L’attuale situazione sociale sta divenendo via via più frustrante, confusa e spaventosa. Le persone iniziano a fantasticare a proposito di teorie cospirazioniste per aiutarsi a trovare un senso a ciò che sta accadendo e per veicolare i propri vissuti di rabbia verso un persecutore esterno e non chiaramente definito.

Questo meccanismo tende a provocare una qualche forma di sollievo o quanto meno evita di stare male dovendosela prendere con se stessi, perché abbiamo sottovalutato troppo a lungo il problema, perché abbiamo agito comportamenti rischiosi in termini di contagio sia per noi che per gli altri, perché ci consideravamo “intoccabili” prima di sapere di quel nostro amico o parente ricoverato in terapia intensiva che lotta tra la vita e la morte. Sfortunatamente le teorie del complotto non hanno una reale utilità sociale e contribuiscono unicamente a rendere il mondo in cui viviamo un luogo ancora più confuso e spaventoso.

E’ fondamentale quindi, in questo contesto in cui le informazioni circolanti sono varie e spesso di dubbia veridicità (le cosiddette fake news), controllare sempre la sorgente delle notizie prima di diffonderle a nostra volta.

Del resto, come già affermato, questa situazione sta mettendo a dura prova l’equilibrio psichico di ciascuno di noi, e non possiamo pensare che lo stress, la paura, i lutti e le restrizioni personali ed interpersonali non ingenereranno un impatto traumatico. Gli esseri umani sono strutturati per fronteggiare, a livello psicologico, stress anche intensi; quando però questo intenso stress si prolunga nel tempo e perdura continuativamente anche a lungo, può subentrare una fase di crollo psicologico a cui ne segue un’altra di esacerbazione sintomatologica, cioè di insorgenza di un disturbo psicologico strutturato. Queste situazioni hanno a che fare con i cosiddetti Traumi Complessi.

I governi, i sistemi sanitari nazionali e le realtà scientifiche pubbliche e private dovranno quindi collaborare e coordinarsi per offrire interventi integrati secondo una logica di cura a più livelli, dove in modo progressivo le persone possano accedere a servizi di sostegno e di cura sempre più complessi a seconda delle esigenze specifiche.

Dobbiamo quindi attrezzarci poiché ci sarà grande necessità di interventi di natura psicologica; sarà possibile ripartire dopo un grande trauma collettivo come quello che stiamo vivendo solo se si possiedono gli strumenti concreti per una sua elaborazione (link a video EMDR; link ad articolo EMDR). Viceversa, il trauma può avere conseguenze gravi e durature, fatto che può tradursi in una ferita in grado di generare una vera e propria crisi sociale, i cui esiti emergeranno in particolare negli anni a venire e soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione.

GLI OPERATORI SANITARI

I professionisti della sanità, da quando è incominciata l’emergenza nazionale poi mondiale legata alla diffusione del Covid-19, sono impegnati in trincea nel fronteggiamento dell’epidemia, esposti costantemente al rischio di contrarre l’infezione, costretti a turni di lavoro incessanti e massacranti, sprovvisti talvolta degli adeguati dispositivi di protezione individuale, provati dalla fatica fisica e mentale con una conseguente riduzione della capacità lavorativa. A questo si aggiunge il fatto che molti di costoro sono chiamati ad intervenire in un contesto professionale differente rispetto alla propria disciplina di specializzazione, o in alcuni casi si tratta addirittura di neolaureati, circostanza che può aumentare il soggettivo senso di discomfort e stress psicologico.

Sempre più frequentemente sono proprio gli operatori sanitari ad ammalarsi di Coronavirus (www.vita.it, 2020) poiché si trovano quotidianamente in contatto con pazienti affetti, e spesso devono fare i conti con la paura di contagiare a propria volta i propri famigliari. Queste persone, in definitiva, sono sottoposte ad una condizione di stress psicologico estremamente elevata, nonché ad esperienze traumatiche (sia in maniera diretta che vicaria) complesse, caratterizzate anche dalla presenza di sintomi da stress peri-traumatico. Per tale ragione è indispensabile che questi individui in particolare possano accedere tempestivamente ad un servizio di supporto psicologico, al fine di alleviare lo stress soggettivamente percepito, stimolare le risorse personali e promuovere strategie di adattamento, nonché prevenire la possibile insorgenza di strutturazioni psicopatologiche di matrice post-traumatica, depressiva e ansiosa (Tagliavini G., 2011).

