La rabbia è una delle emozioni di base, cioè un’emozione universale che tutti possediamo a prescindere dall’età o dalla cultura di appartenenza. 

È accompagnata da un’elevata attivazione del sistema nervoso autonomo che determina le peculiari reazioni fisiologiche che accompagnano questa emozione, come per esempio aggrottare le sopracciglia, arrossire, digrignare i denti o contrarre i muscoli delle spalle. 

Ciò che solitamente fa sorgere la rabbia è la percezione di una minaccia esterna o di un ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi, oppure si può anche sperimentare quando avvertiamo una minaccia all’autostima e alla nostra immagine sociale, o quando abbiamo la percezione di aver subìto un’ingiustizia.

Il comportamento che caratterizza tale emozione è dunque finalizzato a contrastare o scacciare la fonte della minaccia percepita o a ristabilire una sorta di giustizia sociale.

La rabbia può essere internamente percepita come utile e piacevole se si manifesta in forma di disappunto e indignazione, motore che ci spinge a cambiare la situazione esterna permettendoci di raggiungere i nostri obiettivi. 

Tuttavia può anche essere percepita come spiacevole in determinate circostanze:  

  • quando non è possibile dirigere la carica emotiva che accompagna la rabbia direttamente alla fonte del problema. Questo può causare frustrazione e senso di impotenza, oltre a farci sentire in qualche modo costretti a reprimere la forte attivazione fisiologica che accompagna l’emozione della rabbia;
  • se accompagnata da una carica emotiva talmente forte da causare un comportamento impulsivo e aggressivo, accompagnata da una sensazione di perdita di controllo. Questa circostanza può verificarsi in singoli episodi, può essere una controrisposta fisiologica nel caso in cui si tenda spesso a reprimere la carica emotiva che accompagna la rabbia oppure può essere la conseguenza di un tratto di personalità stabile dell’individuo (per esempio nel caso del disturbo borderline di personalità, una psicopatologia caratterizzata tipicamente da discontrollo emotivo e da comportamenti impulsivi di vario tipo, da interpretare come maldestri tentativi di gestire l’intensa e sgradevole emozione sperimentata).

Dunque è fondamentale sottolineare come la rabbia e l’aggressività non sono sinonimi: la rabbia è l’emozione sperimentata, mentre l’aggressività è una delle possibili manifestazioni comportamentali della rabbia (che può declinarsi in comportamenti quali urlare, lanciare o rompere oggetti, attaccare fisicamente la persona verso cui proviamo rabbia). 

 Generalmente il comportamento aggressivo porta con sé diverse conseguenze negative, come per esempio, nei casi più estremi, rottura delle relazioni, perdita del lavoro o conseguenze penali, oltre a dover gestire il senso di colpa e di frustrazione che ne consegue. 

Tutto questo è facile che spinga le persone caratterizzate da questa tendenza ad intraprendere un percorso per imparare a gestire la rabbia e a cercare di modificare il loro comportamento. 

 

Come gestire la rabbia?

 

 La psicoterapia cognitivo-comportamentale è molto efficace per imparare a gestire la manifestazione della rabbia.

Secondo la CBT i disturbi emotivi vengono spiegati attraverso l’articolata relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti. I pensieri, ovvero il modo in cui interpretiamo gli eventi che ci accadono, influenzano le reazioni emotive che causano sofferenza alla persona e mantengono il disagio nel tempo.

Secondo quest’ottica diventa dunque fondamentale agire sulla variabile cognitiva, permettendo al paziente di imparare a riconoscere i pensieri automatici negativi che si attivano in lui, responsabili della sofferenza psicologica e dei comportamenti problematici, e a modificarli sostituendoli con delle cognizioni più funzionali.

 

 

imparare a gestire la rabbia attraverso un percorso di psicoterapia

Per esempio è importante riflettere sul perché si percepiscono gli altri come ostili o sul perché si fa così tanta fatica a tollerare le frustrazioni o sul perché un paziente può percepire minacce così forti alla propria autostima, al proprio valore personale o alla propria immagine sociale; a questo proposito può essere molto utile accrescere la propria empatia o imparare a comunicare in modo assertivo ed efficace. 

La CBT fornisce poi una serie di strategie comportamentali utili a contrastare o ridimensionare il comportamento aggressivo, come per esempio fare dell’attività fisica per abbassare il livello generale di attivazione fisiologica, mettere in atto l’azione opposta a quella che verrebbe spontaneo fare (per esempio sorridere davanti ad un provocatore che fa di tutto per farci arrabbiare) per abbassare il livello di reattività nella risposta oppure rimandare, se possibile, il tempo di risposta, in modo tale che questa possa essere meno aggressiva, meno impulsiva e più ragionata.

Efficacia della psicoterapia nel trattamento della Rabbia

 

La letteratura scientifica ha verificato che la terapia cognitivo-comportamentale rappresenta l’approccio di elezione per la gestione e il trattamento dei problemi connessi alla rabbia.

Numerose meta-analisi hanno identificato un effect size moderato (Beck & Fernandez, 1998; Del Vecchio & O’Leary, 2004; DiGiuseppe & Tafrate, 2003; Sukhodolsky, Kassinove & Gorman, 2004).

La meta-analisi di Beck e Fernandez (1998) sull’efficacia degli interventi di terapia cognitivo-comportamentale sulla rabbia, ha indagato 50 studi che includevano 1640 partecipanti tra detenuti, partner o mariti violenti, delinquenti giovani, persone con disabilità intellettive, ma anche studenti universitari con problemi di rabbia.

La maggior parte degli studi prevedeva l’uso combinato della ristrutturazione cognitiva e di alcune tecniche finalizzate al rilassamento fisico. Gli autori hanno identificato un effect size moderato (d=0.70) ovvero, un cambiamento positivo ed una capacità maggiore nella  gestione della rabbia dopo aver effettuato una terapia CBT

Bibliografia essenziale sulla tematica della rabbia

Anderson, C. A., & Bushman, B. J. (2002). Human aggression. Annual Review of Psychology, 53, 27–51.

Beck, A.T. (1999). Prisoners of hate: The cognitive basis of anger, hostility and violence. New York: Harper Collins

 Day, A., Howells, K., Mohr, P., Schall, E., & Gerace, A. (2008). The development of CBT programmes for anger: The role of interventions to promote perspective-taking skills. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 36, 299-312.

 

Articolo scritto dalla dr.ssa Annarita Scarola Psicologa e Psicoterapeuta lavora presso il centro di psicoterapia di Milano e Saronno

 

 

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