Che differenze ci sono tra un antidepressivo e l’altro?

Rispetto all’efficacia tutti gli antidepressivi possono essere giudicati come equivalenti. Tuttavia, essendo molecole differenti tra loro seppur appartenenti alla stessa “famiglia” (cioè con lo stesso meccanismo d’azione), alcuni soggetti risponderanno meglio ad un antidepressivo piuttosto che ad un altro.  Esistono invece differenze nella incidenza di effetti collaterali e nella pericolosità dei diversi preparati se ingeriti in grandi quantità.

Quale è l’antidepressivo migliore?

Non esistono quindi antidepressivi “migliori” in assoluto. A seconda delle caratteristiche biologiche e psicologiche del paziente e della natura dei suoi problemi un farmaco può essere più adatto di un altro. Come per ogni patologia, psichica o organica ogni terapia va “cucita” sul paziente, perché le risposte individuali possono essere molto diverse.

Come devono essere assunti gli antidepressivi?

  • Per i dosaggi e le modalità di assunzione bisogna attenersi scrupolosamente alle indicazioni del medico.
  • Se si presentano degli effetti collaterali, se non sono davvero insopportabili o pericolosi, non va interrotta l’assunzione del farmaco. Nella maggior parte del casi questi effetti scompaiono in pochi giorni. Il medico vi informerà su questo.
  • Gli antidepressivi vanno assunti regolar mente senza saltare i giorni, per mantenere costante il livello nel sangue. Interruzioni frequenti o brusche, posso far comparire sintomi da sospensione che spesso spaventano molto il paziente.
  • Gli effetti terapeutici non sono immediati. Sono necessarie dalle 2 alle 6 settimane perché il farmaco inizi a funzionare. E’ quindi molto importante perseverare.
  • Va evitata l’assunzione contemporanea di alcolici
  • Non modificare mai il dosaggio autonomamente (aumento o diminuzione) senza aver consultato prima il medico.

Quanto dura il trattamento? 

La raccomandazione corrente è quella di assumere antidepressivi per almeno altri sei mesi dopo che è iniziato il miglioramento. Se ci sono stati due o più episodi di depressione il trattamento deve essere continuato per almeno due anni. In caso di recidive gravi e ricorrenti, gli antidepressivi possono essere prescritti per diversi anni o rendersi utile una dose più bassa rispetto alla fase acuta, detta di mantenimento. Queste sono le linee guida ma è difficile stabilire a priori la durata del trattamento, proprio perché ogni paziente è una storia a sé.

Cosa mi fanno i farmaci? 

Spesso mi sento rivolgere questa domanda che appare sempre un po’ paradossale ma è indicativa di come si faccia davvero fatica a considerare il cervello come l’organo coinvolto nel disturbo psichiatrico. Dico che è paradossale perché, dopo che una persona mi riferisce dei sintomi, magari dettagliatamente e con dovizia di particolari, alla fine chiede a cosa serva il farmaco. La risposta ovvia (“serve a far andare via i sintomi”) spesso non appare così ovvia al paziente, proprio per lo “scollamento” tra i sintomi che vede come espressione della mente e i farmaci, che agiscono sul cervello, non responsabile dei sintomi stessi.

Ma sto bene per la cura o perché magari ho imparato a reagire?

Anche questa è una domanda che mi sento porre spesso e ha una matrice simile a quella precedente. Il paziente, anche davanti al miglioramento, preferisce credere che la “mente” abbia ripreso magicamente a funzionare, magari per “buona volontà”, piuttosto che pensare che la terapia abbia agito in modo benefico sul cervello.  

Dalla depressione non si guarisce?

Come per tutte le malattie complesse, anche per la depressione le terapie sono impegnative, soprattutto per alcune Sindromi depressive (ad esempio la Depressione Maggiore con sintomi psicotici). Questo non significa che non si possa guarire, o comunque non si possa avere una buona qualità della vita. Fondamentale nel processo di guarigione è la diagnosi precoce: per questo è importante rivolgersi allo specialista quando si ha il dubbio di essere depressi. Uno dei sintomi della depressione è anche la sensazione di inguaribilità, proprio perché il paziente non riesce a proiettarsi in un futuro e tantomeno positivo. Spesso, anche se rassicurato, non crede che potrà mai guarire.

