L’amicizia viene definita come una delle principali relazioni significative che comporta un atto di fiducia e consiste nel far partecipe l’altra persona dei propri stati d’animo più intimi e di come questi agiscono sulla propria storia di vita (Ghisleni et al, 2012).

In età adulta sembra che l’amicizia perda quella facilità e spontaneità che la caratterizza durante l’età infantile ed adolescenziale. 

In particolare, crescendo, come afferma la studiosa Marisa Franco (2022), vengono a mancare, o quanto meno si riducono, le occasioni di interazione casuale che favoriscono l’incontro con l’altro: se i bambini prima e gli adolescenti poi, passano dal parco giochi, alla scuola e all’università incontrando un elevato numero di persone, così non accade per gli adulti, che vivono principalmente il contesto lavorativo e familiare. 

Inoltre, l’adulto, a differenza del bambino, ha la tendenza ad essere meno spontaneo e più controllato nel rapporto con gli altri, soprattutto quando sente di dover assumere un determinato ruolo, e questo può ostacolare la creazione di una relazione amicale. La spontaneità e la limpidezza che i più piccoli hanno nel mostrarsi agli altri, al contrario, favorisce il contatto ed il confronto veritiero che gettano le basi per la costruzione della relazione.

Quali sono gli ostacoli alla creazione e al mantenimento dell’amicizia in età adulta?

  • La paura del rifiuto: questo timore è sostenuto da quello che gli studiosi definiscono liking gap bias ovvero la convinzione distorta che “io piacerò meno all’altro di quanto lui piacerà a me”. Pertanto, per non confrontarsi con la possibilità che questa convinzione si avveri e che quindi si venga rifiutati, si nega l’incontro. Questo contribuisce tuttavia, soprattutto per coloro i quali sono soggetti ad una bassa autostima, al rafforzamento della credenza di poco valore personale. Questo genera un circolo vizioso per cui meno considerazione personale ho, meno mi aprirò all’altro e maggiore sarà la tendenza a pensare che “sono solo perché non piaccio agli altri” e non perché non mi ingaggio nell’incontro per paura del rifiuto; 
  • L’incapacità di assumere la prospettiva dell’altro: maggiore è la tendenza ad imporre i propri valori e la propria visione del mondo, maggiore sarà la difficoltà di creare e mantenere l’amicizia con l’altro. Questo perché si ostacola il processo di affermazione dell’identità dell’altro: l’altro percepisce un impedimento e non un sostegno nella definizione di chi vuole diventare quando sente che il potenziale amico non lascia spazio allo sviluppo specifico del sé, secondo le proprie modalità, valori e bisogni specifici;
  • La paura della vulnerabilità: gli adulti sperimentano maggiore difficoltà a mostrarsi limpidamente all’altro in quanto temono in misura maggiore il giudizio negativo e la critica. Inoltre, hanno paura che quanto condiviso venga utilizzato dall’altro contro di lui, denotando così una difficoltà anche a fidarsi del prossimo. 

Effetti collaterali della solitudine

Essendo l’essere umano un animale sociale, il vivere in solitudine e il non avere contatti sociali e relazioni significative comporta uno stato di malessere generalizzato.

Ad esempio, da un punto di vista fisico diverse ricerche e metanalisi dimostrano come il non avere rapporti sociali generi una sofferenza fisica al nostro corpo paragonabile al consumo di 15 sigarette al giorno, ad una alimentazione non sana e all’assenza di esercizio fisico. 

Da un punto di vista emotivo e cognitivo, invece, emerge che alla solitudine sono associati vissuti emotivi di profonda tristezza e distorsioni cognitive che portano a credenze generalizzate del tipo “non mi piace nessuno, non mi piace il mondo, gli altri non fanno per me”.

Per questo l’assenza di amicizie è uno dei fattori maggiormente di rischio per lo sviluppo della depressione.

La totale assenza di relazioni amicali.. il disturbo evitante e schizoide di personalità 

Quando il soggetto vive un modello pervasivo di inibizione sociale, associato a credenze di sé di profonda inadeguatezza, basso valore personale e forte timore del giudizio altrui, si potrebbe essere di fronte a quello che viene definitivo il disturbo evitante di personalità.

Chi presenta tale disturbo vorrebbe prendere parte al mondo sociale e creare rapporti con gli altri ma la paura di essere rifiutato e giudicato negativamente è talmente forte e pervasiva che prevale l’evitamento delle interazioni sociali e delle relazioni significative. 

Lo stato emotivo più frequente prevede un’oscillazione tra ansia, ogni qualvolta si prospetta necessario interagire con l’altro, e tristezza, per il proprio profondo stato di solitudine, associate a vergogna per il proprio sé. 

A fronte di queste caratteristiche psicologiche, la persona che soffre di disturbo evitante di personalità in età infantile e adolescenziale si mostra timida, isolata e timorosa delle situazioni nuove; in età adulta non ha relazioni sociali e amicali significative e vive solamente sporadicamente qualche contatto con familiari, investendo solo in attività solitarie.

Vivono di isolamento sociale e assenza di relazioni amicali significative anche le persone che presentano il disturbo schizoide di personalità; queste ultime, a differenze delle prime, non hanno però alcun interesse per il mondo sociale e vivono un modello pervasivo di distacco dall’altro.

Si mostrano completamente disinteressati dal giudizio positivo o negativo che gli altri possono emettere nei loro confronti e considerano questi ultimi come aggressivi se tentano di avvicinarsi troppo. Da un punto di vista emotivo non sperimentano particolari oscillazioni dell’umore, il quale tende ad assumere sempre una tonalità negativa, con qualche picco di ansia nel caso in cui si sentano forzati all’interazione sociale.

L’isolamento e l’indifferenza per l’altro in età adulta, viene anticipata da solitudine, scarse relazioni con i coetanei, rendimento scolastico inadeguato ed esperienze di scherno in età infantile e adolescenziale.

BIBLIOGRAFIA 

American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed, Text Revision (DSM-5-TR). (2024). Washington, DC, American Psychiatric Association. 

Franco, M.G., (2022). Platonic: How The Science of Attachment Can Help You Make—and Keep—Friends. G.P. Putnam’s Sons

Ghisleni, M., Greco, S., Rebughini, P. (2012). L’amicizia in età adulta. Legami di intimità e traiettorie di vita. Franco Angeli

Sassaroli, S. (2021). “Terapia cognitiva dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore

Autore

Articolo a cura della dott.ssa Chiara Mariani psicologa e psicoterapeuta presso il centro di legnano.

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