Articolo scritto dalla Dott.ssa Verdiana Valagussa Psicologa e Psicoterapeuta

Legami di coppia, come comprenderli? 

Talvolta, all’interno delle relazioni sentimentali, si ha la sensazione di ripetere un copione: capita che le persone si chiedano come mai tendano a scegliere spesso partner molto simili tra loro o a reiterare dinamiche che hanno generato sofferenza già in passato.

Può accadere che alla fine di una relazione ci si riprometta di abbandonare alcuni atteggiamenti assunti all’interno del rapporto, ma che questo proposito sfumi, senza che ce ne si renda conto, quando ci si mette  in gioco con un nuovo partner. 

Come mai avviene questo?
Quali sono i meccanismi su cui si sviluppa un legame d’amore?
Quali parametri utilizziamo per scegliere la persona con cui iniziare una relazione sentimentale?

Per cercare una spiegazione a tutto ciò, si rivela utile approfondire la teoria dell’attaccamento elaborata da John Bowlby (1989). 

La teoria dell’attaccamento: Cosa si intende con “attaccamento”

L’attaccamento può essere definito come un legame privilegiato tra una persona e un’altra che se ne prende cura. Solitamente quando si parla di attaccamento ci si riferisce al legame tra il bambino e la madre o la figura di riferimento.

Fin dalla nascita i bambini mostrano schemi comportamentali di attaccamento, ovvero comportamenti finalizzati alla ricerca e al mantenimento della prossimità da parte di una persona più competente (Bowlby, 1989).

L’attaccamento è un bisogno innato e primario, come dimostrato da Harry Harlow (Harlow & Zimmerman, 1959). Harlow, attraverso alcuni esperimenti condotti  su cuccioli di scimmie rhesus, mostrò come il legame con la madre sia indispensabile per lo sviluppo.

La deprivazione materna aveva sui piccoli di scimmia effetti devastanti: disturbi del sonno, alterazioni del battito cardiaco, anomalie comportamentali (come ad esempio stereotipie e dondolamento), tendenza all’isolamento una volta reinseriti in un contesto sociale.
In una ricerca, Harlow propose ai piccoli di scimmia due fantocci sostitutivi della madre: uno di ferro e dotato di biberon, un altro di pezza senza biberon.

Si notò come i cuccioli  preferissero passare più tempo a contatto con la madre sostitutiva di pezza e ricorressero a lei per cercare conforto se spaventati. I risultati di questa ricerca provano come il bisogno di contatto e di vicinanza sia indipendente dal bisogno di essere nutriti.

Ciò che possiamo dedurre è che l’attaccamento risulta essere indispensabile alla sopravvivenza, garantendo tanto la protezione dai pericoli quanto il conforto da parte di una figura di riferimento. Man mano che il legame di attaccamento si struttura e si consolida, il caregiver (figura di riferimento che fornisce cura) assume il ruolo di base sicura; ciò significa che diviene  un’importante fonte di sicurezza e protezione: il bambino si sente libero di esplorare il mondo e di sperimentarsi in nuove attività con la certezza che, in caso di difficoltà, la figura di accudimento sarà lì per aiutarlo (Bowlby, 1989). I comportamenti di attaccamento, infatti, sono evidenti soprattutto in situazioni di stress, quando si è spaventanti, molto attivati da qualcosa, stanchi o feriti (sia fisicamente che emotivamente), insomma in tutti quei momenti di difficoltà in cui ognuno di noi avverte il bisogno di rassicurazioni e di un supporto caldo.

L’attaccamento si forma nell’infanzia ma non riguarda solo l’infanzia

Come evidenziato da Bowlby (1989), l’attaccamento non riguarda solo l’infanzia, ma accompagna ogni persona per tutta la durata della sua vita, “dalla culla alla tomba”. Tutti sentiamo il bisogno, anche da adulti, di una figura pronta a fornirci supporto, consolarci e sostenerci. Quando sappiamo di poter contare su una figura sensibile e disponibile ci sentiamo più sicuri. In età adulta abbiamo la possibilità di scegliere le nostre figure di riferimento e queste coincidono sovente con gli amici stretti e l’eventuale partner sentimentale (Ainsworth, 1985). 

I comportamenti di attaccamento di una persona, ovvero come una persona ricerca vicinanza e aiuto, si strutturano a partire da come essa è stata trattata dai caregiver principali durante l’infanzia. È proprio in questa fase della crescita che si interiorizza il senso di valore personale, si impara cosa aspettarsi dagli altri, quanta importanza dare ai propri bisogni affettivi e si apprendono le strategie di regolazione emotiva.

