Nell’artico Quanto mi costa questo amore? Analisi del funzionamento del “narcisismo covert””. Ci siamo concentrati sull’analisi del funzionamento del cosiddetto narcisismo fragile o narcisismo vulnerabile. Abbiamo approfondito quali siano le principali parti del sé che entrano in gioco nel quotidiano, analizzandone le origini e la funzione.

Ma tutto questo come incide sulle relazioni interpersonali, soprattutto su quelle amorose?

Abbiamo già accennato a come il narcisismo vulnerabile affondi le sue radici nel mancato soddisfacimento di bisogni primari all’interno delle prime relazioni d’attaccamento. Sotto all’arroganza, al bisogno pervasivo di approvazione, al tentativo di dominare e affermarsi sull’altro si celano profonde ferite, che la persona ha imparato a schivare attraverso l’uso massivo di strategie disfunzionali.

Queste ferite si sono generate, dunque, all’interno delle prime interazioni con le figure di riferimento principali (solitamente mamma e papà) e influenzano, di conseguenza, i rapporti successivi, soprattutto quelli in cui entra in gioco la spontanea tendenza a ricercare la prossimità con l’altro (bisogno biologico di attaccamento). 

Come le prime relazioni possono favorire l’instaurarsi di un funzionamento narcisista

Young e colleghi (2007) hanno individuato alcuni elementi delle relazioni primarie di attaccamento che sembrano favorire lo sviluppo di un funzionamento narcisista di tipo vulnerabile:

  1. Solitudine e isolamento

Tra i bisogni primari di ciascun essere umano vi è quello di ricevere calore, cura, protezione, amore. Noi tutti sentiamo la necessità di poter godere di rapporti stabili. Abbiamo il bisogno di sentirci “preziosi” per le persone a noi care. Non c’è nulla di riprovevole in tutto questo. Chi cresce in un ambiente in cui ci si sente riconosciuti e amati, ha la possibilità di porre solide basi per il proprio senso di sé e per la propria autostima. Quando i genitori si prendono cura del proprio bambino, lo ascoltano con attenzione, lo consolano quando non è in grado di autoregolarsi, stanno trasmettendo lui importanti messaggi: “Sei importante così come sei”, “I tuoi bisogni, le tue emozioni sono importanti per noi”, “Se hai bisogno siamo qui e siamo disposti ad aiutarti”.  Purtroppo non sempre ciò si verifica: ci sono famiglie in cui scarseggiano le dimostrazioni di affetto, i genitori faticano a sintonizzarsi sui figli e figurarsi il loro mondo interno; in alcuni casi le figure di riferimento sono presenti e pronte a soddisfare i bisogni e i desideri materiali dei loro bambini, ma non riescono a creare un rapporto di intimità, complicità e vicinanza psicologica. Chi cresce in un ambiente familiare di questo tipo avverte un profondo senso di vuoto e di solitudine, che spesso non è nemmeno in grado di identificare e  raccontare, in quanto non ha conosciuto il calore di una presenza amorevole. Ecco che pian piano il bambino si costruisce un’immagine di sé come “indegno d’amore”, immagine che si rinforzerà nel tempo, andando a condizionare il suo modo di porsi all’interno delle relazioni.

  1. Sfruttamento e manipolazione

Vi sono famiglie in cui i genitori, spesso vittime inconsapevoli dei loro vissuti, ripongono nei figli speranze di rivalsa e riparazione. Cosa significa?
Vi sono genitori che a lungo hanno lottato contro un loro personale senso di inadeguatezza, che si sono sentiti inferiori, privi di valore. Questi possono talvolta investire sui propri bambini al fin di ottenere una sorta di rivalsa personale:  il figlio diventa dunque  un mezzo di riscatto per soddisfare i propri bisogni di realizzazione  professionale, economica e sociale.
Altri genitori portano con sé un senso cronico di vuoto affettivo e di amore; per questi il figlio diventa uno strumento per colmare la mancanza, il sostituto di un coniuge assente, una spalla su cui piangere, qualcuno da cui ottenere attenzioni e conforto. 

