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I PILASTRI DELLA PSICOLOGIA: ALBERT ELLIS

Articolo di Sara Angelicchio

31 Mag 22

Uno dei padri della psicologia cognitiva e fondatore dell’Albert Ellis Institute, con il suo modello terapeutico ha contribuito in modo decisivo al riconoscimento del ruolo fondamentale del pensiero nella sofferenza umana, ed a trovare modalità brevi ed orientate al presente per alleviare i disturbi psicologici . 

LA VITA

Albert Ellis nacque a Pittsburgh nel 1913 e crebbe a New York. Era il maggiore di tre figli, e la sua infanzia fu caratterizzata da una salute cagionevole e da diverse difficoltà familiari. I suoi genitori divorziarono quando aveva 12 anni, momento in cui dovette iniziare a prendersi cura dei due fratelli minori. Una grave disfunzione renale lo portò ad abbandonare ogni attività sportiva e a dirigere completamente i suoi interessi verso i libri.

Tali difficoltà familiari vissute nell’infanzia e nell’adolescenza contribuirono a forgiare la sua personalità ed il suo approccio alle difficoltà che gli si prospettavano: lui stesso infatti si descriveva come “un deciso e testardo problem solver”. Un esempio lampante di questo aspetto risale alla sua adolescenza e giovinezza, durante la quale Ellis aveva una gran paura di parlare in pubblico ed era estremamente timido con le ragazze. Quando era studente, per affrontare e superare questa condizione, nel giardino botanico del Bronx si sforzò di attaccare bottone con 100 giovani donne nell’arco di un mese, senza curarsi troppo delle risposte che riceveva. Malgrado non fosse riuscito ad ottenere neanche un appuntamento, il giovane Albert riuscì in questo modo a superare il suo imbarazzo con le donne e la paura di essere rifiutato.

Da giovane sognava di diventare un famoso scrittore di narrativa ed all’età di 28 anni aveva già scritto diversi racconti, commedie teatrali e poesie. Si occupò poi di saggistica, scrivendo in merito alla rivoluzione sessuale della famiglia, argomento che, insieme alla laurea in psicologia clinica ed al dottorato di ricerca presso la Columbia University, avvicinò i suoi interessi professionali alla psicoanalisi. Iniziò quindi il training per  diventare psicoanalista, ma ne fu progressivamente deluso  per gli scarsi risultati che si ottenevano e per le tempistiche così lunghe. Iniziò quindi a cercare modalità e tecniche nuove che rendessero più efficace le terapie che conduceva. Durante questa ricerca si accorse sempre di più che, discostandosi dalla psicoanalisi, diventava sempre più efficiente come psicoterapeuta. Si rese conto che lavorare sui pensieri che i pazienti avevano riguardo a se stessi ed ai loro problemi portava ad un miglioramento decisivo del percorso terapeutico. Concettualizzò così una tecnica che poi chiamò ristrutturazione cognitiva, e che nel 1955 integrò nell’ approccio inizialmente chiamato Rational Therapy e poi rinominato Rational Emotive Therapy (RET).

Nello strutturare questa nuova teoria psicoterapeutica, il pensiero di Ellis ebbe diverse influenze: tra i suoi interessi filosofici troviamo lo stoicismo, il pensiero buddhista e la corrente Zen. 

Nel 1959 Albert Ellis fondò l’Institute for Rational Living (successivamente Institute for Rational Emotive Therapy  e più recentemente Albert Ellis Institute), dove iniziò a condurre workshop ed insegnare ad altri terapeuti il suo modo di fare psicoterapia.

 In tutta la sua vita Ellis pubblicò una sessantina di libri e più di 600 articoli. L’Istituto fu frequentato da personaggi che poi  sono diventati figure di spicco della Terapia Cognitivo-Comportamentale, quali Aaron BackArnold Lazarus e Steven Hayes.

Una pietra miliare per la diffusione della RET fu la pubblicazione, nel 1962, del testo Reason and Emotion in Psychoterapy in cui venivano esposti i fondamenti della sua prassi psicoterapeutica. 

Nel 1982 fu valutato dalle Associazioni degli Psicologi statunitense e canadese al secondo posto, in una classifica dei più influenti psicoterapeuti del XX secolo.

Nel 1993 Albert Ellis decise di trasformare il nome del suo approccio psicoterapeutico in Rational Emotive Behavior Therapy, aggiungendo la B di Behavior all’acronimo, che quindi divenne REBT. In questo modo volle sottolineare quanto fosse importante il cambiamento del comportamento, affiancato a quello dei pensieri (Rational)  e delle emozioni (Emotive). Uno dei suoi ultimi scritti fu un articolo in cui auspicava una possibile integrazione tra la REBT ed un approccio psicoterapeutico di terza ondata, l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT).

