Rimane a tutt’oggi misterioso per la scienza come l’eccitazione neuronale, per mezzo di impulsi elettrici mediati chimicamente nelle nostre sinapsi, e l’esperienza soggettiva si creino l’una con l’altra in maniera naturale.

Più concretamente, nessuno sa come il profumo di un fiore venga creato e “sentito” nel nostro cervello; sappiamo che alcune particelle chimiche che compongono il profumo del fiore entrano in contatto con specifici recettori situati nel naso, i quali stimolano il nervo olfattivo, ma non sappiamo come la conseguente eccitazione nervosa assuma le caratteristiche del profumo nella nostra mente. In proposito Daniel J. Siegel, psichiatra statunitense autore di numerosi libri sulla natura interpersonale della mente, afferma che

è possibile considerare l’aspetto soggettivo della vita mentale e quello oggettivo della vita neurale come due facce della stessa medaglia, due aspetti irriducibili di un’unica realtà” (Siegel D.J., 2010a, 2010b).

Nulla al mondo risulta al contempo più soggettivo ed universale come lo sono le emozioni. Vediamo quali processi contribuiscono a generare la capacità soggettiva di esperire, regolarle ed esprimere le emozioni.

LA FUNZIONE REGOLATIVA

Il principio basilare della regolazione (di qualsiasi genere essa sia) è che prima sia da monitorare il fenomeno, portando consapevolezza su di esso e poi lo si modifichi.

Per esempio, quando camminiamo prima monitoriamo la superficie del terreno, la presenza di eventuali ostacoli sulla nostra traiettoria, la pendenza ed altri parametri, poi modifichiamo la nostra direzione e la nostra velocità di conseguenza; analogamente avviene con gli stati emotivi: prima monitoriamo i nostri stati interni e poi modifichiamo l’arousal (cioè lo stato di eccitazione fisiologica) al fine di riportare la nostra persona in uno stato di maggiore equilibrio.

Quando tale funzione regolativa è deficitaria (le ragioni per cui ciò accade possono essere varie, come ad esempio un difetto nella capacità di monitoraggio dei propri stati interni, oppure aspetti temperamentali, o anche l’incapacità di compiere azioni efficaci per ripristinare l’equilibrio) si incappa nei più diffusi disturbi psicologici: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e disturbi di personalità.

È evidente, innanzitutto, come il coltivare una buona consapevolezza dei propri stati interni nonché dei vari aspetti della propria vita, consenta di collegare le reti neurali in maniera più integrata e rendere le relazioni interpersonali maggiormente flessibili e adattive (Siegel D.J., Bryson T.P., 2011).

Le informazioni che accedono alla coscienza sono infatti fondamentali poiché consentono all’individuo di operare decisioni e cambiamenti nella propria vita; da un punto di vista neurobiologico è stato dimostrato come ciò che viene evocato in modo cosciente nel proprio campo di consapevolezza diventi transitoriamente più stabile, quindi possa essere manipolato e modificato. Al fine di realizzare ciò, deve essere necessariamente disponibile la funzione cognitiva dell’attenzione che deve essere intenzionalmente diretta (Carik F. I. M. et al., 1996).

 

LA CO-REGOLAZIONE INTERSOGGETTIVA

Partendo dalla mole di dati sperimentali resisi disponibili negli ultimi decenni è possibile asserire con sicurezza che quando un genitore si sintonizza sull’esperienza soggettiva interna del proprio bambino ne favorisce lo sviluppo, contribuendo prima di tutto a farlo sentire considerato ed arricchito.

Quando una simile esperienza emotiva condivisa in cui il caregiver si avvicina al mondo interiore del bambino si ripete in maniera continuativa nel corso dello sviluppo, determina in maniera positiva l’emergere della coscienza del bambino e della sua consapevolezza dei propri stati interni (in termini di funzioni metacognitive si potrebbe parlare di capacità di “mentalizzazione” e di “monitoraggio”, ma anche di “integrazione” degli stati interni).

Questo concetto può essere esteso a tutte le relazioni interpersonali più significative, ponendo interessanti riflessioni anche sul piano clinico: basti pensare alla relazione professionale ma affettivamente significativa tra lo psicoterapeuta ed il paziente. A tal proposito è utile citare uno studio di Rakel D.P. et al. 2009 in cui si è dimostrato che pazienti con un raffreddore guariscono prima se si rivolgono ad un medico empatico, cioè capace di sintonizzarsi emotivamente con l’altro.

Questo denota il valore della funzione empatica nel promuovere una migliore organizzazione nelle funzioni interne degli individui, che si traduce nella promozione di un significativo grado di benessere.

Come suggerito da Lev Vygotskij, “le esperienze condivise sono una sorgente essenziale delle nostre vite mentali e plasmano in modo diretto i flussi di pensiero e gli stati emotivi” (Vygotskij L., 1934). La vita della mente è incarnata e relazionale.

LA REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI

come regolare le proprie emozioni

Le emozioni, senza dubbio, sono un insieme complesso di processi distinti, che stanno alla base dei meccanismi interni soggettivi ed interpersonali, contribuendo a creare il nostro senso di identità personale (altrimenti detto Sé) anche a partire da come esse vengono regolate dall’individuo.