Ecco che in queste situazioni, più che vedere soddisfatti i propri bisogni, il bambino si fa carico di quelli dei genitori, sviluppa una sensibilità agli umori e alle necessità dei genitori, cerca di non contrariarli, non affaticarli, non deluderli. Per lui l’unico modo per soddisfare il bisogno di vicinanza è compiacere gli altri, sulla base dell’assunzione “Se non riesco ad accontentare gli altri, allora non valgo e sarò lasciato solo” 

  1. Approvazione condizionata

Come esseri umani non abbiamo solo bisogno d’amore, abbiamo bisogno d’amore incondizionato, ovvero di una forma di affetto disinteressato e autentico. “Ti amo così come sei, con le tue caratteristiche, le tue inclinazioni, i tuoi difetti e le tue qualità”, è questo il messaggio realmente in grado di farci sentire sicuri, accolti e profondamente accettati. Eppure talvolta accade che, fin dall’infanzia, sia necessario ricorrere a dei trucchi per ricevere affetto e approvazione. La moneta di scambio per sentirsi preziosi, di valore agli occhi degli altri significativi, diviene la performance. Il bambino impara che per ottenere amore deve soddisfare determinati standard imposti dal genitore: “Se mi mostro all’altezza delle aspettative, allora valgo e otterrò amore”, ecco la regola aurea che inizia a interiorizzare e che lo guiderà negli anni successivi.
Quando i genitori sono esigenti, danno importanza a come i figli appaiono e li gratificano solo quando eccellono, i bambini imparano che devono essere perfetti, solo in questo modo possono sentirsi importanti e di valore. Non solo fallire, ma anche ottenere risultati “normali” (alla pari degli altri) equivale a sentirsi una nullità, non degni di amore e attenzione. 

In tutte le situazioni illustrare da Young e colleghi vi è un importante fattore comune: almeno uno dei due genitori non appare in grado di sintonizzarsi in modo efficace sul proprio figlio, sui suoi bisogni autentici, valorizzandolo nella sua unicità. 

Mancata integrazione dell’immagine di sé 

Da quanto illustrato, appare evidente come i bambini che crescono in contesti simili non hanno avuto la possibilità di sentirsi amati per le persone che sono. 

Chi presenta un funzionamento narcisista di tipo vulnerabile molto probabilmente, fin da piccolo, si è sentito considerato, ammirato e apprezzato quando in grado di soddisfare aspettative e bisogni delle figure di riferimento; mentre è stato ignorato o criticato quando i suoi risultati e le sue performance rientravano nella media. Tutto ciò determina una percezione di sé fortemente instabile, in cui si assiste ad una costante oscillazione tra un’immagine di sé grandiosa e una visone di sé come di persona inferiore, di scarso valore, addirittura insignificante. Per le persone con un funzionamento narcisistico, è talmente doloroso far spazio ai sentimenti legati alle ferite di attaccamento (vuoto, inferiorità, inadeguatezza, mancanza di qualcuno che stia accanto) che cercano in ogni modo di evitarli attraverso strategie compensatorie che li fanno agire in modo egoista, pretenzioso, altezzoso. Queste persone fanno di tutto per ostentare superiorità, mostrarsi perfetti e ineguagliabili in ambito sociale, economico, lavorativo, cercano in ogni modo di ottenere lodi e approvazioni, vivendo tutto come una costante competizione in cui è in gioco il loro valore personale. 

Narcisismo covert e relazioni sentimentali in età adulta

Ovviamente, essendosi queste dinamiche originate all’interno delle interazioni primarie d’attaccamento, in età adulta questi stessi meccanismi verranno agiti nelle relazioni interpersonali maggiormente significative, in particolar modo in quelle d’amore. 

Intimità ed empatia?

Partiamo dal presupposto che ogni relazione d’attaccamento richiede vicinanza e intimità. Ecco sorgere il primo problema: nelle storie infantili tipiche del narcisismo fragile, come abbiamo visto, manca la complicità e la prossimità. Anzi, spesso, il narcisista teme l’intimità. Più si è vicini più si è esposti allo sguardo dell’altro, ciò significa che anche le nostre parti vulnerabili risultano più visibili, eppure esse sono proprio le portatrici di quei vissuti che il narcisista vulnerabile cerca di rifuggire. 

