Sono ormai passati 10 mesi da quando la pandemia di Coronavirus si è abbattuta inaspettata sulle nostre vite, dissipando certezze e costringendoci a rivoluzionare completamente il nostro stile di vita. 

A Marzo siamo stati investiti senza preavviso dalla prima ondata di covid-19 e le misure necessarie per contenere i contagi sono state drastiche e dure, eppure la fatica e lo stress sembrano farsi ancor più intollerabili ed evidenti oggi. 

C’è chi il virus lo ha dovuto affrontare direttamente e magari ora fa ancora i conti con gli strascichi che ha lasciato; chi ha visto persone care soffrire e ha subito perdite dolorose, con l’aggravante del non poter offrire vicinanza e conforto. Tutti abbiamo dovuto limitare in modo significativo la nostra vita sociale e affettiva. Molti si sono trovati alle prese con i figli costretti a casa e con la didattica a distanza…

Distanziamento sociale, mascherine, restrizioni circa le interazioni si sono imposti come elementi della nostra quotidianità.

Le nostre relazioni, gli affetti, la sfera lavorativa sono stati considerevolmente stravolti da questo 2020 e ora sembra arrivare il conto più salato, anche dal punto di vista psicologico. 

L’Ordine Mondiale della Sanità – OMS – parla di Pandemic Fatigue.

Cos’è la Pandemic Fatigue? 

È vero che fin da Marzo siamo stati tutti chiamati ad effettuare pesanti rinunce, al fine di rispettare le restrizioni e salvaguardare la salute collettiva, ma lo abbiamo fatto con un altro spirito, coesi, con la sensazione di poter arginare la minaccia e la speranza di tornare ad una situazione di rassicurante “normalità”. Attualmente sembra essere venuta meno proprio questa componente.
Oggi sembra essere più difficile vedere “la luce in fondo al tunnel”. Le norme restrittive cambiano rapidamente, aumentando la sensazione di disorientamento e instabilità.
Siamo confusi, frustrati, affranti e sfiancati. 

È proprio in questo clima che sboccia e si diffonde la Pandemic Fatigue: uno stato di scoraggiamento e demotivazione che ostacola il perseguimento dei comportamenti necessari per proteggere se stessi e gli altri dal virus.


Si tratta di una risposta prevedibile e attesa allo stress prolungato.

Di fronte ad uno stimolo ambientale stressante, ad un pericolo (in questo caso il “nuovo coronavirus”), noi esseri umani siamo “programmati” per attingere a capacità mentali e fisiche. Questo ci permette di fronteggiare le situazioni, mobilitando le nostre risorse, garantendoci così la sopravvivenza. Si tratta di risposte finalizzate all’adattamento. Tutto ciò è davvero stupefacente, ma si tratta di una strategia di emergenza e, come tutte le strategie di emergenza, dà il massimo nel breve periodo, mentre tende ad affaticare il sistema se lo stress è prolungato. 

Tutti noi possediamo un sistema di difesa che si attiva e orienta i nostri comportamenti in caso di minaccia. Il suo fine è quello di garantire la nostra incolumità e si disattiva nel momento in cui si percepisce che il pericolo è cessato (Liotti et al., 2017). Tale sistema risiede nelle aree più arcaiche del nostro cervello, definite anche “cervello emotivo” (Van der Kolk, 2015). Il nostro cervello emotivo attiva una serie di reazioni muscolari e fisiologiche immediate, pre-programmate ed automatiche.

L’attuale emergenza sanitaria si prolunga da mesi, risulta difficile prevedere quando la minaccia si estinguerà, ma il nostro corpo e la nostra mente non sono pensati per funzionare in “modalità sopravvivenza e allarme” per periodi di tempo troppo lunghi. Ecco che allora i nostri vissuti e le nostre risposte cambiano. 

Cosa stiamo provando? 

  • Impotenza e perdita di self-agency. Nonostante gli sforzi effettuati nelle prime fasi della pandemia, ecco che ci ritroviamo alle prese con la seconda ondata. In questo momento è facile sperimentare un forte senso di perdita di speranza. I sacrifici fatti sembrano essere stati vani, la sensazione di non poter far nulla per intervenire sulla realtà, cambiare il corso delle cose è frequente. Ci sentiamo sempre più soli, disorientati, impossibilitati nel determinare le nostre vita. 
  • Angoscia e disperazione. Quando ci si sente impotenti, in gabbia è normale sentirsi in preda all’angoscia e alla disperazione. Le aspettative circa un graduale ritorno alla normalità, che avevamo timidamente accarezzato questa estate, sono state infrante. Ogni cosa sembra svuotata di significato, tutto è più faticoso perché non si riesce a intravedere la fine concreta dell’attuale emergenza. 
  • Vuoto e noia. Le restrizioni riducono in modo considerevole le attività piacevoli e di svago, impediscono o limitano la condivisione e i rapporti (quantomeno vis a vis) e incrementano la sensazione di noia e di vuoto. 
  • Alienazione e ottundimento (numbing). In questa situazione ci si può sentire alienati dalla propria esistenza, in uno stato di ottundimento. 
  • Rabbia, frustrazione e desiderio di affermare la propria libertà. Un’altra possibile reazione è proprio il bisogno di sentire di potersi autodeterminare, opponendosi alle restrizioni, vissute come una gabbia, una trappola imposta. 

