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DEPRESSIONE POST PARTUM: FATTORI DI RISCHIO E DI PROTEZIONE

Articolo di Centro Interapia

3 Giu 21

La nascita di un figlio è un evento particolare che costituisce la transizione dall’essere coppia all’essere genitori, portando con sé una serie di notevoli cambiamenti: nell’identità personale, nell’identità sociale, nella riorganizzazione delle abitudini e della quotidianità e nell’impiego di energie mentali e fisiche nel prendersi cura del neonato, cercando peraltro di farlo nel migliore dei modi in quanto ci si sente rivestiti di enorme responsabilità. Per questo motivo è una fase molto delicata ed esposta all’insorgenza di varie psicopatologie, quali depressione post-partum, baby blues e psicosi post-partum. 

La depressione post-partum si può definire come un disturbo dell’umore caratterizzato dalla presenza di sintomi depressivi che si manifestano per un tempo maggiore alle due settimane dopo il parto.  

È un fenomeno che riguarda il 15% delle donne dopo il parto e si manifesta con sintomi molto simili a quelli della depressione maggiore quali:

  • Tristezza estrema e pianto incontrollabile;
  • Sbalzi d’umore;
  • Insonnia o ipersonnia;
  • Carenza di appetito o iperfagia;
  • Irritabilità;
  • Stanchezza e perdita di energie;
  • Mal di testa;
  • Ansia;
  • Ideazione suicidaria;
  • Eccessiva preoccupazione o disinteresse verso il bambino, con conseguente circolo vizioso del senso di colpa;
  • Forte percezione di inadeguatezza come madre e paura di danneggiare il bambino;
  • Mancato sviluppo di attaccamento al neonato, associato allo sviluppo di conseguenti problemi emotivi, sociali e cognitivi del bambino.

Solitamente i sintomi si sviluppano nell’arco di tre mesi ma l’esordio può essere più improvviso, ed interferiscono con la capacità delle donne di prendersi cura di se stesse e del bambino.

La depressione post-partum è differente dal baby blues, una fase transitoria di umore deflesso molto frequente che si può verificare in un tempo non superiore alle due settimane immediatamente dopo il parto. Questa infatti è la fase più delicata in quanto caratterizzata da un periodo più o meno breve di ospedalizzazione, è la fase in cui bisogna avviare l’allattamento e la donna è inevitabilmente esposta ad un notevole stravolgimento dei suoi ritmi biologici (in primis la privazione di sonno e i cambiamenti ormonali durante il puerperio), poiché vive interamente in funzione delle esigenze del neonato. La sintomatologia del baby blues è caratterizzata da ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, crisi di pianto e rapidi sbalzi d’umore e a differenza della depressione post-partum è un disturbo più leggero, di breve durata e non invalidante.

I fattori predisponenti lo sviluppo di una depressione post-partum sono principalmente i seguenti:

  • L’aver sviluppato un baby blues;
  • L’aver sviluppato una depressione post-partum in seguito ad una precedente gravidanza;
  • La presenza di una precedente diagnosi di depressione maggiore;
  • La presenza di una storia familiare di depressione;
  • La presenza di ulteriori situazioni difficili concomitanti, come per esempio assenza del partner, presenza di una qualche psicopatologia nel partner, disoccupazione, presenza di tensioni coniugali o qualsiasi altro evento stressante o traumatico possa essersi verificato nel corso dell’ultimo anno;
  • La presenza di fattori stressogeni di natura ostetrica come per esempio un precedente aborto spontaneo, un parto pretermine o la presenza di problemi di salute nel neonato;
  • L’assenza di una valida rete di supporto intorno alla donna;
  • La presenza di difficoltà nell’avvio dell’allattamento al seno;
  • La presenza di precedenti sbalzi di umore temporalmente associati ai cicli mestruali o all’uso di contraccettivi orali;
  • La presenza di emozioni ambivalenti legate alla nascita del bambino (in caso per esempio di una gravidanza non pianificata).

La psicosi post partum è una condizione patologica che si sviluppa raramente (circa nello 0.2% dei casi) ed insorge nelle prime quattro settimane dal parto. 

I sintomi tipici di tale psicopatologia sono il distacco dalla realtà, la proiezione del proprio disagio sul bambino che viene percepito come un nemico responsabile della propria sofferenza, presenza di allucinazioni, deliri o altri comportamenti psicotici. L’evoluzione più grave della psicosi post partum può anche condurre in ultimo al suicidio o all’infanticidio.

Diagnosi e trattamento

Purtroppo è frequente che le puerpere non riferiscano volontariamente i sintomi della depressione, a causa di fattori sociali e culturali (vige spesso ancora l’ideale di madre perfetta, felice e adeguata nell’accudimento, che spesso invece si discosta dalla reale percezione di sé e che non tiene conto di tutte le difficoltà che la donna deve affrontare in questa delicata fase di vita). Per questa ragione il personale sanitario dovrebbe fare un’accurata anamnesi per indagare l’eventuale presenza di sintomi depressivi prima e dopo il parto (per esempio si potrebbe sottoporre di routine le donne a screening in occasione della vista post-partum).

Si dovrebbe anche insegnare alle donne a riconoscere i sintomi di depressione, che potrebbero essere scambiati per gli effetti normali della nuova maternità (p. es., stanchezza, difficoltà di concentrazione).

Questo perché è importante individuare la presenza di tale disagio in modo da poter intervenire tempestivamente: in assenza di trattamento infatti, la depressione post partum può risolversi spontaneamente ma nella maggior parte dei casi si trasforma in una depressione cronica con elevato rischio di recidiva (1 su 3).

Il trattamento più efficace della depressione post-partum prevede la prescrizione di una terapia farmacologica insieme ad un percorso di psicoterapia, in modo da consentire alla donna di avere uno spazio in cui poter condividere liberamente pensieri, emozioni e significati legati all’evento della maternità. 

Nei rari casi in cui può verificarsi una psicosi post-partum potrebbe essere necessario il ricovero in ospedale, preferibilmente in un’unità di sorveglianza che permetta al bambino di rimanere con la mamma. Il trattamento in questi casi prevede l’utilizzo di farmaci antipsicotci o antidepressivi.

Bibliografia

DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, APA, Raffaello Cortina Editore

Articolo scritto dalla dr.ssa Annarita Scarola, Psicologa e Psicoterapeuta riceve a Saronno e Milano presso le sedi del centro di psicologia interapia

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