Cos’è il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) ha generalmente un esordio precoce: il 20% nell’infanzia, il 29% nell’adolescenza e, comunque, il 70% prima dei 30 anni.

Il DOC prevede che vi siano delle ossessioni, ovvero pensieri o immagini ricorrenti vissuti come intrusivi che causano marcata ansia; e delle compulsioni, comportamenti ripetitivi o azioni mentali che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad una ossessione per prevenire o ridurre il disagio.

Comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.

Ossessioni e compulsioni più comuni

Le ossessioni più comuni sono:

  • Contaminazione
  • Dubbio su aver compiuto o no un’azione
  • Aggressività verso sé stessi o altri
  • Immagini o pensieri sessuali

Le compulsioni più comuni sono:

  • Lavare
  • Controllare
  • Riordinare
  • Contare, ripetere

Ossessioni del disturbo ossessivo compulsivo

Contaminazione

Le ossessioni e le compulsioni sono connesse a timori di contagi o contaminazioni. Quando il soggetto viene a contatto con un oggetto che considera sporco o portatore di germi avverte una crescente ansia che lo porta a sentirsi obbligato ad agire una serie di compulsioni (rituali) di lavaggio, pulizia o disinfezione.

Controllo

Le persone in questo caso hanno il dubbio ossessivo di non aver fatto qualcosa o di aver fatto qualcosa di male a qualcuno e per tranquillizzarsi tendono a controllare innumerevoli volte (es. aver chiuso il gas, aver chiuso la porta, aver urtato qualcuno in macchina ecc..). Il controllo li rende sicuri di aver fatto il possibile per prevenire o rimediare a una possibile catastrofe.

Ossessioni con compulsioni mentali

Le ossessioni in questo caso sono pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati e inaccettabili (aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, compiere azioni blasfeme, ecc.).

In questi casi le compulsioni sono mentali, ad esempio ripassano mentalmente il passato per assicurarsi di non aver fatto certe cose, osservano continuamente quello che provano e cercano di combattere e pensieri sgradevoli.

Ossessioni superstiziose

Il soggetto è guidato da regole per cui deve fare o non fare determinate cose, pronunciare o non pronunciare alcune parole, vedere o non vedere certe cose, contare un numero preciso di volte ecc.. Tutto ciò perché violare le regole potrebbe essere determinante per l’esito degli eventi e far accadere cose negative a sé o ad altri.

L’ossessivo pensa di avere un potere cruciale nell’esito degli eventi, quindi aumenta il suo senso di responsabilità. L’aumento della gravità dell’esito e del senso di responsabilità aumenta la tendenza alle compulsioni anche in soggetti non clinici. Al Paziente Ossessivo basta una minima percentuale di probabilità che accada l’evento temuto per far sì che la probabilità percepita sia molto più alta (ricerca della certezza al 100%) e che l’esito sia considerato una catastrofe anziché solo un problema.

Precisione

Cura del Disturbo ossessivo compulsivo

La psicoterapia cognitivo-comportamentale costituisce il trattamento psicoterapeutico di elezione per la cura dei disturbi ossessivi.

La psicoterapia cognitiva mira alla cura del DOC attraverso la modificazione di alcuni processi di pensiero automatici e disfunzionali. In particolare, agisce sull’eccessivo senso di responsabilità, sull’eccessiva importanza attribuita ai pensieri, sulla sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e sulla sovrastima della pericolosità dell’ansia, che costituiscono le principali distorsioni cognitive dei pazienti con DOC.

La tecnica più usata all’interno dell’approccio comportamentale alla cura del disturbo ossessivo compulsivo è l’esposizione con prevenzione della risposta. Essa ha mostrato i più elevati livelli di efficacia, infatti circa l’80% dei pazienti risponde bene.

Si costruisce una gerarchia di stimoli attivanti a cui il paziente si espone in modo graduale, senza mettere in atto le compulsioni, affinché sperimenti che l’ansia tende a diminuire spontaneamente.

Affiancamento cura farmacologica

Alla psicoterapia si può affiancare anche una cura farmacologica. Circa il 50% dei pazienti risponde bene alla terapia farmacologica, tuttavia la dimensione della risposta è spesso incompleta con pochi pazienti che arrivano a non avere più sintomi. Inoltre alla sospensione del farmaco potrebbe ripresentarsi il disturbo.

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Articolo scritto da Federica Ferrari – Psicologa Psicoterapeuta

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