Alcune ricerche hanno dimostrato la natura intersoggettiva delle emozioni, che sono al contempo regolate e regolative nei rapporti con gli altri conspecifici: le emozioni non potrebbero infatti esistere se non fossero regolate ed a propria volta regolative dei processi interpersonali (si pensi ad esempio alla letteratura sui Sistemi Motivazionali Interpersonali, concettualizzata dai teorici del Cognitivismo Evoluzionista) (Gross J.J. et al., 2007).

Molti disturbi psichiatrici possono essere visti come disturbi dell’autoregolazione emotiva (Cole P. M. et al., 2009).

Nella depressione ad esempio lo stato emotivo della tristezza è fortemente disregolato e si associa a disfunzioni di altri elementi psichici quali memoria, attenzione, ideazione, percezione e comportamento.

Nei disturbi d’ansia la difficoltà a regolare i propri stati mentali può portare ad un’eccessiva sensibilità verso quegli stimoli ambientali che vengono significati come minacciosi o verso attivazioni fisiologiche di paura.

Con il trascorre del tempo e delle esperienze peri-traumatiche connesse al disturbo, l’instabilità degli stati mentali può diventare una caratteristica cronica. Le origini evolutive della compromissione delle capacità di auto-regolazione sono da ricercarsi negli stili insicuri o, peggio, disorganizzati dell’attaccamento: ecco quindi emergere nuovamente la matrice relazionale della funzione regolatoria degli stati di arousal (cioè di attivazione fisiologica).

Sroufe A. (1995) afferma che “La capacità di mantenere un comportamento organizzato in maniera flessibile di fronte ad alti livelli di arousal o tensione costituisce un aspetto centrale delle differenze individuali stabili nell’organizzazione della personalità”. La capacità di regolare le emozioni, quindi, consente a ciascuno di sperimentare una varietà di esperienze emotive più o meno intense mantenendo comportamenti flessibili, adattivi ed organizzati.

Quando si realizza una qualche esperienza emotiva, sia essa regolata o disregolata, vengono coinvolti tutti gli aspetti fondamentali delle emozioni: fisiologia, significati personali attribuiti all’esperienza e comportamenti, quindi sia su un piano interno che esterno. A tal proposito è quindi possibile affermare che per elaborare gli stati emozionali si può ricorrere a funzioni cognitive quali l’attenzione, la percezione e la valutazione dei significati.

Un sano sviluppo emotivo non si muove quindi dalla dipendenza dell’individuo al caregiver verso una sua indipendenza, bensì dalla dipendenza ad una interdipendenza: dalla capacità di ricevere cure a quella di riceverle ed anche di fornirle, sempre all’interno di una relazione; questa è la natura sociale dei processi emozionali.

Infine, è utile affermare come le attivazioni emozionali si accompagnino a tutte le funzioni mentali, dando letteralmente significato a tutti gli eventi della nostra vita; si può quindi affermare che emozioni e significati sono generati dagli stessi processi (Siegel D.J., 2001).

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – V Edizione”, R. Cortina Ed., Milano;
  • Carik F. I. M. et al., 1996, “The effects of divided attention on encoding and retrieval processes in human memory”, Journal of Experimental Psychology: General, 125(2), pag. 159 – 180;
  • Cole P. M. et al., 2009, “Emotion regulation, risk, and psychopathology”, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 50:11, pag. 1327 – 1330;
  • Gross J.J. et al., 2007, “Emotion regulation: Conceptual and empirical foundations”, Handbook of emotion regulation, pag. 3 – 20, The Guilford Press;
  • Rakel D.P. et al. 2009, “Practitioner Empathy and the Duration of the Common Cold”, Fam. Med., 41(7): pag. 494 – 501;
  • Siegel D.J., 2001, “La mente relazionale”, Ed. Raffaello Cortina, Milano;
  • Siegel D.J., 2010a, 2010b, “Commentary on “Integrating Interpersonal Neurobiology with Group Psychotherapy”: Reflections on Mind, Brain, and Relationships in Group Psychotherapy”, International Journal of Group Psychotherapy: Vol. 60, Neurobiology and Building Interpersonal Systems: Groups, Couples, and Beyond, pag. 483 – 485;
  • Siegel D.J., Bryson T.P., 2011, “The Whole-Brain Child: 12 Revolutionary Strategies to Nurture Your Child’s Developing Mind”, International Journal of Childbirth Education, Minneapolis, Vol. 28, Fasc. 4, (Oct): 83;
  • Sroufe A., 1995, “Lo sviluppo delle emozioni. I primi anni di vita”, Ed. Raffaello Cortina, Milano;
  • Vygotskij L., 1934, “Pensiero e linguaggio”, Ed. Laterza.

Articolo scritto e curato dal dott. Simone Sottocorno Psicologo e Psicoterapeuta, per chi fosse interessato a approfondire la tematiche relative alla regolazione emotiva e delle risposte emotive del singolo soggetto può contattare la segreteria del centro Interapia e fissare un consulto psicologico in una delle sedi del centro o se fosse possibile anche in modalità online.

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