Il dibattito sulla diagnosi del  Disturbo Borderline di Personalità 

È chiaro che il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), nelle sue diverse edizioni, abbia faticosamente ridotto migliaia di pagine scritte sul Disturbo Borderline di Personalità (DBP) a soli nove scarni criteri per descriverlo: si tratta di un’operazione estremamente radicale e riduttiva ma rappresenta la base comune, l’ipotesi di lavoro per i clinici e per tutti coloro che intendono utilizzare questo costrutto diagnostico nella propria ricerca scientifica e nella pratica professionale (American Psychiatric Association, 2014).

Disturbo Borderline di Personalità disturbo più studiato

La letteratura sui disturbi di personalità negli ultimi 25 anni ha prodotto una mole considerevole di analisi e trattazioni, soprattutto sul Disturbo Borderline di Personalità che è stato di gran lunga il più studiato. Molto si è dibattuto su quali fossero i criteri maggiormente rappresentativi del disturbo, cioè quei tratti che meglio descrivono la patologia e si ritrovano frequentemente nelle persone. In generale sono quelli che riguardano l’identità e le relazioni interpersonali, che vengono definite come instabili, mentre quello relativo ai sentimenti cronici di vuote tende ad essere considerato meno frequente e pertanto poco studiato.

È mia esperienza personale, tuttavia, ritrovare con una certa frequenza questo sintomo nelle persone che vedo nel mio studio professionale, constatando fra l’altro che comporta per loro un vissuto soggettivo estremamente spiacevole. Di seguito quindi desidero proporre una descrizione di questa particolare esperienza al fine di chiarire meglio di cosa si tratta.

I SENTIMENTI CRONICI DI VUOTO

Questo criterio, nonostante la concisione dei termini, è estremamente complesso.
Dal momento che rimanda all’esperienza soggettiva è innanzitutto difficile rilevarlo con esattezza; inoltre, il termine “vuoto” è a rischio di apparire vago in sé e di difficile trascrizione rispetto all’esperienza personale.

Il problema quindi è doppio: che cosa significhi esattamente e che cosa i singoli soggetti trasferiscono della loro esperienza interiore. A ogni buon conto, è certamente uno dei criteri che maggiormente riguarda il che cosa sia “essere borderline” dall’interno, cioè “sentirsi” borderline.

Disturbo di personalità e depressione

A questo proposito l’esperienza soggettiva del vuoto è spesso riferita come depressione, e quindi il clinico deve essere particolarmente accorto nell’indagare la differenza fra vuoto e depressione. È indubbio che chi è depresso realmente non si sente vuoto, ma si sente pieno di una serie di stati mentali negativi, di marca cognitiva ed affettiva, che vengono verbalizzati come tristezza, perdita di interesse alla vita, senso di indegnità, sensi di colpa e così via. Anche quando si tratta di vissuti “in negativo” comunque, come la perdita di interesse, vi è pur sempre un contenuto definibile come distacco, perdita, che rimanda comunque a un mondo interiore abitato da rappresentazioni.

Se la vita non è più di alcun interesse, si ha la percezione della perdita di valore di qualcosa che prima ne aveva, e che adesso ha cessato di avere valore: il “qualcosa”, cioè la sua rappresentazione cognitiva, rimane. C’è quindi qualcosa che ha perso valore, mentre il vuoto rimanda all’assenza di oggetti e di relazione.

Dispersione d’identità

Alla luce di quanto appena descritto potrebbe essere sensato ritenere che questo vissuto sia più connesso ad una sorta di mancanza originaria, di mancanza di fondamento, riconducibile maggiormente all’area dell’identità piuttosto che a quella dell’umore.

Sarebbe quindi ragionevole supporre che una simile dispersione dell’identità sia connessa con il senso soggettivo di vuoto essendo l’individuo in definitiva incapace di autodefinirsi nella propria vera e reale identità, che dietro la continua oscillazione di rappresentazioni transitorie, ora positive ed ora negative, rimane appunto inconsistente, indefinita, vuota. A volte i soggetti con Disturbo Borderline di Personalità parlano di sé, in momento di elevata consapevolezza, nei termini di “non so chi sono” (Maffei C., 2008).

È da sottolineare inoltre come questo sentimento di mancanza di coesione interna, che si può riferire come già descritto alla patologia dell’identità, si può aggravare fino alla comparsa di una profonda angoscia relativa alla prossima disintegrazione del Sé.  

VUOTO O NOIA?

Un ultimo aspetto della problematica inerente al vuoto riguarda il rapporto tra vuoto e noia, e quindi il confine con fenomeni clinici appartenenti all’ambito narcisistico.

Noia sentimento frequente per le persone con Disturbo Narcisistico di Personalità

Naturalmente la noia è un sentimento che appartiene alla vita di ciascuno di noi, tuttavia nelle persone con Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) esso diviene estremamente frequente, spingendo l’individuo a all’impazienza e forse all’impulsività.

Queste persone non provano interesse per gli altri, sono disconnessi dai sentimenti e bisogni altrui, motivo per cui mancano di empatia. Tuttavia questo deserto di “pathos”, questa aridità interiore, vengono esperiti come una vera e propria opacità degli scopi, cioè un’assenza di mete e obiettivi attivi in una determinata situazione; il vuoto interiore invece, tipico del Disturbo Borderline di Personalità, come si è già descritto ha a che fare con la difficoltà nel mantenere un’immagine di se stessi stabile e consistente.

Questa ottica differenziale a partire dai sentimenti soggettivamente vissuti può essere utile per discriminare fra le due organizzazioni di personalità, e quindi per applicare i più opportuni interventi terapeutici.

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Simone Sottocorno – Psicologo

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BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association (APA), 2014, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – V Edizione”, R. Cortina Ed., Milano;
  • Maffei C., 2008, “Borderline. Struttura, categoria, dimensione”, Raffaello Cortina Editore;
  • Kernberg O., 1975, “Borderline Conditions and Pathological Narcissism”, Aronson, New York (trad. it.: “Sindromi marginali e narcisismo patologico”, Ed. Boringhieri, Torino, 1978;
  • Linehan M., 1993, “Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline”, ed. Raffaello Cortina, Milano.
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