I BAMBINI DURANTE LA QUARANTENA

All’interno di questo panorama generale si apprende che i provvedimenti emanati dal governo in queste ultime settimane per fronteggiare l’epidemia di Coronavirus non prendono in seria considerazione i bisogni dei nostri figli più piccoli: questa situazione di isolamento prolungato in cui si ritrovano a vivere la propria quotidianità ormai da diverse settimane rischia di provocare – e verosimilmente sta già provocando – alcune complicazioni riguardo alla loro salute ed al loro benessere. Nella fattispecie si assiste frequentemente a:

Il rischio quindi è che questa situazione di isolamento sociale si cronicizzi, laddove il minore abbia un temperamento ed un carattere oltre che ad un funzionamento mentale che già lo predispongono a sviluppare disturbi attinenti alla sfera depressiva o dell’ansia sociale (Fobia Sociale, Disturbo Evitante di Personalità o Hikikomori) (APA, 2014).

E’ noto altresì nella comunità scientifica che sono soprattutto i bambini esposti a situazioni di stress prolungato come quello contingente che esprimono gli esiti più sfavorevoli sul piano psicologico (Cimbro C., 2006). Il tutto è aggravato laddove, proprio per i bambini di questa generazione che sono per lo più cresciuti dai nonni a causa delle esigenze lavorative dei propri genitori, avvengano dei lutti magari proprio relativi alle queste figure anziane e fragili sul piano sanitario. Ciò che complica l’elaborazione di questi lutti di persone significative è l’impossibilità per i minori di partecipare ai riti famigliari, come ad esempio l’ultimo saluto o la cerimonia funebre, funzionali ad una legittimazione ed espressione della propria sofferenza emotiva che in questo contesto emergenziale rischia invece di non trovare il giusto spazio, procurando in alcuni casi fatiche di ordine emotivo.

Le famiglie stanno dimostrando sempre maggior prostrazione, col passare dei giorni, nel rispettare le disposizioni restrittive; questo non per maleducazione o disinteresse, ma per un umano gesto di presa di cura. Nessuno mette in dubbio la gravità della situazione, e il fatto che i bambini possano facilmente divenire veicolo di contagio di Coronavirus in quanto soggetti per lo più asintomatici, tuttavia vanno tutelati in maniera particolare all’interno di questo stato di emergenza, anziché messi in stand-by fino al recupero di una sorta di normalità sociale.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in tempi di Covid-19 suggerisce di svolgere almeno trenta minuti di attività fisica quotidiana per le persone adulte ed un’ora per i bambini: insomma, camminate, corse e giri in bicicletta, pur accompagnati da un adulto che possa garantire il rispetto della corretta distanza di sicurezza dagli altri, senza deroga per assembramenti di persone, soste ai parchi-gioco cittadini o presso i giardini pubblici. Così facendo i minori non avrebbero contatti interpersonali rischiosi ma al contempo avrebbero modo di trascorrere del tempo all’aria aperta ed uscire di casa.

Una menzione particolare va rivolta ai bambini portatori di disabilità ed in particolare con Disturbo dello Spettro Autistico, i quali necessiterebbero più di altri di quotidiani spazi di libertà (Ianes D. et al., 2002). La negazione degli stessi può facilmente portarli a sperimentare stati di frustrazione, anche intensa, che possono generare un’esacerbazione delle stereotipie e/o crisi di aggressività auto ed etero diretta. Questi soggetti particolarmente fragili, inoltre, all’interno di questa situazione di quarantena non possono godere delle quotidiane terapie comportamentali (sovente svolte da professionisti qualificati che si recano al domicilio), con il rischio molto concreto di perdere in poco tempo i risultati raggiunti ma non ancora sufficientemente consolidati.

