La procrastinazione

Procrastinare vuol dire rimandare a lungo i propri impegni e i propri doveri senza che ci siano delle effettive condizioni oggettive che impediscano di portarli a termine.

La procrastinazione può riguardare il mondo del lavoro (rimandare dei compiti oltre la scadenza prevista) oppure la vita affettiva e sociale (rimandare per esempio il momento in cui dovremmo dire al nostro fidanzato che intendiamo interrompere la relazione o il momento in cui dovremmo dire ad un amico che sta esagerando con le richieste di aiuto e facciamo fatica ad accontentarlo).

È sicuramente capitato a ognuno di noi di avere un lavoro da portare a termine, ma ogni volta che ci proviamo finiamo in qualche modo per metterci a fare altre cose, alcune più piacevoli e altre altrettanto utili ma meno prioritarie: per esempio al posto di studiare guardiamo una puntata della nostra serie preferita o al posto di prenotare una visita medica che dovremmo fare da mesi ci mettiamo a lavare i vetri di casa. 

La conseguenza di tutto ciò è un inevitabile senso di frustrazione per aver perso tempo, per non aver portato a termine il proprio compito, l’ansia che aumenta per la scadenza sempre più impellente, il senso di colpa e la rabbia per il danno che in qualche modo si sta arrecando a se stessi, il senso di inefficacia, l’insoddisfazione per il mancato raggiungimento dei propri obiettivi e la mancata realizzazione dei propri desideri.

Da cosa dipende questo fenomeno del tutto irrazionale?

La causa non sta nella pigrizia o nella negligenza o nell’incapacità di pianificare i nostri compiti prevedendo quanto tempo occorrerà per il loro svolgimento o nella scarsa motivazione. Secondo Tim Pychyl, professore di psicologia e membro del Gruppo di Ricerca sulla Procrastinazione dell’Università di Carleton di Ottawa, la procrastinazione è un comportamento che ci protegge da stati emotivi spiacevoli che si fa fatica a gestire ,come:

  • ansia,
  • timore del giudizio,
  • senso di inadeguatezza,
  • senso di colpa,
  • vergogna,

a cui temiamo che il portare a termine il famoso compito che continuiamo a rimandare possa esporci.

Secondo Pychyl, chi procrastina preferisce eliminare nel breve termine l’emozione spiacevole piuttosto che raggiungere la soddisfazione e il senso di gratificazione che conseguono dall’aver portato a temine con successo il proprio compito (la saggezza popolare direbbe “meglio l’uovo oggi che la gallina domani”). Il problema è che, continuando a rimandare quanto si dovrebbe fare, la persona non riuscirà mai a dimostrare a se stessa di essere in grado di raggiungere l’obiettivo o di tollerare il fallimento, qualora questo dovesse verificarsi.

I pensieri tipici di chi tende a procrastinare sono infatti i seguenti:

  • Sarà in grado di farlo?
  • Cosa succederà se andrà male?
  • Gli altri cosa penseranno di me?
  • Potrò deludere o ferire le persone che mi vogliono bene
  • Non sarò in grado di riprendermi da un fallimento
  • Non posso permettermi di sbagliare.

Così quello che viene più spontaneo fare di fronte a tutto questo è mettere in atto un comportamento di evitamento, distrarci, eliminare questi pensieri che generano ansia e tristezza dedicandoci ad altro, con la conseguenza che il senso di colpa e l’ansia aumenteranno e li gestiremo allo stesso modo, cioè distraendoci ancora: si crea così un vero e proprio circolo vizioso dal quale può diventare difficile uscire.

E il suo opposto: la precrastinazione

precrastinazioneIl contrario della procrastinazione è la precrastinazione, cioè quel comportamento per cui si tende a portare a termine un compito il prima possibile, anche se questo richiede uno sforzo maggiore.

Il fenomeno è stato individuato da Rosenbaum, docente di psicologia presso la Pennsylvania State University, il quale ha effettuato diverse ricerche a riguardo: ha chiesto ad un gruppo di studenti universitari di portare fino ad un traguardo prestabilito un secchio pieno d’acqua, scegliendo tra un secchio più vicino al traguardo e un altro più lontano dal punto d’arrivo ma più vicino a loro.

In modo assolutamente non intuitivo, la maggior parte dei partecipanti ha scelto il secchio più vicino a loro, anche se ha dovuto trasportarlo per più tempo e con uno sforzo fisico maggiore.

Secondo Rosenbaum questo è accaduto perché in questo modo gli studenti hanno preferito uno sforzo fisico ad uno mentale, decidendo di liberarsi il più presto possibile dal compito, che altrimenti avrebbe gravato più a lungo sulle loro menti a causa dello stress legato al prolungarsi dell’azione.