Bowlby (1989) sostiene che il bambino costruisca una determinata immagine di sé, degli altri e delle relazioni sulla base delle primissime relazioni interpersonali, dunque a seconda della responsività e sensibilità dei caregiver verso i suoi bisogni. Tali rappresentazioni cognitive interne sono chiamate da Bowlby “modelli operativi interni”. Inseguito, la persona tenderà ad utilizzare i modelli operativi per costruirsi aspettative circa la relazione e fare previsioni sulle risposte degli altri all’interno degli scambi interattivi. 

I diversi pattern di attaccamento

Grazie agli studi di Mary Ainsworth (1985a; 1985b) è stato possibile individuare tre pattern (stili) principali di attaccamento, sviluppatisi a partire dalle modalità di accudimento dei caregiver durante la prima infanzia: attaccamento sicuro, attaccamento insicuro evitante, attaccamento insicuro ambivalente. Ognuno di questi si accompagna a modelli operativi interni differenti. 

  1. Attaccamento sicuro. Pattern di attaccamento che si sviluppa quando la figura di riferimento del bambino è presente e sensibile, risponde alle sue richieste di supporto aiutandolo a contenere le sue emozioni negative senza essere invadente. Il bambino impara che è possibile esprimere i propri bisogni e anche le emozioni disturbanti, poiché gli altri sono disponibili a supportare e confortare. Avendo ricevuto risposte amorevoli si crea un’immagine di sé come persona di valore e degna di amore. Inoltre, si rappresenta mentalmente gli altri come disponibili a fornire aiuto. Sviluppa maggiore fiducia in sé e nelle relazioni. 
  2. Attaccamento insicuro evitante. La figura di riferimento è poco propensa alle manifestazioni di affetto. Pur essendo solitamente attenta a non far mancare nulla al piccolo sul piano materiale, si mostra poco sensibile alle richieste di attaccamento. Viene scoraggiata l’espressione delle emozioni disturbanti, il bambino viene incentivato a non mostrarsi debole (“Non piangere, sei un ometto”, “Le persone forti non hanno paura”..). Il piccolo apprende velocemente a non manifestare le emozioni disturbanti e ad evitare la vicinanza emotiva, oltre che fisica. Si convince di doversela cavare da solo, poiché si crea una rappresentazione mentale degli altri come non disponibili in caso di bisogno. Inoltre, interiorizzerà una rappresentazione di sé come di una persona non degna d’amore e di poco valore
  3. Attaccamento insicuro ambivalente. La figura di riferimento è ipercontrollante e fornisce supporto in maniera imprevedibile: a volte accorre nei momenti di difficoltà del bambino, altre volte lascia che il bambino si disperi. Può capitare che abbia comportamenti invadenti e intrusivi, ad esempio, mentre il bambino è impegnato nel gioco o nell’esplorazione, lo interrompe per abbracciarlo. Il bambino non è in grado di prevedere come reagirà il suo caregiver. Per massimizzare la possibilità di ottenere vicinanza e conforto, il bambino impara ad esasperare l’espressione delle emozioni disturbanti.  Il piccolo interiorizzerà un’immagine di sé come di una persona amabile in modo “intermittente” e una rappresentazione degli altri come imprevedibili, inaffidabili

Le rappresentazioni mentali del sé e degli altri tendono a mantenersi stabili. Ciò accade poiché si tende ad interpretare i comportamenti altrui attraverso i filtri forniti dai modelli operativi interni: ad esempio, una persona con attaccamento ambivalente potrebbe pensare che il partner non le ha risposto ad un messaggio poiché lei non è abbastanza degna d’amore, trascurando le altre possibili spiegazioni del comportamento altrui.

Le aspettative basate sulle credenze su noi stessi e sugli altri guidano, inoltre, i nostri comportamenti e la scelta di situazioni e persone che vanno a confermare le nostre previsioni. Pertanto la creazione di nuove relazioni significative e privilegiate, tra cui i rapporti d’amore, è fortemente influenzata dai legami di attaccamento precedenti.  

Attaccamento e relazioni d’amore

Quando due partner si amano desiderano essere l’uno rifugio sicuro per l’altro, ma anche sentirsi accolti, supportati e confortati dall’altro in caso di difficoltà. Possiamo dunque definire le relazioni amorose stabili come veri e propri legami di attaccamento.