La depressione è una malattia del cervello o un problema psicologico?

La risposta a questa domanda la rimando al Post 1. Tale domanda parte dal principio che il cervello non sia l’organo colpito, poiché si fa fatica ad integrare l’emozione astratta con i processi biochimici cerebrali, molto concreti. Tutto è mediato dal cervello, quindi anche l’interazione con l’ambiente esterno, le nostre relazioni, la nostra storia e quindi le nostre risposte psicologiche.

Quello che mi succede nella vita può causare la depressione?

Tutti gli eventi della vita di tipo “spiacevole” possono generare in ogni persona preoccupazione, tristezza, ansia o malessere fisico. In questi casi, entro certi limiti, la depressione può essere considerata una reazione normale e comprensibile. Quando però il quadro depressivo dura molto più a lungo di quanto sarebbe logico aspettarsi, quando viene compromessa la capacità di lavorare, di studiare, di avere rapporti familiari e sociali, ci si trova di fronte a un disturbo depressivo che deve essere curato.

E’ vero che in certe stagioni è più facile ammalarsi di depressione?

Modificazioni fisiologiche del timismo nel cambio di stagione (primavera e autunno) sono sperimentate da molte persone, senza arrivare ad avere una Sindrome depressiva. Alcuni soggetti, invece, presentano disturbi depressivi soltanto nei cambi stagionali. La teoria più accreditata finora per la depressione stagionale è che ci sia un’alterazione dei ritmi biologici (“orologi interni”), regolati dalle variazioni dell’ambiente esterno.

E’ vero che la depressione colpisce più frequentemente le donne?

Sì, è vero. Oltre ad alcuni fattori culturali e sociali, è importante sottolineare che l’organismo femminile è più complesso di quello maschile: basti pensare ai delicati equilibri ormonali, ai loro ritmi biologici e alla complessa funzione riproduttiva.

Quali fasce d’età sono più colpite dalla depressione?

La depressione può presentarsi in qualsiasi fascia d’età, anche nell’infanzia e nella adolescenza, così come nell’età senile. In generale, tutte le fasi di vita che implicano un cambiamento, rendono più vulnerabili allo sviluppo di una Sindrome depressiva, poiché richiedono un riadattamento della persona alla nuova situazione.

L’allattamento e il puerperio possono essere causa di depressione?

Dal punto di vista fisico e biologico le funzioni riproduttive femminili sono regolate da un delicato equilibrio ormonale che subisce profondi mutamenti nel corso della gravidanza e del puerperio e che rendono più vulnerabili la donna e, quindi, la espone ad un rischio più alto di sviluppare una Sindrome Depressiva. Una sindrome particolarmente frequente è quella denominata depressione post-partum, che può avere una severità sintomatologica molto varia, da leggera e transitoria a molto grave con elevato rischio suicidario.

Il climaterio può essere una causa di depressione?

Il periodo compreso tra i 45 e 55 anni può rappresentare una fase di crisi per entrambi i sessi. Nella donna questo momento di passaggio è sancito dalla menopausa mentre nell’uomo non è identificabile con un evento fisiologico preciso. Per entrambi i sessi il confluire di fattori fisici, ormonali e psicologici possono rappresentare una fonte di rischio per la comparsa di una condizione depressiva.

La vita disordinata può essere causa di depressione?

La vita “sregolata” non può essere considerata una causa diretta di depressione. In alcune persone e soprattutto nei giovani, tuttavia, può essere il segnale di un inizio di depressione o comunque di un disturbo dell’umore. L’uso di alcool e droghe, spesso, può nascondere un disturbo dell’umore e le sostanze psicotrope fanno da “antidepressivo”.

Se sono depresso posso essere anche ansioso?

