Frequentando i più comuni Social Network è probabile inciampare in foto pubblicate da giovani adulti circa le attività svolte con e dai loro figli. La cosa sorprendente è la quantità e la varietà delle attività proposte, un vero elogio alla creatività. Sembra quasi che vi sia una gara tra i genitori, vince chi espone (trionfalmente) l’oggetto più bizzarro e originale, e questo chiaramente corrisponde ad un numero maggiore di “like”.

Risulta oltremodo doveroso riconoscere l’impegno e il loro tentativo di occupare il tempo dei figli in questa fase di quarantena forzata. Ecco, forse la questione sta proprio in questo, ciò che viene somministrato è sommariamente presentato alle giovani menti come un passatempo (di un tempo che poi sembra non passare mai), un modo nevrotico, ansioso, di impegnare le giornate.

Sinceramente, nessuno era preparato a trascorre così tanto tempo con i propri figli (e con solo qualche barattolo di tempera): solitamente già a fine agosto si sente risuonare tra i genitori il desiderio della tempestiva riapertura delle scuole. Allo stesso modo si può percepire un generale senso di sconforto nei cuccioli, così come nei ragazzi e nelle ragazze privati simultaneamente delle gioie che le vacanze estive regalano anno dopo anno.

Poiché alle istituzioni scolastiche, di diverso ordine e grado, viene delegato il compito di allevare, istruire/formare, educare ma anche sorvegliare i nostri figli, giacché i “grandi” sono impegnati nelle consuete attività lavorative, la repentina chiusura di tutti i servizi educativi ha rimescolato le carte in tavola obbligando i genitori ad occuparsi dei propri figli (e viceversa), perfino senza l’aiuto dei nonni.

Adulti (privati anch’essi del loro “passa-tempo”, il lavoro) e bambini, hanno così tentato di riorganizzare in casa le loro giornate, una convivenza talvolta percepita come scomoda, faticosa, chiassosa e ingestibile. Probabilmente questo periodo di quarantena ha destabilizzato i già fragili equilibri psicologici e metabolici, nonché le dinamiche di ciascun sistema familiare, costringendo i membri a rivedere priorità e una diversa gestione degli spazi e del tempo.

NON SI VIVE DI SOLE ATTIVITA’

In questo marasma di timori e incertezze la maggior parte dei genitori ha riscontrato la necessità di fare, agire, produrre costantemente, organizzando per i figli un’attività dopo l’altra nell’improbabile tentativo di emulare e rimpiazzare la programmazione dei servizi educativi così da non “rimanere indietro” nella serratissima sequenza didattica. Dopotutto, l’importante è che facciano qualcosa: colorare, dipingere, disegnare, tagliare o incollare; ma guai ad uscire dai bordi, usare il nero e il marrone, colorare il cielo verde e il prato blu, attenzione a seguire la linea e poi, “Lascia che io taglio meglio”.

La questione è che ogni azione artistica proposta è necessario che sia pensata e progettata prima, somministrata ed elaborata dopo perché nel tratto segnato, nel disegno e nell’oggetto costruito o decostruito non vi è che l’intima soggettività dei nostri bambini, il loro privato mondo immaginale e simbolico, per questo va trattato con gentilezza e delicatezza. Tagliare, incollare, tracciare, strappare, manipolare, montare e smontare non sono che sfide propedeutiche alle fatiche della vita, per questo è fondamentale che siano inserite in un setting ritirato, accogliente, non giudicante e riservato. Nessuna fretta, al bando l’angoscia del fare, del riempire il tempo, del colmare il vuoto.

Allora, perché non occuparsi con dedizione alla trasmissione dei gesti semplici e quotidiani di cui spesso ci si lamenta perché non presi in considerazione dai figli. Il riordino della propria stanza, la cura della propria igiene personale, la sistemazione dei vestiti sono riti e gesti apparentemente semplici ma che in realtà richiedono una buona manualità e complesse funzioni cognitive.

PERCHE’ A NESSUN BAMBINO PIACE OCCUPARSI DI QUESTI ASPETTI?

Probabilmente perché vengono svalutate e “vendute” come obblighi, forzature, attività tediose da adulti a loro volta annoiati. Forse sarebbe necessario investire queste pratiche con nuovi e diversi significati evolutivi sforzandosi di coglierne le potenzialità trasformative. Da rozze e meccanicistiche azioni a sofisticate e necessarie competenze di vita.

Ma la verità è che noi adulti siamo a nostra volta negligenti e pigri, ricercatori di facili e immediate soluzioni, sedotti da lineari e inefficaci pratiche dis-educative (i ricatti, le punizioni, ecc…), adulatori delle attività didattiche tout court spesso prive di senso e fine. Occuparsi di questi aspetti significa, per noi genitori, prendersi del tempo per insegnare ai nostri bambini ad allacciarsi le scarpe con le stringhe, accoppiare i calzini spaiati (che poi arrivano all’università e non sanno ancora dove si trovano le canottiere), stendere i panni, occuparsi del proprio animale domestico. Un tempo quindi per “recuperare una modalità di esistenza che riesca nuovamente a fare spazio al silenzio, alla cura, all’attesa paziente del compiersi di ogni storia” (Mottana P., 2000). Allora, ben venga il disordine, la destabilizzazione, la perdita delle proprie certezze affinché in questo tempo di attesa fiorisca una riflessione sul proprio ruolo di genitore, educatore naturale dei propri cuccioli. Quanto ci costa tentare una nuova genitorialità? Tantissimo. Quanto è faticoso? Immensamente, non è un tirocinio da poco.

Perché in questo tempo vi sia una sospensione dell’azione coordinata, per dare spazio al gioco spontaneo e naturalmente apprenditivo dei bambini. Che possano sperimentare la noia, la pazienza, l’attesa e la libertà di vivere il quotidiano senza vincoli e appuntamenti. Che diano vita a lavori lenti, misteriosi, curati, brutti, bizzarri e lasciati a metà.

Siano benvenuti i litigi e le dispute tra fratelli e sorelle così l’adulto avrà modo di proporre nuove abilità di mediazione (ma anche no).  Insomma, che sia uno spazio per ripensare a quali meccaniche educative proponiamo, a cosa possiamo migliorare e a cosa invece vorremmo lasciare indietro. E perché no, chiedere ai nostri figli in cosa possiamo migliorare e in cosa invece siamo forti come genitori e come esseri umani.

Dunque, bene per l’impegno riposto nel trattenere i vostri figli, ora potrebbe essere interessante tentare una diversa via, un modo nuovo di essere madre e padre.

A voi la scelta. Perché quando tutto riprenderà torneremo a dire “Non ho mai tempo di fare questo o quello” e rimpiangeremo tutto questo tempo vuoto che abbiamo in ogni modo cercato di colmare.

BIBLIOGRAFIA

  • Mottana P., 2000, “Miti d’oggi nell’educazione – E opportune contromisure”, Franco Angel i.

Articolo Di Cristina Veronese

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