“Ci sono momenti nella vita in cui l’unica alternativa possibile è perdere il controllo.”

– Paulo Coelho –

UNO SGUARDO AL MENO CONOSCIUTO DEI DISTURBI ALIMENTARI

Come è noto le persone che soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) hanno un rapporto con il cibo che ha caratteristiche tali da causare loro un disagio clinicamente significativo (per questo motivo si parla di “disturbo”), per un periodo di tempo continuativo e non inferiore a tre mesi, così come definito nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (APA, 2014).

I DCA sono tre:

ma per quanto riguarda l’ultimo di questi è possibile affermare che vi sia una ridotta quantità di informazioni in letteratura rispetto agli altri, probabilmente per i minori tassi di prevalenza che lo interessano rispetto ad Anoressia e Bulimia Nervosa: i dati per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata si aggirano infatti intorno allo 0,22% (Hay P., 1998), mentre per l’Anoressia Nervosa la prevalenza è fra lo 0,2 e lo 0,8% e per la Bulimia Nervosa si attesta intorno al 3% (Ministero della Salute, 2019). 

Il BED è sicuramente più simile alla Bulimia piuttosto che all’Anoressia Nervosa, sia per quanto riguarda il modo in cui si manifesta dal punto di vista comportamentale che per le principali cause che lo determinano.

Sul piano fenomenologico infatti la caratteristica principale del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è costituita dalle abbuffate, così come nella Bulimia, frequenti almeno una volta alla settimana e presenti per un periodo di almeno tre mesi; l’abbuffata è un comportamento alimentare che si caratterizza per la sensazione soggettiva di perdita del controllo da parte di chi la agisce, un comportamento discontrollato quindi che rimanda alla sfera dell’impulsività, durante il quale l’individuo ingerisce una quantità di cibo superiore a quanto è normale (cioè quanto farebbe una persona media della stessa età e sesso in una situazione analoga).

Ciò che differenzia in modo sostanziale BED e BN, e che permette quindi di effettuare una diagnosi differenziale, è l’assenza di condotte compensatorie conseguenti all’abbuffata: non si assiste quindi al vomito autoindotto o all’assunzione di lassativi e nemmeno all’esercizio fisico compulsivo al fine di eliminare le calorie assunte durante l’episodio di discontrollo alimentare.

Tutto ciò conduce naturalmente nel corso del tempo ad un aumento ponderale significativo, tant’è che il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è frequentemente associato ad obesità e sindrome metabolica (è stimato che circa il 20-30% degli individui con obesità abbiano anche un Disturbo da Alimentazione Incontrollata) (Ricca V. et al., 2000). 

Di seguito le caratteristiche che descrivono un episodio di abbuffata: 

  • Mangiare più velocemente del normale;
  • Mangiare fino a quando ci si sente spiacevolmente sazi;
  • Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati;
  • Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo o vergogna per quanto si sta mangiando;
  • Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa soprattutto dopo le abbuffate.

QUALI SONO LE CAUSE DEL DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA?

Come per tutti i disturbi psicologici, la causa del problema clinico non è unifattoriale bensì multifattoriale: comprende infatti variabili di ordine fisico, ambientale e di personalità.

Di seguito si vuole proporre un elenco dei principali fattori di rischio, comuni a tutti i disturbi dell’alimentazione e quindi anche al BED: 

  • La presenza all’interno della famiglia di un componente che segue una dieta;
  • Atteggiamento genitoriale critico riguardo a tematiche di ordine alimentare, al peso o alle forme corporee;
  • Eventi di vita stressanti in cui si è stati vittima di bullismo a causa della propria alimentazione, del peso o delle forme corporee;
  • Presenza di genitori con obesità;
  • Essere stati soggetti obesi in infanzia;
  • Frequentare contesti che enfatizzano positivamente la magrezza (es. danza, moda, sport);
  • Avere una famigliarità per i disturbi dell’alimentazione. 

Viceversa, non vedere soddisfatte nessuna di queste variabili significa possedere dei fattori di protezione contro i disturbi dell’alimentazione, cioè avere una minore probabilità di sviluppare durante la propria vita un disturbo alimentare. 

QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) si caratterizzano anche per le frequenti complicanze di ordine medico che si accompagnano a simili condizioni.

Nel caso del Disturbo da Alimentazione Incontrollata l’aumento ponderale comporta frequentemente alterazione di carattere metabolico: aumenta il rischio per il diabete e per le patologie cardiovascolari (Crow S. et al, 2001) principalmente grazie a trigliceridi elevati ed aumento della pressione arteriosa.