L’ansia si accompagna con notevole frequenza alla depressione. I sintomi psichici sono caratterizzati da sensazioni di allarme, pericolo o di minaccia: e questo causa preoccupazioni immotivate riguardo ogni aspetto della propria vita. Generalmente il soggetto ansioso presenta difficoltà di concentrazione e un vago senso di “testa vuota”. Sono presenti diversi sintomi somatici che investono più organi e appartati. Sono comuni tachicardia, palpitazioni, extrasistoli, variazioni dei valori della pressione arteriosa e dolori al torace, disturbi respiratori (“fame d’aria”), disturbi gastrointestinali, sudorazione, sensazioni di freddo o di caldo, bocca secca, senso di vertigine o sbandamento e disturbi del sonno. Accade molto spesso che numerosi sintomi ansiosi si associno ai sintomi depressivi. Il paziente, accanto alla tipica sintomatologia depressiva caratterizzata da tristezza, apatia, disinteresse, pessimismo e perdita di speranza, può presentare ansia, tensione, preoccupazione, sintomi ansiosi somatici e timore di avere una malattia organica.

E’ vero che il paziente depresso ha sempre disturbi del sonno?

I disturbi del sonno sono molto frequenti in tutte le patologie psichiatriche e in particolare nella depressione. Il paziente può presentare una insonnia terminale (risveglio precoce), dormendo poi poche ore per notte; talvolta possono esserci continue interruzioni del sonno con numerosi risvegli. Nei casi più gravi si può avere una insonnia completa.

I depressi stanno meglio la sera o la mattina?

Una delle caratteristiche della depressione è l’oscillazione del tono dell’umore durante il giorno. Spesso il paziente si sente più depresso al mattino, vi è l’angoscia di dover incominciare la giornata e, nei casi più gravi, non riesce ad alzarsi dal letto. Con il passare delle ore, nel pomeriggio o verso sera, il paziente può sperimentare un miglioramento del proprio stato d’animo con aumento dell’energia e dell’iniziativa. Al contrario, altre volte il paziente si sente relativamente bene durante la mattina, ma, verso sera, si sente più anergico e depresso.

La depressione dà perdita di memoria?

Uno dei sintomi che più impensierisce e preoccupa i pazienti è la “perdita di memoria”, che viene vissuta spesso come un deficit legato ad un decadimento cognitivo: non ci si ricorda dove abbiamo messo gli oggetti o quello che ci è stato appena detto. In realtà nella depressione il deficit di memoria è secondario al deficit di attenzione, che è uno dei sintomi propri della depressione. Mancanza di attenzione e deficit di memoria sono transitorie e reversibili e vanno di pari passo con il ristabilimento del timismo.

Possono comparire dei disturbi sessuali nella depressione?

Il comportamento sessuale si modifica quasi sempre nel corso di una depressione con modalità assai diverse. Normalmente si verifica una diminuzione del desiderio sessuale e del contatto fisico, proprio per la presenza di appiattimento affettivo che caratterizza la depressione. Possono, inoltre, essere presenti anche alterazioni delle funzioni sessuali, come eiaculazione precoce, difficoltà nell’erezione, anorgasmia.

Il paziente depresso è sempre apatico e inattivo o può essere anche irrequieto e agitato?

Generalmente nella depressione l’apatia, l’anergia, la difficoltà a compiere i normali gesti della quotidianità sono i sintomi più comuni. Tuttavia, in alcuni casi, possono essere presenti stati di irrequietezza fino all’affaccendamento, agitazione, irritabilità, incapacità a stare fermo (quella che un tempo veniva denominata “depressione agitata”). Nel paziente anziano bisogna porre diagnosi differenziale con la presenza concomitante di un deterioramento cognitivo organico.

Conclusione

Avete ancora qualche dubbio, qualche perplessità sugli antidepressivi?
Prendendo in prestito la campagna contro le fake news in medicina promossa dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini Medici Chirughi e Odontoiatri “Dottore….ma è vero che?), proviamo anche noi  a smentire i falsi miti e bufale sugli psicofarmaci. Guardate il prossimo post.

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