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Il tempo del movimento: L’importanza dell’attività fisica in bambini e adolescenti

Articolo di Centro Interapia

6 Giu 22

L’importanza dell’attività fisica in bambini e adolescenti

Muovere il proprio corpo è un’attività che ricopre fondamentale importanza sia per la salute del cervello sia per quella della mente. L’attività fisica, infatti, non solo favorisce l’apprendimento, ma migliora anche la plasticità cerebrale per quanto attiene funzioni quali la memoria, lo sviluppo delle connessioni nel cervello e il loro rafforzamento (Siegel, 2014). Non da ultimo, l’attività fisica migliora anche l’umore, soprattutto in persone inclini allo sviluppo di sintomi depressivi.

A tal proposito, Wegner e colleghi, nel 2020, hanno pubblicato una rassegna di studi relativi proprio all’impatto dell’esercizio fisico sulla sintomatologia depressiva in bambini e adolescenti.

La depressione, secondo l’OMS, è la principale causa di disabilità nel mondo (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2020) e, quando si parla dei più giovani, può inficiare lo sviluppo psicosociale e aumentare anche il rischio suicidario. Il riuscire a trovare fattori protettivi rispetto all’insorgenza di sintomi ansioso-depressivi, anche quando non sfociano in una diagnosi conclamata, può essere di grande utilità, soprattutto se si considera che a maggiore precocità di insorgenza sintomatologica corrisponde anche un più alto rischio di sviluppare un disturbo depressivo conclamato nel corso della vita (Ryan, 2005). 

L’esercizio fisico, oltre al trattamento farmacologico e alla psicoterapia, risulta essere una possibilità molto promettente nel trattamento di sintomi quali l’umore depresso o irritabile, la diminuzione di interessi o di piaceri, l’insonnia o l’ipersonnia, l’agitazione o il rallentamento psicomotorio, la faticabilità o la perdita di energia e la diminuzione della capacità attentiva, tutti riconducibili a quadri depressivi.

Inoltre, diversi studi, hanno anche mostrato come l’attività fisica contribuisca a prevenire, o per lo meno a ritardare, l’insorgenza di disturbi mentali, oltre ad apportare significativi benefici nel trattamento degli stessi (Zschucke et al., 2013).

Questo accade in particolar modo durante l’età dello sviluppo, periodo di grandi cambiamenti che possono comportare anche stati di depressione, in cui l’attività fisica, anche moderata, può essere in questo senso salvifica.

A tal proposito, nel 2020, Kandola e colleghi hanno svolto una ricerca coinvolgendo più di 4200 adolescenti tra i 12 e i 18 anni, misurando il loro livello di attività fisica in diverse fasi di vita (nello specifico, le misurazioni sono state fatte a 12, 14 e 16 anni). Al compimento dei 18 anni, poi, hanno valutato, tramite la somministrazione di test appositi, lo stato mentale degli stessi, focalizzandosi in particolar modo sugli indici di depressione.

L’analisi dei dati raccolti ha messo in luce una serie di aspetti estremamente rilevanti e interessanti. Nello specifico, è emerso un significativo aumento dei livelli di sedentarietà tra i 12 e i 16 anni, passando in media da 7,2 ore di inattività a 8,7. Al contempo, poi, è stato possibile notare come il tempo dedicato ad attività fisica a bassa intensità, come camminare o andare in bicicletta, diminuisse, con un calo medio di circa 3 ore, passando da 5 a 2 ore totali. Tale aumento di sedentarietà, inoltre, è risultato essere correlato con i sintomi depressivi a 18 anni: i ragazzi più sedentari a 12 e 14 anni erano anche quelli con maggiori sintomi di depressione a 18. Invece, ogni ora in più dedicata al movimento a 12 e 14 anni faceva diminuire il rischio di depressione a 18 anni dell’8-11%.

Gli autori ipotizzano che alla base di questa correlazione possa esserci un’ampia gamma di meccanismi biologici, psicologici e sociali: è possibile che l’attività fisica stimoli la crescita di nuovi neuroni nelle aree cerebrali coinvolte nella depressione, oppure promuova l’autostima dei giovani. La sedentarietà, in altre parole, impedisce di godere di tutti questi benefici.