COSA SUCCEDERA’ DOPO

Fra alcuni mesi, questo è certo, si dovrà ripartire, seppure con uno stile di vita radicalmente diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati prima, almeno per un paio d’anni (cioè la durata media di una pandemia, nonché il tempo necessario per mettere a punto e commercializzare su larga scala un vaccino efficace). Tutto ciò comporterà alcuni svantaggi, ma sono convinto che al contempo produrrà alcuni cambiamenti sociali apprezzabili. Ma analizziamo con ordine ciò a cui mi riferisco.

I giovani, così è stato ipotizzato, potranno riprendere ad uscire di casa prima delle persone anziane, e questo perché il Covid-19 si è visto che porta ad elevati tassi di mortalità nelle persone over 70; questo “scaglionamento” avrà quindi lo scopo di tutelare le fasce della popolazione più vulnerabili sul piano medico.

Ciascuno di noi dovrà abituarsi a farsi controllare la temperatura corporea prima di entrare a scuola, o al supermercato, o al cinema o allo stadio. Questo per ridurre il rischio di contagio da parte delle persone che, ancora, contrarranno il Coronavirus.

E’ possibile che ci venga richiesto di cedere una quota considerevole della nostra privacy affinché vengano tracciati i nostri spostamenti mediante i nostri smartphone; si è visto infatti come un simile monitoraggio dei movimenti delle persone consenta alle autorità sanitarie di stabilire con esattezza, attraverso appositi algoritmi, chi sono le persone con cui siamo venuti in contatto in un determinato periodo, dato utilissimo nel momento in cui un individuo venga diagnosticato infetto da Covid-19. In Corea del Sud, che si distingue per essere il paese più digitalizzato e tecnologicamente avanzato del pianeta, questa modalità ha permesso di non applicare misure restrittive in materia di spostamenti ed al contempo isolare in modo mirato gli individui affetti e testare i possibili contagiati, smorzando in breve tempo il diffondersi dell’epidemia entro i confini nazionali.

Anche nelle fabbriche e negli uffici si dovrà andare incontro a significativi cambiamenti nelle abitudini. Ma in generale ciascuno di noi dovrà abituarsi a circolare con mascherina e guanti, così come avviene già da molti anni in paesi come il Giappone, anche se per ragioni completamente diverse. Riguardo alle implicazioni che questa abitudine comporterà ci sarebbe molto da scrivere, ma sinteticamente posso accennare al fatto che ciò renderà quasi impossibile decifrare le espressioni facciali di chi abbiamo di fronte, riducendo gradualmente le nostre competenze comunicative e la capacità di sintonizzarci con gli stati mentali altrui, rendendoci insomma meno competenti da un punto di vista dell’intelligenza emotiva.

In conclusione, il modo migliore per fronteggiare questo stato di emergenza è quello di mantenere un atteggiamento razionale, seguire le indicazioni delle autorità in materia sanitarie e sociale, richiedere un supporto psicologico, promuovere l’un l’altro uno spirito di collaborazione costruttiva, tutelare le fasce più deboli o più bisognose durante questa pandemia.

Solo in questo modo, uniti, si potrà gradualmente tornare alle nostre attività ed alla costruzione di una nuova normalità.

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “DSM – 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, Raffaello Cortina Editore;
  • Cimbro C., 2006, “Reazioni emotive alle emergenze negli adulti e nei bambini”, Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress, www.psicotraumatologia.org;
  • Ianes D. et al., 2002, “Comportamenti problema e alleanze psicoeducative: strategie per la disabilità mentale e l’autismo”, Ed. Erikson;
  • Tagliavini G., 2011, “Modulazione dell’arousal, memoria procedurale ed elaborazione del trauma: il contributo clinico del modello polivagale e della psicoterapia sensomotoria”, Cognitivismo Clinico, 08, 01, 60 – 72.

Articolo scritto dal dott. Simone Sottocorno psicologo psicoterapeuta referente della sedi di Saronno

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