Probabilmente quasi tutti noi hanno oscillato (e continuano ad oscillare) tra questi differenti vissuti, che costituiscono terreno fertile per il diffondersi e il mantenersi della demotivazione e della stanchezza diffusa, la pandemic fatigue. 

Quali altri fattori contribuiscono alla risposta di Pandemic Fatigue? 

  1. Essendo stati costretti a convivere per mesi e mesi con il virus può essere che la paura per il covid-19 in alcune persone sia diminuita, un po’ come se si fosse verificata una sorta di abituazione
  2. La percezione delle perdite economiche, sociali, affettive e personali dovute alle strategie per fronteggiare il virus si fa più forte 
  3. Le incoerenze nelle comunicazione, il continuo susseguirsi di normative differenti rendono difficoltosa la comprensione delle motivazioni che stanno dietro alle scelte governative. Ciò diminuisce la compliance e il senso di prevedibilità, accrescendo la frustrazione. 

Cosa possiamo fare? 

  • Innanzitutto è fondamentale non negare le proprie emozioni, qualsiasi esse siano. Le nostre emozioni ci forniscono informazioni preziose circa le situazioni esterne e l’impatto che queste hanno su di noi.
    Le emozioni non si scelgono, arrivano, ma noi possiamo scegliere sempre di accoglierle, fare loro spazio e cercare di comprenderle per reagirvi in modo adattivo.
    La consapevolezza e la riflessione su ciò che proviamo è dunque il primo fondamentale step. 
  • Riflettere sul fatto che si è parte della soluzione dell’attuale emergenza. Siamo affaticati, irritabili e demotivati, è vero. Le nostre speranze vacillano e ci sembra tutto inutile, eppure siamo noi in prima persona e poterci proporre come parte attiva per risolvere l’emergenza: rispettare le norme anti-contagio non significa sottomettersi all’autorità, bensì significa prendere in mano le redini della situazione e fare ciò che è in nostro potere per salvaguardarci e salvaguardare gli altri.
    Certo è che, in quanto esseri umani, i contatti interpersonali sono fondamentali per il nostro benessere, cerchiamo allora di mantenerli adottando le strategie necessarie affinché avvengano in sicurezza. 
  • Cercare di mantenere un equilibrio nella propria vita, creandosi nuove routine; ciò aiuta a diminuire la sensazione di disorientamento. 
  • Impegnarsi in attività rigeneranti e rilassanti. L’attività fisica ad esempio aiuta a ridurre lo stress. Ottimi alleati sono anche la mindfulness e le tecniche di rilassamento (link agli articoli e podcast), in grado di aumentare il nostro senso di efficacia nell’affrontare le situazioni, anche quelle più sfidanti. 
  • Non aver paura di parlare dei propri vissuti e di chiedere aiuto se questi sembrano divenire sovrastanti 

Cerchiamo di mantenere attiva la curiosità circa il nostro mondo interiore, collocandoci in una posizione non giudicante di osservazione e riflessione.
Stiamo vivendo un periodo faticoso e anche i nostri vissuti possono essere confusi e intensi, ciò non significa che debbano essere sovrastanti e impossibili da gestire. Possiamo comprenderli e tollerarli, attivando così risposte funzionali che ci permettano di costruire nuovi equilibri, salvaguardando al contempo la nostra e altrui salute. 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

Liotti, G.; Fassone, G.; Monticelli, F. (2017). L’evoluzione delle emozioni e dei sistemi motivazionali. Teoria, ricerca e clinica. Milano: Raffaello Cortina Editore. 

Van der Kolk, B. (2015). Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Milano: Raffaello Cortina Editore. 

https://unric.org/it/oms-come-combattere-la-crescente-indolenza-del-pubblico-rispetto-alla-pandemia/

www.who.int

Articolo Scritto dalla dott.ssa Verdiana Valagussa

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