Pertanto i rapporti d’amore affondano le proprie radici nelle relazioni avute con i caregiver durante l’infanzia. Si potrebbe dire che il legame di attaccamento infantile costituisca il prototipo delle relazioni future (Attili, 2004). Shaver e Hazan (1987) mostrano, portando a riprova alcune ricerche, come il modo in cui le persone vivono le relazioni d’amore risulti essere influenzato dalla loro storia di attaccamento infantile:

  • Le persone che hanno una storia di attaccamento sicuro tendono a costruire relazioni sentimentali basate sulla fiducia, questo poiché considerano le persone a loro vicine come affidabili e perché si sento degni d’amore. Sono capaci di riconoscere le emozioni nell’altro ed esprimono adeguatamente le proprie, ciò facilità la reciprocità di coppia: i partner con attaccamento sicuro sono in grado di accudire l’altro e di farsi accudire (Shaver & Hazan, 1987). Non temono la vicinanza emotiva. Sono in grado di considerare come le relazioni amorose possano attraversare dei periodi più difficili, ma credono nell’amore duraturo e stabile. La probabilità di instaurare relazioni appaganti è elevata (Attili, 2004).
  • Le persone con una storia di attaccamento evitante temono la vicinanza emotiva, sono diffidenti verso gli altri e poco propensi a rinunciare alla propria indipendenza. Credono che l’amore sia un sentimento inutile, sopravvalutato, un’illusione. Possono avere numerose relazioni, ma faticano ad aprirsi nel rapporto di coppia e a mostrare i loro sentimenti. Hanno paura di legarsi ad un’altra persona in modo profondo (Shaver & Hazan, 1987). Tendono ad instaurare relazioni con partner simili a loro, che vanno a confermare la credenza che gli altri non siano disponibili a fornire supporto e conforto. In altri casi, si legano a persone con storia di attaccamento ambivalente, poiché queste si fanno carico della relazione, inseguendoli ed avanzando richieste pressanti ed eccessive (Attili, 2004).
  • Le persone con una storia di attaccamento ambivalente credono fermamente che i loro bisogni emotivi non verranno soddisfatti. Temono di venir abbandonati da un momento all’altro dal partner sentimentale, per questo motivo cercano continue rassicurazione e dimostrazioni di affetto, assumono comportamenti controllanti, risultano essere possessivi e gelosi. Il loro bisogno di affetto e vicinanza pare incolmabile, manifestano una forte ansia da separazione. Spesso si trovano partner distanzianti, non disposti ad impegnarsi e che evitano l’intimità. Ciò non fa altro che aumentare le richieste rabbiose e disperate di vicinanza, che a loro volta rinforzano le tendenza a fuggire del partner (Attili, 2004; Shaver & Hazan, 1987).

Sebbene, come si è visto, le credenze relative al sé, agli altri e alle relazioni siano in grado di influenzare il modo in cui si instaurano e si vivono i legami significativi, è importante sottolineare come relazioni successive possano modificare i modelli operativi interni (Liotti & Farina, 2011).

Stabilire una relazione calda con una persona accogliente e in grado di fornire sicurezza è un’esperienza preziosa, in grado di favorire un confronto e uno scambio più equilibrato e cooperativo all’interno delle relazioni.


Iniziare a divenire consapevoli delle proprie reazioni nei rapporti significativi e del proprio pattern di attaccamento dischiude la possibilità di cambiamento. 

Talvolta, quando le credenze negative su di sé e gli altri, influenzano in modo pervasivo il presente e risultano essere molto radicate, per favorire il cambiamento e il raggiungimento di nuovi equilibri può essere utile un percorso psicoterapeutico.

La terapia supporta le capacità autoriflessive, aiutando la persona ad individuare i modelli operativi interni alla base dei comportamenti poco funzionali all’interno della relazione (scoppi d’ira, evitamento del dialogo, tentativi di controllo del partner…). 

Raggiunta una maggiore consapevolezza dei meccanismi che regolano le proprie reazioni, è possibile contenere gli effetti negativi che le credenze continuano ad avere nel presente, favorendo esperienze relazionali riparative in grado di modificare gradualmente i modelli operativi interni.

Se non possiamo scegliere la nostra storia di attaccamento precoce, possiamo scegliere, da adulti, di prenderci la responsabilità del  nostro cambiamento per stabilire relazioni più calde, appaganti e raggiungere un maggior benessere. 

BIBLIOGRAFIA

Ainsworth, M.D.S. (1985a). Pattern of infant-mother attachment: antecedents and effects on development. Bulletin of New York Accademy of Medicine, 61, 771-791.

Ainsworth, M.D.S. (1985b). Attachment across the life span. Bulletin of New York Accademy of Medicine, 61, 792-812.

Attili, G. (2004). Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner? Bologna: Il Mulino.

Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Harlow, H.F., & Zimmerman R.R. (1959). Affectional responses in the infant monkey. Science, 130, 3373, 421-432. 

Shaver, P., & Hazan, C. (1987). Being lonely, falling in love: Perspectives from attachment theory. Journal of Social Behavior & Personality, 2, 105-124.

Iscriviti alla newsletter di interapia

Iscriviti alla newsletter di interapia

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere le ultime notizie di psicologia direttamente e i nmaniera gratuita nella tua casella di posta.

Grazie per esserti iscritto alla nostra newsletter