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La paura di perdere il controllo, fino ad impazzire

Articolo di Laura Grigis

14 Ago 18

In situazioni di elevato e/o prolungato stress, può capitare di sentirsi non in grado di gestire e controllare la nostra mente e il nostro corpo.

Le persone che sperimentano periodi di intensa ansia, vivono spesso nella paura di perdere il controllo del proprio corpo, della propria mente, fino ad impazzire: affrontano le giornate con la convinzione che, presto o tardi, qualcosa causerà loro uno stress talmente forte da “mandarli completamente fuori di testa”.

Questa percezione deriva da un’errata valutazione di ciò che sta succedendo al nostro corpo, oltre che dalla presenza (a volte patologica) di convinzioni disfunzionali rispetto a come dovrebbero andare le cose.

Il nostro corpo, in condizioni di stress, ansia prolungata e paura, presenta un’attivazione fisiologica caratteristica:

  • palpitazioni
  • sudorazione eccessiva,
  • fame di ossigeno con conseguente iperventilazione
  • capogiri e senso di nausea
  • restringimento del campo visivo
  • formicolii agli arti, (etc).

Questa attivazione fisiologica può generarci preoccupazione, se ci troviamo a pensare “Cosa mi sta succedendo?”, “Non controllo più il mio corpo” fino a “Sto per impazzire”.

Con la convinzione, disfunzionale, di dover avere sempre sotto controllo ogni angolo del proprio corpo e ogni pensiero della propria mente, ci si trova nella situazione più temuta: non capisco cosa succede e di conseguenza non posso gestire come vorrei la situazione.

Un’altra convinzione, altrettanto portatrice di malessere, è quella di non dover assolutamente vivere e sperimentare emozioni forti, per paura di non poterle reggere: in questo modo impegno molte energie fisiche e mentali per evitare situazioni improvvise o dall’esito incerto, per paura che la mia sanità mentale dipenda dalla “tranquillità” di cui riempio le mie giornate.

Insomma, tutto deve andare assolutamente sempre come dico io, e a queste regole devono sottostare anche la mia mente e il mio corpo.

Se questo non avviene, ecco che l’ansia prende il sopravvento e con essa, a causa di una valutazione errata dei sintomi fisioligici dell’ansia, arriva anche la paura di perdere il controllo fino ad impazzire.

Spesso ci troviamo attivati, in preda ad emozioni di ansia e di paura, senza riuscire ad identificare uno stimolo attivante: in questa situazione è fin troppo semplice interpretare in maniera catastrofica l’accaduto e giungere alla conclusione “Sto impazzendo!”.

Semplificando, succede quanto riportato nello schema

 

 

paura di impazzire

Ma c’è un altro importante elemento da tenere in considerazione: a rendere l’ipotesi di perdita di controllo e pazzia così temibile, ci pensano

  1.  le convinzioni in merito a ciò che potrebbe conseguire qualora si stesse realmente perdendo il controllo della propria mente o del proprio comportamento;
  2.   gli scopi che la persona starebbe perseguendo, in modo più o meno consapevole.
  • Cosa significa per te perdere il controllo?
  • Cosa pensi potrebbero pensare di te gli altri?
  • Pensi che potresti riprenderti?
  • Come pensi possa procedere la tua vita?

Le risposte a queste domande possono farci capire le reali motivazioni della paura di impazzire.

La difficoltà nella risoluzione di questo tipo di disagio psicologico è spesso dovuta ad alcuni meccanismi di mantenimento che le persone, nel tentativo stare meglio, mettono in atto involontariamente. 

Ne sono un esempio, le condotte di evitamento (es., non prendere la metropolitana), la ricerca di continue informazioni su internet (es., sintomi della Schizofrenia) o la ricerca di rassicurazioni (es., “Dottore ma secondo lei potrei impazzire?”).

la paura di perdere il controlloUn ulteriore problema che solitamente si associa a questi vissuti, e che contribuisce a mantenerne la presenza, è la difficoltà che spesso si presenta nel parlare ad altri di queste esperienze. Il timore del giudizio incrementa lo stato di disagio personale e di chiusura, prolungando il malessere e ritardando il processo di cura.

