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Il Groupthink

Articolo di Giulia Fusè

24 Giu 21

Di cosa si tratta?

Il termine è stato coniato nel 1972 da I. Janis e descrive il processo attraverso il quale un gruppo prende decisioni cattive o irrazionali. in queste situazioni ogni membro del gruppo adegua le proprie opinioni al modo in cui lui pensa sia il consenso del gruppo. L’esito di questo processo è che il gruppo concorda su azioni che i singoli considererebbero non sagge. 

Quali situazioni possono favorire il pensiero di gruppo?

Ci sono una serie di condizioni che Janes descrive come facilitanti al pensiero di gruppo:

  • isolamento del gruppo
  • alta coesione del gruppo
  • leadership direttiva
  • mancanza di norme sulle procedure metodiche
  • omogeneità dell’ideologia e del contesto sociale dei membri
  • alto stress

In queste condizioni, il gruppo, con alta probabilità, mostrerà i sintomi del pensiero di gruppo:

  • illusioni di invulnerabilità
  • convinzione della moralità della propria scelta
  • creazione di un’atmosfera di non contraddizione
  • i gruppi rivali sono stereotipati e gli esterni non vengono considerati meritevoli di partecipare
  • clima di autocensura che impedisce il disaccordo
  • illusione di unanimità
  • pressione diretta
  • protezione nei confronti del leader

Diversi eventi storici sono stati caratterizzati da questo fenomeno, cosi come molteplici situazioni di importante rilevanza come il disastro nucleare di Chernobyl.

Quali possono essere delle possibili soluzioni?

Esistono comportamenti utili per prevenire il fenomeno:

  • possibilità di rapportarsi ad un gruppo più vasto
  • imparzialità del leader
  • suddivisione in gruppi con compiti diversi
  • lavoro in piccoli gruppi con discussione finale
  • utilizzo di esperti esterni
  • possibilità di pensare, in un secondo momento, a delle alternative
  • individuazione di una figura che possa rimettere in discussione le idee del gruppo.

Tuttavia per sradicare il pensiero di gruppo è necessario incoraggiare il dissenso. Sebbene infatti una scelta possa essere giusta e condivisa dalla maggioranza, sarebbe sempre auspicabile esplorare altre valutazioni ed avanzare delle critiche costruttive.

Bibliografia

Janis, I. (1972) Victims of Groupthink: a psychological study of foreign-policy decision and fiascoes. Boston: Houghton Mifflin.

Janis, I. & Mann, L. (1977) Decision Making: a psychological analysis of conflict, choice and commitment. New York: the free press.

Articolo Scritto dalla dott.ssa Giulia Fusè psicologa e psicoterapeuta

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