COS’È E A CHI È RIVOLTO 

Il Parent Training (PT) è un percorso strutturato che si propone ai genitori quando risulta importante sostenere e promuovere abilità di gestione di criticità in famiglia. I bambini possono essere molto piccoli, così come già adolescenti – l’età non è un vincolo.

ORIGINI E MODELLO DI RIFERIMENTO 

Il Parent Training nasce intorno agli anni Sessanta del XX secolo e trae origini dai modelli cognitivo-comportamentali, la cui efficacia è documentata in moltissime ricerche in letteratura. Sin dalle prime evidenze scientifiche è emerso che il lavoro con i genitori consente di modificare comportamenti disfunzionali nel bambino (“comportamenti-problema”), facilitandone la regolazione emotiva e aumentando il benessere complessivo del nucleo familiare.

NON È NECESSARIO ESSERE IN POSSESSO DI DIAGNOSI

Il PT nasce soprattutto come sostegno a genitori aventi figli con differenti diagnosi: disturbi del neurosviluppo (es. disturbo dello spettro dell’autismo, disabilità intellettive, ADHD etc), disturbi d’ansia (es. da separazione, mutismo selettivo etc), disturbi depressivi, disturbi da evacuazione (es. enuresi, encopresi), disturbi dell’alimentazione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo oppositivo-provocatorio e così via.

In realtà possono giovare di un percorso di PT anche genitori aventi figli con sviluppo tipico, senza alcuna diagnosi, che sperimentano comunque delle fatiche nella propria quotidianità. Il Parent Training è infatti un programma strutturato e finalizzato al raggiungimento di obiettivi che il professionista condivide con i genitori sin dalla prima seduta. 

DURATA

A seconda del modello seguito dal professionista, gli incontri di PT generalmente possono durare un’ora oppure un’ora e mezza e possono essere effettuati una volta ogni due settimane. Se la situazione problematica portata dai genitori risulta particolarmente complessa e i genitori si sentono in fatica, è possibile effettuare un incontro a settimana, perlomeno inizialmente.

A CHI SI PUÒ ESTENDERE

Qualora vi siano situazioni che lo richiedano, è possibile estendere alcune sedute di PT a insegnanti, nonni e altre figure educative significative per il bambino/ragazzo.

Il criterio seguito è che in tal modo quest’ultimo ha la possibilità di generalizzare più efficacemente le nuove competenze che apprenderà in funzione del lavoro genitoriale. Inoltre, talvolta capita che le stesse modalità educative e pedagogiche non siano adeguate o sufficienti rispetto alla tipologia di comportamento-problema presentata. 

“COMPITI” E STRUMENTI

Come qualsiasi altra terapia cognitivo-comportamentale, anche il Parent Training richiede che vengano applicate nella vita quotidiana le metodiche studiate insieme al professionista: più esercito una nuova abilità, più questa avrà modo di radicarsi nella routine familiare divenendo automatica.

Il PT è un programma molto strutturato e ciò implica l’esecuzione di veri e propri “compiti”: poiché vengono promossi strumenti nuovi e tecniche mirate, essi non possono prescindere dall’esercizio quotidiano, affinché si promuovano degli utili cambiamenti.

IN CONCLUSIONE

Il PT è un percorso piuttosto breve e strutturato, di matrice cognitivo-comportamentale, che utilizza una serie di strumenti e tecniche che aiutano i genitori ad autoregolare le emozioni del proprio figlio/della propria figlia, favorendone l’autonomia, il benessere e i comportamenti positivi.

Tali caratteristiche rendono a tutti gli effetti il PT un programma utile e prezioso per genitori che desiderano effettuare un lavoro concreto del quale inevitabilmente ne beneficerà l’intero nucleo familiare.

BIBLIOGRAFIA

DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, Text Revision. Raffaello Cortina Editore, 2023.

Menghini D. & Tomassetti S. (2019), Il Parent Training oltre la diagnosi. Il metodo ReTe per aiutare i genitori di bambini in difficoltà. Erickson.

A cura di: Dott.ssa Silvia Bosio

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