L’ADHD

Il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) indica una condizione clinica con esordio precoce, con predisposizione genetica importante, caratterizzata da forme e manifestazioni differenti. È possibile rilevare componenti significativamente rilevanti di inattenzione o iperattività/impulsività oppure entrambe in combinazione (“forma mista”). 

Come anticipato, si tratta di una condizione clinica in quanto comporta una serie di invalidazioni per la persona nel suo funzionamento quotidiano, individuale e soprattutto sociale (scuola, lavoro, modalità di interazione con il prossimo etc).

Per dare un’idea delle varie forme di ADHD nei bambini, possiamo dire che la disattenzione si manifesterebbe con distraibilità, difficoltà di concentrazione e attenzione, disorganizzazione spazio-temporale (es. cattiva gestione del tempo); l’impulsività si manifesta generalmente con comportamenti poco organizzati e immediati, risposte date di getto oppure fatica nel seguire il turno di parola durante le conversazioni; infine, l’iperattività si può manifestare mediante inquietudine, agitazione psicomotoria, logorrea, fatica nel stare fermi o seduti, tendenza al movimento anche piccolo (muoversi sulla sedia, scrollare mani e piedi etc).

L’ADHD in età adulta

In età adulta l’ADHD avrebbe una prevalenza pari al 3% circa nella popolazione generale – pertanto appare uno dei disturbi maggiormente diffusi. 

Abbiamo anticipato che l’ADHD ha esordio precoce. In età adulta può permanere con parziali modifiche. Generalmente si può verificare una gestione poco efficace delle risorse attentive, aspetto che comporta talvolta delle manifestazioni impulsive/iperattive.

Gli adulti con ADHD possono andare incontro a una serie di fatiche e frustrazioni nella loro quotidianità, in ambito sociale, in ambito lavorativo e anche in termini di autostima. Ciò è tanto più rilevante soprattutto nelle situazioni in cui il disturbo risulti gravemente invalidante. 

Se in infanzia/adolescenza l’ADHD può assumere svariate forme e manifestazioni, tale eterogeneità prosegue anche in età adulta: 

  • Disattenzione: è il fattore generalmente più invalidante in età adulta, anche in considerazione del fatto che l’adulto è chiamato a una gestione sempre più sofisticata delle risorse attentive per motivi legati alla quotidianità (famiglia, relazioni, lavoro, impegni etc). Non solo occorre saper mantenere attenzione a ciascuna attività per il tempo necessario da essa richiesto, bensì, in caso di distrazioni, occorre saper spostare l’attenzione su queste ultime, mantenerla fino a loro compimento, per poi ritornare all’attività originaria e mantenere concentrazione su essa per concluderla. Gli adulti con ADHD passano spesso da un compito all’altro, collezionando frequentemente una serie di attività incompiute. Altre volte si verifica invece una condizione del tutto opposta, ossia di iperfocusing su un determinato compito, aspetto che implica una perdita di controllo sul resto del mondo, in quanto assorbiti dall’attività in essere.
  • Iperattività: tende a diminuire in età adulta. Tra le modalità di “scaricare” la tensione emotiva e nervosa si annoverano fatica ad attendere, irrequietezza, cambiamento di postazioni ad esempio al lavoro, movimenti simili a tic (con mani od oggetti es. tamburellare con la penna, toccare i capelli etc). Altre volte l’iperattività viene gestita nel corso della crescita attraverso comportamenti che si sono adattati gradualmente al contesto e alla società: ad esempio mediante attività sportive.
  • Impulsività: si presenta in modalità molto svariate, in parte sovrapponibili a quelle descritte in precedenza es. difficoltà nella gestione emotiva, attuazione di condotte rapide e immediate, frustrazione nel dover aspettare, difficoltà nel frenare alcuni comportamenti.

Le caratteristiche descritte sono solo una generale rappresentazione di come l’ADHD può manifestarsi in età adulta. Inoltre, così come in età evolutiva, anche nell’adulto tali caratteristiche si distribuiscono tra loro in maniera molto differente, creando combinazioni sfaccettate di diversa entità.

Conclusioni

Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo. L’ADHD è un disturbo molto noto perlopiù in età evolutiva e nel corso del tempo gli studi e i trattamenti si sono molto più focalizzati su bambini e adolescenti. 

Per quanto alcune caratteristiche tendano a modificarsi in età adulta o a “mascherarsi” in seguito a meccanismi di adattamento e compensazione all’ambiente durante la crescita, anche in età adulta l’ADHD può mantenersi parimenti invalidante e spesso associarsi ad altre difficoltà o franchi disturbi di altra natura. 

Diventa pertanto significativo riconoscere il disturbo, le sue caratteristiche e attivare interventi mirati per ridurre frustrazioni e fatiche.

Il trattamento in psicoterapia

il l trattamento dell’ADHD in età adulta, da parte di uno psicoterapeuta cbt può mettere in campo diverse strategie ecco alcuni interventi mirati:

  1. Riconoscimento delle Difficoltà Specifiche: Valutare le aree di maggiore difficoltà del paziente, come la gestione del tempo o l’attenzione ai dettagli.
  2. Tecniche di Gestione del Tempo: Insegnare metodi per organizzare le attività quotidiane, come l’uso di agende e app per la pianificazione.
  3. Ristrutturazione Cognitiva: Aiutare a modificare pensieri negativi o disfunzionali che possono aumentare lo stress e l’ansia.
  4. Allenamento all’Attenzione: Esercizi specifici per migliorare la concentrazione e ridurre la distrattibilità.
  5. Abilità di Autoregolazione: Insegnare tecniche per gestire l’impulsività, come tecniche di respirazione e mindfulness.
  6. Sviluppo delle Competenze Sociali: Lavorare su abilità come l’ascolto attivo e la comunicazione efficace, spesso sfidanti per chi ha ADHD.
  7. Supporto per l’Autostima: Affrontare problemi di autostima e promuovere un’immagine di sé positiva.

Questi approcci mirano a fornire strumenti pratici e strategie per gestire meglio i sintomi dell’ADHD e migliorare la qualità della vita.

Bibliografia

  • DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, Text Revision. Raffaello Cortina Editore, 2023.
  • Migliarese G., Venturi V., Reibman Y. L., & Mencacci C. (2023). ADHD negli adulti. Un modello per l’intervento psicoeducativo. Erickson.

    Articolo a cura della dott.ssa Silvia Bosio psicologa e psicoterapeuta riceve a Saronno presso la sede del centro Interapia
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