Ellis si sposò due volte, la prima volta con la psicologa Janet Wolfe, che divenì anche direttore esecutivo dell’Albert Ellis Institute; la seconda con Debbie Joffe. All’età di 40 anni gli fu diagnosticato il diabete e per tutta la vita fu costretto ad assumere insulina. Ellis morì per arresto cardiaco e insufficienza renale il 24 luglio 2007. 

LA TEORIA: LA REBT

La Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) è un approccio di psicoterapia cognitivo comportamentale, focalizzata sul presente. L’obiettivo di questo approccio è aiutare le persone ad affrontare le proprie sofferenze con l’aiuto di tecniche cognitive. Ellis partì dal presupposto secondo il quale spesso il disagio psicologico ed emotivo non è determinato direttamente dalle caratteristiche dell’evento attivante in sé, ma dai pensieri, spesso distorti e irrazionali, che la persona ha riguardo all’evento stesso. Ad esempio, immaginiamo di provare ansia poco prima di ritirare l’esito di importanti esami medici: l’ansia che si prova non è causata dall’atto fisico di recarsi in ospedale a ritirare gli esami, o da quello di aprire la busta del referto, ma è determinata dal pensiero che passa per la testa in quel momento, che può essere “ E se i risultati non sono buoni? E se sono malato? Cosa ne sarà di me? Sarà intollerabile per me”. Se, in quel momento, i pensieri fossero diversi, ad esempio “Se i risultati non sono buoni non sarà piacevole per me, ma sarà sicuramente tollerabile e lo potrò gestire”, l’emozione che si prova nel momento in cui si ritirano i referti sarà diversa. Dunque,secondo l’assunto fondamentale della REBT, il modo in cui ci sentiamo e ci comportiamo deriva direttamente da quello che pensiamo. Di conseguenza, pensieri illogici, distorti e irrazionali generano emozioni e comportamenti problematici, che possono essere risolti sostituendo questi pensieri con pensieri razionali.

Ellis ha ideato uno schema che permette di analizzare le situazioni che viviamo, individuando i pensieri irrazionali che causano le emozioni dolorose. Lo schema si chiama ABC ed è composto dai seguenti elementi: 

  • A (Adversities and Activating Experiences), ossia la situazione o l’evento spiacevole che stiamo vivendo/abbiamo vissuto.  
  • B (Beliefs), ossia i pensieri che ci passano per la testa rispetto alla situazione che stiamo vivendo. Questi possono essere razionali, cioè che esprimono la preferenza che gli eventi avversi non avvengano, o irrazionali, cioè che esprimono la pretesa assoluta che le avversità non accadono, o aspettative catastrofiche nell’eventualità che queste si verifichino.
  • C (Consequences), sono le conseguenze dirette dei B. Sono le emozioni che proviamo, causate dal pensiero, e i comportamenti che mettiamo in atto. Emozioni e comportamenti derivanti da pensieri razionali sono definiti funzionali, mentre quelli derivanti da pensieri irrazionali sono definiti disfunzionali, e sono più intensi e meno tollerabili. 

Esempio ABC:

A B C
Stamattina mi hanno licenziato

Irrazionale:

Non doveva succedere! 

E’ terribile, insopportabile

Emozione: Depressione

Comportamento: piango, sto a letto

Con lo schema ABC, è possibile individuare i pensieri irrazionali (nell’esempio: “non doveva succedere, è terribile, insopportabile”), su cui lavorare insieme al terapeuta per sostituirli con pensieri razionali. Una tecnica utile per fare questo passaggio è il disputing, in cui paziente e terapeuta riflettono insieme sulle falle e sulla rigidità eccessiva del pensiero irrazionale, indebolendolo, ed individuano un pensiero alternativo da richiamare in situazioni analoghe che sia più utile. Nell’esempio sopra indicato, il pensiero irrazionale è sostituibile con “preferivo non venire licenziato, ma è successo ed è sopportabile”.

Lo scopo della REBT non è eliminare l’emozione negativa o sostituirla forzatamente con una positiva, ma ottenere un’emozione che sia meno intensa e quindi più tollerabile, e la messa in atto di comportamenti più funzionali. Ad esempio, è possibile ottenere una sana preoccupazione al posto di forte ansia,  frustrazione al posto di rabbia o tristezza al posto di depressione.

La REBT è quindi un potente strumento che aiuta le persone a trasformare le proprie convinzioni autodistruttive in convinzioni più adattive. Questo permette di sviluppare un potente senso di autoefficacia e di promuovere un senso di accettazione incondizionata nei confronti di se stessi e del mondo che ci circonda. 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ALBERT ELLIS

DiGiuseppe, R. A. (2014). Manuale di terapia razionale emotiva comportamentale. Cortina.
Froggatt, W. (2005). Rational emotive behaviour therapy
Ellis, A., & De Silvestri, C. (1989). Ragione ed emozione in psicoterapia. Astrolabio.

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