Il senso di colpa rientra nelle cosiddette emozioni sociali, cioè quelle emozioni che si sviluppano intorno ai due anni quando il bambino esce dalla fase in cui tutto è autoriferito e diventa consapevole dell’esistenza dell’Altro, a differenza delle emozioni innate che sono invece presenti sin dalla nascita.

Possiamo infatti definire il senso di colpa come un’emozione che si verifica nel momento in cui ci sentiamo appunto colpevoli, cioè responsabili, di un’azione (la trasgressione di una regola o un’omissione) che ha portato a conseguenze negative per sé o per gli altri.

Possiamo definire il senso di colpa anche come un’emozione relativa, in quanto strettamente legata al contesto sociale in cui si vive, al sistema normativo in cui si è immersi o all’educazione ricevuta; un’azione considerata inammissibile in un certo contesto sociale può essere tollerata altrove, come anche chi ha ricevuto un’educazione più rigida o basata sul senso del dovere o del sacrificio tenderà a sentirsi più spesso in colpa rispetto a chi è cresciuto in un ambiente caratterizzato da maggiore permissività o addirittura privo di regole.

Possiamo ancora distinguere tra senso di colpa sano, cioè utile, che conduce a porre rimedio ad un errore commesso o a ripristinare armonia all’interno di una relazione, e senso di colpa patologico, cioè dannoso. Sono diverse le circostanze in cui il senso di colpa può essere distruttivo:

  • Quando non tolleriamo di poter sbagliare perché questo ci allontana dall’obiettivo prefissato, cioè essere perfetti. Quanto più è irraggiungibile l’obiettivo prefissato, tanto maggiore è la frustrazione provata quando ce ne discostiamo;
  • Quando la sensazione di colpevolezza è talmente intollerabile e devastante da dover mettere in atto comportamenti autopunitivi o addirittura autolesivi per alleviarla: quanto più consideriamo grave e irreparabile l’errore commesso, tanto più violente sono le azioni riparatorie che abbiamo bisogno di mettere in atto, creando un meccanismo di compensazione;
  • Quando l’errore commesso è accompagnato da una severa autocritica e autosvalutazione e da giudizi eccessivamente negativi rivolti verso se stessi;
  • Quando paradossalmente non abbiamo sbagliato niente ma anzi abbiamo fatto le cose fin troppo bene, o abbiamo vinto qualcosa o ci siamo guadagnati qualcosa in più degli altri, tanto da sentirci in colpa verso chi non ha avuto i nostri stessi meriti o il nostro stesso successo, tanto da pensare di non meritarcelo. Se vinciamo un premio ci sentiamo in colpa verso chi non ha vinto; se andiamo in vacanza ci sentiamo in colpa verso chi non può permetterselo; se non abbiamo più appetito e non mangiamo tutto ciò che è nel piatto ci sentiamo in colpa verso chi muore di fame.

In questi casi dunque il senso di colpa ci paralizza e ci impedisce di essere felici.

Sarebbe utile dunque anzitutto tollerare la possibilità di sbagliare e convincerci di non essere perfetti (la saggezza popolare ci viene incontro col detto “Chi fa, sbaglia”).

E poi sviluppare un atteggiamento di compassione e benevolenza verso se stessi; d’altronde, se ci sentiamo così tanto in colpa quando feriamo gli altri, perché riservare a noi stessi lo stesso trattamento, se non peggio?

il Senso di colpa che paralizza e ti impedisce di essere felice! SONO DIVERSE LE CIRCOSTANZE IN CUI IL SENSO DI COLPA PUÒ ESSERE DISTRUTTIVO

Certamente giudicarsi aspramente e autofustigarsi non è un modo efficace per risolvere il problema o rimediare all’errore commesso. Infine forse le aspettative negative verso il futuro ci fanno essere increduli quando, al contrario, le cose ci vanno bene; non si tratta di essere egoisti o indifferenti alla sofferenza altrui ma di essere gentili con noi stessi, riconoscendo i nostri meriti e le nostre capacità e ascoltando i propri bisogni.

D’altronde, se anche mangiassi tutto il cibo che è nel mio piatto, non risolverei il problema della fame nel mondo.

Articolo scritto dalla dott.ssa Annarita Scarola Psicologa Psicoterapeuta

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dott.ssa Annarita Scarola

inizia la sua attività terapeutica nell’ambito della disabilità grave e del fine vita, effettuando sostegno psicologico ai malati di SLA e accompagnamento alla morte. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

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dott.ssa Elena Cristina

inizia la sua attività clinica occupandosi di psicologia dell’invecchiamento sano e patologico, neuropsicologia e psicologia del malato oncologico (psico-oncologia). Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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dott.ssa Laura Grigis

inizia la sua attività come psicologa nell’ambito del sostegno e potenziamento delle abilità scolastiche, anche in situazioni di Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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