Non ha ricevuto amore incondizionato dalle figure che avrebbero dovuto accoglierlo e proteggerlo, non si è sentito apprezzato indipendentemente da come appariva e dai suoi risultati, come potrebbe sperare di ricevere questo affetto autentico proprio ora?
Chi presenta un funzionamento narcisista di tipo vulnerabile non è disposto a mostrarsi per com’è, a togliersi la maschera grandiosa, a correre il rischio di un rifiuto o di uno sguardo di disapprovazione che lo farebbe ripiombare nel vuoto e rinforzerebbe la convinzione di essere sbagliato e condannato alla solitudine.

Ecco perché le persone con narcisismo fragile risultano più sensibili agli apprezzamenti, alle lodi, che all’amore. Sono più in grado di cogliere e apprezzare i complimenti e l’ammirazione che l’affetto sincero, questo perché le lodi sono ciò che hanno conosciuto durante la loro infanzia. L’empatia invece è qualcosa che non hanno potuto sperimentare a fondo e che in parte spaventa, poiché la vicinanza empatica mette faccia a faccia con le proprie ferite. Per questo motivo spesso si accompagnano a partner distaccati, freddi, evitanti, per non sentirsi minacciati. Altre volte, invece, instaurano relazioni con persone amorevoli e accudenti, ma il loro bisogno d’amore sembra non essere mai soddisfatto, in quando è l’ammirazione ciò che cercano. Per questo divengono sempre più pretenziosi. Spesso capita che le persone con narcisismo vulnerabile pretendano che il partner soddisfi il loro bisogno di approvazione, lodandole costantemente, questo perché solo se ammirati sentono di valere e possono alimentare l’immagine positiva di sé. 

Idealizzazione e svalutazione 

Un altro aspetto che caratterizza le relazioni delle persone con narcisismo è l’iniziale idealizzazione del partner che sfocia poi in una feroce svalutazione. 

All’inizio della relazione la persona con narcisismo tende a idealizzare il partner, tessendone le lodi. Ogni possibile difetto del partner non viene considerato, poiché ottenere la stima di una persona vista come di successo e perfetta sembra essere un antidoto imbattibile contro il senso di disvalore che covano nel profondo (immagine di sé come privo di valore). Le persone con narcisismo cercano quindi in tutti i modi di conquistare l’altro, senza incorrere in rifiuti e/o critiche. 

Tuttavia, con il procedere della relazione, iniziano a rendersi conto che il partner, per quando attraente, stimato dagli altri, intelligente, potente, non è perfetto. È a questo punto che la situazione si ribalta: chi presenta un funzionamento narcisistico si mostra ipersensibile all’individuazione di tutti i difetti e le mancanze del partner.
Il fatto di accompagnarsi ad una persona “attaccabile” e criticabile, diventa una minaccia all’immagine di sé. Allora, la persona con narcisismo inizia a svalutare l’altro, svilirlo, mortificarlo per le sue imperfezioni, mettendosi così su un piano di superiorità, salvaguardando così  la propria autostima. In questo modo, inoltre, tiene in scacco il partner, riducendo la possibilità che quest’ultimo interrompa la relazione. 

Le relazioni narcisiste in terapia 

Quanto detto rende evidente come le relazioni costituiscano un importantissimo target della terapia con persone con narcisismo.
Una maggiore consapevolezza dei copioni relazionali che la persona tende ad agire e la progressiva modificazione degli stessi, rende possibile un graduale miglioramento del funzionamento generale. I rapporti sono infatti dei contesti riparativi fondamentali, è proprio all’interno di questi che la persona può imparare a soddisfare in modo funzionale i propri bisogni, in primo luogo il bisogno di ricevere amore e di amare in modo autentico.

Passo dopo passo, chi presenta un funzionamento narcisista può riconoscere le sue parti fragili e vulnerabili, prendere contatto con esse e cominciare a mostrarsi senza maschere a persone affidabili e fidate, partendo proprio dal contesto terapeutico. 

Trovarsi di fronte ad un altro disponibile ad accogliere le nostre fragilità, i nostri difetti e ad amarci per quello che siamo è un’esperienza riparativa forte. 

 BIBLIOGRAFIA:

Young, E.J., Klosko, J.S. (2004). Reinventa la tua vita. Scoprire come modificare voi stessi e liberarsi dalle trappole che vi impediscono di cambiare la vostra vita. Milano: Raffaello Cortina Editore 

Young, E.J., Klosko, J.S. & Weishaar, M.E. (2007). Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Firenze: Eclipsi

 

Articolo scritto dalla dott.ssa Verdiana Valagussa

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