo che i ricordi non sempre si basano su esperienze personali ma possono anche derivare da fattori esterni come racconti o fotografie. Poi è importante essere consci della possibilità di essere indotti alla creazione di falsi ricordi, facendo leva sulla consapevolezza che i ricordi possono essere falsi quando costruiti dalla mente. Questo aumento di consapevolezza è fondamentale perché crea una soglia critica in grado di diminuire la quota di falsi ricordi.

Un altro aspetto interessante è il fenomeno quando coinvolge la memoria collettiva e quindi diventa oggetto di studio e ricerche della psicologia sociale. Secondo questa prospettiva, l’effetto Mandela può essere considerato un tipo di bias cognitivo legato all’interpretazione della realtà e si fonda sul presupposto che talvolta preferiamo seguire la massa quando c’è un’informazione che ci sembra preferibile rispetto ad alcune nostre credenze, evitando così la dissonanza cognitiva. Sapendo infatti che la nostra memoria non è totalmente affidabile e pertanto in alcuni casi potremmo ricorrere a delle strategie cognitive per compensare alcune mancanze, il bias cognitivo si verifica quindi quando, ad esempio, qualcuno ci dovesse dire che Mandela è morto nel 1980 e trovare altre 10 persone che lo confermano. In questo caso probabilmente inizieremmo a crederci anche noi e se la nostra mente dovesse dirci che c’è una discrepanza tra la nostra credenza e la realtà, probabilmente la zittiremmo, evitando così di cadere appunto in una dissonanza cognitiva.

BIBLIOGRAFIA

  • Joseph Sandler, Peter Fonagy, Il recupero dei ricordi di abuso. Ricordi veri o falsi?, 1ª edizione, Milano, Editore Franco Angeli, 2002, ISBN 88-464-3845-0.
  • Daniel Schacter, Searching for Memory – the brain, the mind and the past.

Articolo di approfondimento psicologico scritto dalla dott.ssa Pamela Ciociola psicologa presso la sede di Legnano del centro interapia

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