Scegliendo il secchio più vicino a loro, i partecipanti non hanno dovuto più ricordare a lungo ciò che avrebbero dovuto fare perché il secchio era già nelle loro mani.

Successivamente il ricercatore ha ripetuto l’esperimento modificandone una variabile: agli studenti è stato chiesto di trasportare dei pesanti secchi pieni d’acqua da un posto all’altro, scegliendo se portarne uno per volta oppure tutti e due insieme.

Anche qui la maggior parte dei partecipanti ha preferito trasportare entrambi i secchi contemporaneamente, al fine di portare a termine il compito più velocemente e alleggerire la memoria di lavoro, anche se questo comportava uno sforzo fisico maggiore.

La personalità del precrastinatore

Secondo Pychyl le persone che tendono a precrastinare hanno in genere un’elevata coscienziosità, un elevato senso del dovere, sono onesti, tendono meno a delegare o a far eseguire ad altri i loro compiti agli altri, pianificano in anticipo il futuro in modo più dettagliato e più a lungo termine, non sono impulsive, se hanno un compito sgradevole da eseguire preferiscono farlo il più presto possibile pur di sbarazzarsene, tendono a ridurre il carico mentale agendo nel presente in modo da non dimenticare ciò che devono fare e si assumono la responsabilità delle loro azioni.

Precrastinare ha diversi vantaggi: permette di pianificare il futuro in modo responsabile e in modo da ridurre al minimo gli imprevisti, permette di eseguire al meglio dei compiti rispettando le scadenze, permette di ridurre l’ansia e il carico mentale legati al pensiero di dover portare a termine degli impegni.

Ci sono tuttavia anche numerosi svantaggi: chi precrastina tende anche a rimuginare molto, è più proiettato nel futuro, riesce meno a godersi il momento presente e ha un pensiero più pessimista.

Cosa fare per gestire questi comportamenti?

Procrastinare e precrastinare non sono necessariamente comportamenti patologici, in quanto a tutti sarà capitato di metterli in atto in qualche circostanza della nostra vita. Se sono molto frequenti e si ha la sensazione di non riuscire a comportarsi diversamente però possono diventare fonte di frustrazione e sofferenza.

Come abbiamo visto, la procrastinazione può essere indice di vulnerabilità, della fatica a gestire le emozioni spiacevoli come: l’ansia, la rabbia o il senso di colpa e a tollerare gli stati mentali dolorosi, e la conseguenza potrebbe essere il mancato raggiungimento degli obiettivi personali e professionali.

Rispetto alla precrastinazione è più difficile pensare di aver bisogno di aiuto, in quanto generalmente questo comportamento è visto come virtuoso poiché consente di sentirsi a posto con se stessi per aver portato a termine un compito, per aver fatto il proprio dovere o per essere riusciti a pianificare tutto in modo ottimale al fine di raggiungere i propri obiettivi.

Tuttavia, come abbiamo visto, può generare ansia e sofferenza se questo porta ad essere eccessivamente proiettati nel futuro, se diventa fonte di rimuginio o se è un modo per rispondere ad un eccessivo bisogno di controllo o alla fatica di tollerare l’incertezza o se è indice di una tendenza al pensiero pessimista e catastrofico.

La psicoterapia cognitivo comportamentale può essere di valido aiuto nel riconoscere le idee di fallimento e catastrofe che creano sofferenza e che spingono verso la procrastinazione e la precrastinazione, per andare verso una maggiore fiducia in se stessi e un maggiore livello di autostima e autoefficacia, attraverso una visione più realistica e positiva di se stessi e del futuro.

Articolo scritto dalla dr.ssa Annarita Scarola, Psicologa e Psicoterapeuta

Bibliografia essenziale

Pychyl, T.A., Sirois, F.M. (2016). Procrastination, Health, and Well-Being. Chapter 8 – Procrastination, Emotion Regulation, and Well-Being. Academic Press, Pages 163-188, ISBN 9780128028629.

Rosenbaum, D. A., Gong, L., & Potts, C. A. (2014). Pre-crastination: Hastening subgoal completion at the expense of extra physical effort. Psychological Science, 25, 1487-1496.

Rosenbaum, D. A. & Wasserman, E. A. (2015). Pre-Crastination: The Opposite of Procrastination. Scientific American Mind Matters (June 30).

Secondo Pychyl, chi procrastina preferisce eliminare nel breve termine l’emozione spiacevole piuttosto che raggiungere la soddisfazione e il senso di gratificazione che conseguono dall’aver portato a temine con successo il proprio compito Condividi il Tweet
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