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DEPRESSIONE POST-PARTUM: UN FEMOMENO CHE RIGUARDA ANCHE I PADRI

Articolo di Centro Interapia

10 Dic 21

Diversamente da come si può pensare, la depressione post-partum non è un evento che riguarda solo le neomamme; anche i padri infatti possono provare forti difficoltà di adattamento in seguito alla nascita di un bimbo.

Questo tipo di disagio infatti non dipende dall’esperienza del parto in sé e per sé, ma dalla fatica che si fa nell’attraversare questa delicata transizione di vita legata all’arrivo di un nuovo membro della famiglia, e dagli inevitabili e profondi cambiamenti che questo evento comporta, a livello individuale, di coppia, sociale, lavorativo e logistico.

Sintomatologia

La sintomatologia è la stessa presentata dalle donne e molto simile a quella che caratterizza la depressione maggiore, ed è costituita da sensazione di tristezza estrema, sbalzi d’umore, irritabilità, insonnia o ipersonnia, mancanza di appetito o iperfagia, stanchezza, ansia, difficoltà ad entrare in relazione col neonato, percezione di inadeguatezza e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria.

Fattori di rischio

I fattori di rischio che facilitano l’insorgenza di una depressione post-partum nei padri sono prevalentemente di natura biologica e ambientale.

Tra i fattori di natura biologica rientrano:

  • Cambiamenti ormonali che tipicamente avvengono durante la fase della gravidanza e nel periodo peri e post natale (Kim & Swain, 2007). Per esempio c’è una diminuzione dei livelli di testosterone (Fleming et al., 2002; Storey et al., 2000) al fine di abbassare il livello di aggressività, aumentare la concentrazione, favorire lo sviluppo di un attaccamento più forte col bambino e accrescere la capacità di empatia per poter rispondere al meglio al pianto del neonato o ai suoi bisogni in generale.
  • La presenza di bassi livelli di estrogeni. Tendenzialmente negli uomini i livelli di estrogeni aumentano a partire dall’ultimo mese di gravidanza della partner, per mantenersi tali in tutta la fase del post-parto (Berg & Wynne-Edwards, 2002), al fine di favorire comportamenti genitoriali più attivi nei confronti del bambino e un maggiore coinvolgimento e sintonia rispetto ai bisogni del piccolo. Al contrario, una presenza di bassi livelli di tale ormone è più frequentemente correlata alla presenza di umore depresso nei padri.
  • La presenza di bassi livelli di cortisolo, uno degli ormoni che regolano le risposte fisiologiche agli eventi stressanti. In condizioni ordinarie, al di fuori quindi della fase di vita legata alla nascita di un bambino, solitamente la presenza di alti livelli di cortisolo è associata alla presenza di alti livelli di stress. Per le madri nel periodo del post-parto però accade l’inverso: è utile un aumento dei livelli di cortisolo, poiché questo consente un accrescimento della sensibilità e della responsività verso il neonato (Fleming, O’Day & Kraemer, 1999) e un abbassamento dei livelli di depressione (Fleming & Anderson, 1987). La stessa cosa accade nei padri, ragione per cui livelli più bassi di cortisolo potrebbero comportare umore depresso e maggiori difficoltà nel legame padre-figlio.
  • La presenza di bassi livelli di vasopressina, che solitamente aumentano dopo la nascita del bambino (si tratta del processo equivalente all’aumento dei livelli di ossitocina nella madre). Alti livelli di vasopressina nei padri nel periodo del post-parto servono a favorire lo sviluppo del legame genitore-bambino (Wang, Ferris & De Vries, 1994). Al contrario, i padri che presentano bassi livelli di vasopressina possono incontrare maggiori difficoltà nel mettere in atto comportamenti genitoriali adeguati ed essere di conseguenza più esposti al rischio di sviluppare una sindrome depressiva.
  • La presenza di bassi livelli di prolattina, ormone che gioca un ruolo importante nel favorire lo sviluppo ed il mantenimento di comportamenti genitoriali adeguati. I livelli di prolattina, sia nelle donne che negli uomini, solitamente aumentano durante la gravidanza e continuano ad aumentare nel corso dei primi anni di vita del bambino. Alti livelli di prolattina nei padri nel periodo postnatale sono associati a risposte maggiori e più responsive agli stimoli infantili (Storey et al., 2000); livelli di prolattina più bassi invece possono comportare maggiori difficoltà di adattamento al ruolo di genitore e quindi esporre i neo padri a stati d’animo più negativi.
  • Una storia pregressa di psicopatologia, che rende più vulnerabili i soggetti aumentando in generale il rischio di ricaduta in periodi di vita particolarmente stressanti come il post-parto.