La terapia cognitivo comportamentale, attraverso l’applicazione di protocolli standardizzati e la costruzione di un percorso di cura individualizzato, può essere un ottimo strumento di gestione e superamento di questa tipologia di disagio.

In situazioni di elevato e/o prolungato stress, può capitare di sentirsi non in grado di gestire e controllare la nostra mente e il nostro corpo. #paura #impazzire #psicologia Condividi il Tweet

 

Guarda il video sulla paura di impazzire

I professionisti del Centro di Psicologia

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inizia la sua attività terapeutica nell’ambito della disabilità grave e del fine vita, effettuando sostegno psicologico ai malati di SLA e accompagnamento alla morte. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

dott. Simone Sottocorno

 inizia la sua attività di Psicologo nel contesto della Tutela Minorile, in cui matura un’esperienza significativa con ragazzi adolescenti e le loro famiglie, sino a diventare Responsabile dei Servizi Educativi Domiciliari

dott.ssa Laura Grigis

inizia la sua attività come psicologa nell’ambito del sostegno e potenziamento delle abilità scolastiche, anche in situazioni di Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

dott.ssa Elena Cristina

inizia la sua attività clinica occupandosi di psicologia dell’invecchiamento sano e patologico, neuropsicologia e psicologia del malato oncologico (psico-oncologia). Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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1 commento

  1. Giulia

    Grazie mille per questi approfondimenti che aiutano a “normalizzare” l’esperienza che vive chi soffre di questo genere di disturbi. Non direi che “mal comune mezzo gaudio”, ma sapere che tante persone “sane” (cosa significa questa definizione e quanto dice del modo di ragionare di chi e’ preda dell’ansia?) condividono pensieri e preoccupazioni simili aiuta a sentirsi meno soli e non vivere la propria condizione come una montagna insormontabile.
    Ho avuto un episodio di ansia terribilmente forte e improvvisa circa tre anni fa: ho trascorso 15 giorni in condizioni atroci, senza riuscire ne a mangiare ne a dormire e ho fatto ricorso ad una terapia farmacologica e una psicoterapia analitica. Alla sospensione dei farmaci (ho scelto un bel momento: dopo un lutto, la laurea e durante una pandemia) ho avuto un episodio di ansia in vacanza e, spaventata, e’ diventata un’escalation. In quella occasione ho capito che non avevo affatto metabolizzato l’esperienza che avevo provato tre anni prima e che ero ancora terrorizzata dall’ansia, che non avevo stabilito con essa un rapporto più confidenziale e che mi aspettavo, semplicemente, di non provarla mai più.
    Adesso ho assunto un nuovo atteggiamento: cerco la condivisione dell’esperienza con altre persone, ironizzo sulla mia paura di impazzire (“E oggi.. schizofrenia!”), ho iniziato una terapia cognitivo- comportamentale e cerco di smettere di cercare su internet i “segni” di una patologia psichiatrica che potrebbe spiegare il mio disagio. “E’ ‘solo’ ansia?”. Si, “solo” e forse vuole dirci di prestare attenzione a noi stessi, ai nostri bisogni profondi, quelli che ci imbarazza o spaventa assecondare. Trattiamoci con più affetto e accondiscendenza, diamoci un abbraccio e una pacca sulla spalla, ogni tanto. Diventiamo buoni amici di noi stessi. Invitiamo l’ansia a restare, in un certo senso.
    Mi sento di dire queste cose, anche se un pò mi imbarazza, perche’ forse qualcuno si troverà a leggere questo commento e potrà farsi una risata su quei bagni di sudore e quelle mosse di pancia che ci vengono nelle situazioni più inaspettate. Potrà vedere il lato comico del fatto che c’e’ un esercito di persone, li’ fuori, che guardando fuori dal finestrino del tram non pensa ai massimi sistemi, ma cose come “Oddio ti immagini se ora svengo qua dentro? Che figura farei? Mi sento la faccia che avvampa, le gambe molli.. Ecco qua, sto per morire, adesso svengo e mi portano in ospedale. Non voglio andare in ospedale. Aaaaaaaaaaaaaaaaah!” mantenendo, però, un’espressione perfettamente normale.

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