Sulla scia di questi risultati estremamente promettenti, altri studi sono stati effettuati, mettendo in evidenza come un programma di esercizi strutturato, di gruppo e supervisionato conferisca benefici fisici e psicologici anche nel trattamento di giovani ricoverati in ospedale psichiatrico per depressione e ansia. In questo senso, l’esercizio fisico sembra proprio essere un efficace intervento aggiuntivo agli antidepressivi (Philippot et al., 2022)

Per quanto possa già essere un’idea comune il fatto che l’esercizio fisico faccia bene non solo al corpo, ma anche alla mente, il fatto che in letteratura, come brevemente discusso poc’anzi, siano presenti svariate evidenze del fatto che sia proprio così, cioè che l’esercizio fisico possa addirittura avere un ruolo terapeutico nel trattamento di disturbi quali la depressione, può essere estremamente rilevante soprattutto se si considera il periodo storico nel quale ci troviamo noi a tutti a vivere. Gli scorsi due anni hanno messo a dura prova non solo il benessere economico e lavorativo, ma anche e soprattutto quello psicofisico di tutta la popolazione.

Chi ne ha risentito maggiormente, però, è senza ombra di dubbio la fascia di persone tra le più giovani, che si è vista tarpare le ali a livello formativo, a livello sociale e anche a livello di possibilità di muoversi ed esplorare il mondo, con ricadute rilevanti sul benessere psicofisico degli stessi (Delmastro & Zamariola, 2020). In quest’ottica, tenere presente quanto l’attività fisica faccia davvero bene, può considerarsi un valore aggiunto per potersi risollevare e tornare a stare veramente bene.

Bibliografia:

Choi, K.W., Smoller, J.W. (2020). Making the right moves to prevent depression in young people. The Lancet Psychiatry, 7, 3: 221-222, ISSN 2215-0366, https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30050-X.

Delmastro, M. & Zamariola, G. (2020). Depressive symptoms in response to COVID-19 and lockdown: a cross-sectional study on the Italian population. Scientific Reports, 10, 22457. https://doi.org/10.1038/s41598-020-79850-6

Jane Costello, E., Erkanli, A. and Angold, A. (2006), Is there an epidemic of child or adolescent depression?. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 47: 1263-1271. https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2006.01682.x

Kandola, A., Lewis, G., Osborn, D.P.J., Stubbs, B. , Hayes, J. F. (2020) Depressive symptoms and objectively measured physical activity and sedentary behaviour throughout adolescence: a prospective cohort study. The Lancet Psychiatry, 7, 3: 262-271, ISSN 2215-0366,

https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30034-1.

Philippot, A., Dubois, V., Lambrechts, K., Grogna, D., Robert, A., Jonckheer, U., … & De Volder, A. G. (2022). Impact of physical exercise on depression and anxiety in adolescent inpatients: A randomized controlled trial. Journal of affective disorders.

Ryan, N.D. (2005). Treatment of depression in children and adolescents. Lancet. Sep 10-16;366(9489):933-40. doi: 10.1016/S0140-6736(05)67321-7. PMID: 16154022.

Siegel, D.J. (2014). La mente adolescente. Raffaello Cortina Editore: Milano

Wegner, M., Amatriain-Fernández, S., Kaulitzky, A., Murillo-Rodriguez, E., Machado, S., & Budde, H. (2020). Systematic Review of Meta-Analyses: Exercise Effects on Depression in Children and Adolescents. Frontiers in psychiatry, 11, 81. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2020.00081

Zschucke, E., Gaudlitz, K., Ströhle, A. Exercise and physical activity in mental disorders: clinical and experimental evidence. J Preventive Med Public Health (2013) 46(Suppl 1):S12–21. doi: 10.3961/jpmph.2013.46.S.S12

 

Articolo scritto dalla dott.ssa Ilaria Loi psicologa e psicoterapeuta presso ll centro di psicologia di Legnano

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