Tra i fattori di natura ambientale menzioniamo: 

  • La maggiore difficoltà che i padri incontrano nello sviluppare un legame affettivo con i propri figli rispetto alle madri, le quali invece tendono a sviluppare un attaccamento quasi istantaneo col bambino dopo la nascita. Il legame padre-bambino infatti sembra rafforzarsi in maniera più graduale nel corso dei due mesi successivi alla nascita (Anderson, 1996). Questo sviluppo più lento del legame di attaccamento potrebbe portare i padri a sperimentare sentimenti di impotenza e depressione dei mesi immediatamente successivi al parto.
  • L’assenza di un modello genitoriale di sesso maschile positivo di riferimento. È solo negli ultimi anni infatti che ai padri è richiesta una maggiore presenza e un maggiore coinvolgimento nel prendersi cura del bambino, ragione per cui molti padri non hanno a loro volta un modello di cura di riferimento adeguato, che vede come protagonista il proprio padre o comunque una figura maschile (Barclay & Lupton, 1999). Questo può portare il neo-padre a sperimentare ansia, depressione e sentimenti di inadeguatezza poiché può avere una scarsa chiarezza di che cosa ci si aspetti da lui e di come ci si debba porre in una relazione di accudimento.
  • L’assenza di ricompense e gratificazioni nella genitorialità. Spesso i sorrisi dei bambini fungono da rinforzo positivo e motivano a portare avanti il ruolo genitoriale, nonostante la fatica. A volte però la mancanza di chiarezza rispetto a come questo ruolo possa essere svolto al meglio e il poco tempo a disposizione per stare col bambino (purtroppo generalmente i padri ritornano al lavoro subito dopo la nascita del bambino) possono portare a sperimentare sentimenti di ansia e angoscia. 
  • Le modificazioni che la coppia deve affrontare dopo la nascita del bambino.

Spesso i padri riferiscono di sentire di avere un ruolo marginale rispetto alla diade madre-bambino (i quali sviluppano un legame molto forte grazie all’allattamento al seno), sperimentando vissuti di isolamento e di gelosia (Goodman, 2002).

Inoltre segnalano una maggiore insoddisfazione nei rapporti di coppia, legata soprattutto alla mancanza di intimità (Meighan et al., 1999).

depressione post partum padri

il fenomeno della depressione post-partum è possibile anche per i padri

Fattori di protezione e prevenzione

Il sostegno ai padri in questa delicata fase di vita può provenire da più fronti, per ridurre la probabilità di sviluppare sintomi depressivi:

  • Sostegno da parte della partner: è importante che il padre si senta incoraggiato e coinvolto da parte della partner e che la coppia possa ritagliarsi degli spazi in cui confrontarsi apertamente su aspettative, paure e perplessità legate all’arrivo del bambino e al suo accudimento successivamente, creando un modello di cooperazione e collaborazione nel prendersi cura del piccolo.
  • Sostegno da parte degli altri membri della famiglia, che possono aiutare riconoscendo e validando l’importanza del ruolo paterno e sostenendo il padre nelle difficoltà che può incontrare in questa fase.
  • Sostegno da parte della società e del mondo del lavoro, attraverso la possibilità per esempio di usufruire di permessi o congedi retribuiti per aiutare i padri ad essere più partecipi e presenti nella fase post-partum, anche se purtroppo ad oggi non tutti gli Stati garantiscono tale diritto.
  • Può infine essere utile la partecipazione a gruppi psicoeducativi in cui si spieghi quali sono le aspettative rivolte verso il ruolo paterno e cosa un padre potrebbe fare in concreto per essere presente e collaborativo nella fase perinatale, o a gruppi di auto-mutuo aiuto in cui gli stessi padri possano trovare uno spazio per mettere in comune e condividere paure e fatiche, o a programmi di prevenzione della depressione post-partum rivolti alla coppia e non solo alle madri (come invece generalmente accade), o valutare un accompagnamento più personalizzato attraverso un percorso di psicoterapia o attraverso l’utilizzo di antidepressivi in caso di manifestazioni sintomatiche.

Bibliografia

  • Barclay, L. & Lupton, D. (1999). The experiences of new fatherhood: A socio-cultural analysis. J Adv Nurs, 29(4), 1013–20.
  • Berg, S. J. & Wynne-Edwards, K. E. (2002). Salivary hormone concentrations in mothers and fathers becoming parents are not correlated. Horm Behav, 42(4), 424–36.
  • Fleming, A. S. & Anderson, V. (1997). Affect and nurturance: Mechanisms mediating maternal behavior in two female mammals. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry, 11, 121–7.
  • Fleming, A. S., Corter, C., Stallings, J. & Steiner, M. (2002). Testosterone and prolactin are associated with emotional responses to infant cries in new fathers. Horm Behav, 42(4), 399–413.
  • Fleming, A. S., O’Day, D. H. & Kraemer, G. W. (1999). Neurobiology of mother-infant interactions: Experience and central nervous system plasticity across development and generations. Neurosci Biobehav Rev, 23(5), 673–85.
  • Goodman, J. H. (2002). Becoming an involved father of an infant. J Obstetr Gynecolog Neonatal Nurs, 34(2), 190–200.
  • Kim, P. & Swain, J. (2007). Sad Dads: Paternal Postpartum Depression.
  • Meighan, M., Davis, M. W., Thomas, S. P. & Droppleman, P. G. (1999). Living with postpartum depression: The father’s experience. Am J Matern Child Nurs, 24(4), 202–8.
  • Storey, A. E., Walsh, C. J., Quinton, R. L. & Wynne-Edwards, K. E. (2000). Hormonal correlates of paternal responsiveness in new and expectant fathers. Evol Hum Behav, 21(2), 79–95.
  • Wang, Z., Ferris, C. F. & De Vries, D. J. (2006). Role of septal vasopressin innervation in paternal behavior in prairie voles (Microtus ochrogaster). Proc Natl Acad Sci U S A, 91(1), 400–4.

Articolo scritto dalla dr.ssa Annarita Scarola, Psicologe e Psicoterapeuta

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