La teoria dell’attaccamento di Bowlby è una teoria spaziale: quando sono vicino a chi amo sto bene, quando sono lontano sono triste e ansioso. 

Il comportamento di attaccamento riguarda ogni forma di comportamento che appare in una persona che riesce a ottenere o a mantenere la vicinanza a qualche altro individuo differenziato e preferito. Tale comportamento è innescato dalla separazione o dalla minaccia di separazione dalla figura di attaccamento e viene invece eliminato o mitigato dalla presenza della stessa. Il comportamento di attaccamento è la risultante del modo in cui vengono rappresentati il sé, gli altri significativi e le loro interrelazioni. 

Una relazione di attaccamento prevede le seguenti caratteristiche:

  1. Ricerca di vicinanza a una figura preferita: la distanza da tale figura dipende dall’età del bambino, il temperamento, la storia di sviluppo, le circostanze. Tale figura è discriminata, cioè è una figura specifica. È vero però che gli attaccamenti di un bambino sono di solito molteplici e sono organizzati in una gerarchia, con una figura che avrà il primato (di solito la madre)
  2. L’effetto base sicura: essere una base sicura significa essere capaci di proteggere il piccolo ma anche di favorire la sua esplorazione e la sua curiosità del mondo intorno. Tanto più il piccolo è lontano dalla base sicura, tanto più è attiva la spinta all’attaccamento. 
  3. Protesta per la separazione: la vera prova dell’esistenza di un legame di attaccamento è la protesta del piccolo una volta che questa base sicura si allontana. 

Solo dopo sei mesi il bambino manifesta apertamente questa triade.

Il concetto di deprivazione materna è centrale nel modello dell’autore. In realtà questo è un termine improprio perché esso non ha a che fare con la deprivazione (mancanza di qualcosa che prima c’era) ma con la privazione (mancanza di qualcosa che non c’è mai stato), con cui si riferimento all’incapacità e l’instabilità emotiva dei genitori.

Bowlby ha elaborato il suo modello a partire dagli studi sui delinquenti minorenni, studi sui bambini che erano cresciuti nelle istituzioni e quelli che erano stati adottati e i resoconti di Anna Freud relativamente ai bambini del nido residenziale di Hampstead. A partire da questi studi l’autore aveva ipotizzato che la separazione prolungata di un bimbo dalla propria madre nei primi cinque anni di vita fosse la causa più importante dello sviluppo di un carattere delinquenziale. Un bambino trascurato e deprivato diventerà un adulto genitore trascurante, dando il via a un circolo negativo nevrotico.

La deprivazione materna agirebbe come un fattore di vulnerabilità generale, che innalza la soglia del bambino verso il disturbo, soprattutto in alcuni momenti particolari della crescita del bimbo, come il periodo tra i sei mesi e i quattro anni, in cui si sviluppa la capacità di formare relazioni stabili. Le ricerche successive hanno confermato il concetto di cicli dello svantaggio: il modo in cui si viene allevati da piccoli, le esperienze che si fanno hanno una influenza fondamentale nella genitorialità futura. Tuttavia c’è da dire che non tutti i bambini abusati o deprivati diventano da adulti dei genitori abusanti o deprivanti. Si tratta quindi di un modello complesso in cui molti altri fattori possono fungere da fattori di rischio o protettivi, come ad esempio l’ordine di nascita del bambino, l’essere maschio o femmina, la morte precoce di un genitore, il temperamento del bambino, le dinamiche familiari, l’ambiente sociale, le scuole, ecc.

Un ruolo chiave lo ha anche l’autostima del bambino, nel senso che essa funge da collante tra le difficoltà del passato e quelle future. Se un bambino ha una buona autostima è più probabile che sappia affrontare la deprivazione bene, e ciò a sua volta rinforza il senso di autostima positivo. Avere un senso di autostima positivo ha ovviamente poi un effetto da adulti sulle scelte del partner e del tipo di relazione. Al contrario le persone depresse si aspettano di non riuscire a fronteggiare le difficoltà, di non essere all’altezza, a questo atteggiamento rinforza il senso negativo di sé e attiva un circolo vizioso negativo.  Le ricerche hanno mostrato che l’autostima ha un effetto importante sulla capacità di instaurare delle relazioni intime da adulti, fatto che è indicatore potenziale della buona riuscita di una terapia. 

Va comunque ricordato che non esiste una relazione di causalità diretta tra esperienza di deprivazione infantile e psicopatologia adulta, ma ci sono molti fattori ambientali, sociali e individuali che mediano questa relazione. Non dobbiamo neanche dimenticare che il modo in cui la persona vive la deprivazione è di fondamentale importanza, perché non è la deprivazione in sé ma l’interpretazione che la persona fa di essa ad essere cruciale. 

Il compito della terapia cognitivo-comportamentale è quella di ricostruire la storia di deprivazione precoce che ha favorito l’emergere della sintomatologia e di lavorare sul senso di autostima e capacità personale verso se stessi e verso gli altri, riducendo la generalizzazione di cattivi sentimenti in modo da far rimanere intatta l’autostima nonostante la perdita. 

 

Articolo scritto dalla dott.ssa federica Ferrari Psicologa e psicoterapeuta nel centro di Monza

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