Queste complicazioni secondarie al BED riducono in termini probabilistici l’aspettativa personale di vita, e per essere risolte molto spesso richiedono la riduzione del peso corporeo, quindi una normalizzazione del comportamento alimentare ed un suo mantenimento nel tempo. 

Per quanto concerne il piano emotivo le persone con BED riferiscono spesso di sentirsi depresse o stressate a causa del proprio problema alimentare per cui possono ricorrere ad un autoisolamento sociale (Troop N. A., 2008): la vergogna per il proprio stile alimentare o per il fatto di essere in condizione di sovrappeso o franca obesità inducono nell’individuo un rimuginio spesso autocolpevolizzante che esita nel desiderio di evitare situazioni di tipo sociale. 

IL MIGLIORE TRATTAMENTO

Per una corretta presa in carico clinica del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è fondamentale avvalersi di un’équipe multidisciplinare che comprenda uno psicoterapeuta, un medico psichiatra ed un nutrizionista. 

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è rivelata particolarmente efficace per il trattamento dei DCA incluso il Binge Eating Disorder.

Il protocollo d’intervento prevede dapprima una psicoeducazione sul disturbo (craving, abbuffate, sentimenti ricorrenti, ecc.) poi un lavoro sui pensieri mirato alla ristrutturazione dell’immagine corporea, della valutazione di sé e dei rapporti interpersonali, mitigando in questo modo i sentimenti di vergogna e colpa che caratterizzando questa condizione; al fine di elaborare completamente il disagio derivante dalle esperienze di vita traumatiche che frequentemente si ritrovano nella storia di vita di queste persone, la terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) rappresenta un valido strumento di lavoro ) (Balbo M., 2017). 

E’ altresì importante andare ad intervenire sul cosiddetto craving, cioè il sentimento improvviso e incontrollabile di assumere una sostanza psicoattiva o un alimento, poiché è questo ad innescare le abbuffate.

Una terapia farmacologica mirata somministrata da un medico psichiatra può rivelarsi utile alla riduzione di questo desiderio impulsivo, contribuendo a ridurre la frequenza delle abbuffate e di conseguenza provocando anche un calo ponderale ed un miglioramento delle complicazioni metaboliche.

Infine, poiché in un Disturbo del Comportamento Alimentare la componente alimentare è preponderante, è importante ottenere un consulto di tipo nutrizionale al fine di programmare con il soggetto un piano alimentare adatto alle sue esigenze specifiche, che possa contribuire a migliorare alcune abitudini che tendono a mantenere o ad aggravare il disturbo. 

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – V Edizione”, R. Cortina Ed., Milano; 
  • Balbo M., 2017, “Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) and eating disorders: A systematic review”, APA PsycNet, Clinical Neuropsychiatry: Journal of Treatment Evaluation, Vol. 14: Issue 5, pag. 321 – 329; 
  • Crow S. et al, 2001, “Binge eating and other psychopathology in patients with type II diabetes mellitus”, International Journal of Eating Disorders, Vol. 30: Issue 2, pag. 222 – 226; 
  • Hay P., 1998, “The epidemiology of eating disorder behaviors: an Australian community-based survey”, International Journal of Eating Disorders, Vol. 23: pag. 371 – 382; 
  • Ministero della Salute, 2019, “Progetto di studio multicentrico sui fattori predittivi e caratteristiche psicopatologiche dei disturbi del comportamento alimentare in età adolescenziale e preadolescenziale”, Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari – IFC – CNR; 
  • Ricca V. et al., 2000, “Screening for binge eating disorder in obese outpatients”, Comprehensive Psychiatry, Vol. 41: Issue 2, pag. 111 – 115; 
  • Troop N. A., 2008, “Shame in women with a history of eating disorders”, European Eating Disorders Rewie, Vol. 16: Issue 6, pag. 480 – 488. 

Articolo scritto dal dott. di Simone Sottocorno psicologo e psicoterapeuta esercita nella sede di Monza e Saronno per chi volesse maggiori informazioni sul trattamento del disturbo può contattare il Centro per maggiori dettagli ed avere indicazioni puntuali dai nostri professionisti.

Il centro predilige una terapia cognitiva comportamentale con aperture ad altre tipologia di psicoterapia ad orientamento cognitivo.

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