Ti capita di rimuginare su cosa dovresti o non dovresti mangiare? Ti sei mai reso conto che categorizzi i cibi in “buoni e cattivi”? Hai la sensazione di essere a dieta da una vita? Ti capita spesso di chiacchierare con amici riguardo diete o consigli  per raggiungere il peso forma o per la prova costume?

Se si è perché la Diet Culture ormai fa parte di noi!

Cosa si intende per Diet Culture?

E’ la cultura delle diete dimagranti, cioè un insieme di credenze e abitudini legate alla nostra alimentazione, ai cibi e al nostro corpo. In questo sistema la magrezza e un certo standard corporeo assumono un valore morale e sono associati al concetto di salute, successo, realizzazione e bellezza. Le persone magre sono considerate più belle, più vincenti e di successo, più meritevoli. 

Questo porta all’obiettivo costante di stare nella “taglia giusta”, la dieta assume la funzione di mezzo fondamentale per raggiungere la “felicità”.

Il rischio che chi non ha un corpo che risponde ai canoni estetici può essere discriminato e spesso additato come “pigro” e “incostante” perché non riesce a seguire le regole rigide che lo porterebbero ad entrare in una taglia più piccola. Questo può portare alla grassofobia. 

In questo sistema, il cibo viene diviso in categorie e assume un valore differente. Non si pone più attenzione alla funzione nutritiva e all’ appagamento e sazietà ma l’assunzione di un cibo non concesso – “sgarro” –  porta a forti sensi di colpa. Anche lo sport assume un ruolo diverso, diventa un mezzo per mantenere o raggiungere uno standard, perdendo il suo valore di socialità o di strumento per il benessere fisico. 

Ma le diete alla fine funzionano? 

Se ne hai fatte molte e ti trovi a chiederti ancora come fare per perdere quei chili – la risposta è già dentro la tua esperienza. Però attenzione a non pensare che la colpa sia la mancanza di volontà. 

Studi scientifici riportano che il il 90% delle persone che ha seguito diete dimagranti, indipendentemente da quella prescelta, riprende il peso perso entro due anni e talvolta anche di più. 

Questo dato sostiene la conclusione che le diete dimagranti funzionano sul breve termine ma non possono garantire un risultato sul lungo termine. 

Questo viene spiegato da due psicologi, Foreyet e Goooddrick, con il Dieter’s Dilemma.

Lo scopo di chi intraprende una dieta è perdere peso, quindi il desiderio di essere magro induce la persona a iniziare una dieta. Seguire una dieta  fatta di restrizioni  incrementa il desiderio e la voglia del cibo proibito. Questo desiderio riduce il controllo fino alla sua perdita totale che può portare ad abbuffate o alla sovralimentazione con la conseguente riacquisizione del peso perso. In questo modo il soggetto ritorna al punto di partenza. 

la cultura della dieta

Questo avviene perche l’alimentazione è una funzione regolata fisiologicamente quindi utilizzare solo regole esterne rigide può avere un effetto nel breve termine ma potrebbe alimentare la perdita di controllo. 

Cosa vuol dire stare a dieta?

Al netto della dieta che si sceglie di seguire, alla base vi è un sistema di convinzioni sul cibo con l’obiettivo di perdita di peso. Il concetto restrizione cognitiva  è stato esposto per la prima volta negli anni Settanta da C.P. Herman e D. Mark, due psicologi canadesi. Con questa espressione si intende un atteggiamento mentale verso il cibo con l’intento di ridurre l’apporto calorico. La persona si impone un sistema di regole e obblighi alimentari per dimagrire. 

Questo porta il soggetto a un continuo rapporto conflittuale con il cibo – una lotta nel seguire il modello di alimentazione corretta resistendo alle diverse tentazioni. In questo modo la persona sperimenta costantemente discordanza tra la sensazione di fame e i suoi desideri:  può essere che si decida di mangiare perché si deve (“è l’ora del pasto, bisogna fare colazione, devi fare 5 pasti al giorno”) anche se non si ha fame o il contrario,  che ci si limiti nel mangiare anche se si ha fame. 

Questo porta a uno stato costante di mancanza e a una perdita delle sensazioni alimentari – pensieri e emozioni prendono la guida della nostra alimentazione. 

Comprendere e riconoscere la funzione fisiologica del cibo permette di non incolparsi per non aver raggiunto o mantenuto i risultati. Solleva il proprio rapporto con il cibo da costanti emozioni di colpa e permette di cambiare approccio – riducendo il controllo per raggiungere equilibrio. 

Bibliografia

Jean- Philippe Zermati; Dimagrire senza dieta; ed. tecniche nuove; 2002

Eveline Tribole & Elyse Resch; Intuitive Eating; St MArtin’s Griffin; 1995

Articolo scritto dalla dott.ssa Giada Sera psicologa e psicoterapeuta presso la sede di Saronno del entro di Psicologia Interapia, per quanti volessero prenotare un appuntamento presso la sede di saronno è possibile farlo dalla nostra pagina dei contatti

Ti capita di rimuginare su cosa dovresti o non dovresti mangiare? Ti sei mai reso conto che categorizzi i cibi in “buoni e cattivi”? Hai la sensazione di essere a dieta da una vita? Ti capita spesso di chiacchierare con amici riguardo diete o… Condividi il Tweet