L’adolescenza è un periodo particolare in cui ha inizio quel percorso di separazione dal nido familiare e di crescita dell’autonomia che condurranno il ragazzo a diventare una persona adulta.

È una fase complessa, caratterizzata da diversi aspetti peculiari: un maggiore atteggiamento esplorativo verso il mondo esterno, il cambiamento del proprio corpo e il confronto con un’affettività più complessa, attraverso la sperimentazione di emozioni nuove e tendenzialmente di intensità maggiore, il mettere in discussione le regole e la definizione di nuovi confini, la ricerca di un nuovo equilibrio tra indipendenza e vicinanza alle figure di riferimento e, quindi, tra il voler imparare a fare da soli e il rendersi conto, in tante circostanze, di avere ancora bisogno di aiuto.

Questo atteggiamento di apertura e scoperta verso il mondo esterno però, insieme al maggiore distacco dalla famiglia d’origine e, quindi, ad una minore condivisione delle esperienze vissute, possono esporre gli adolescenti al rischio di imbattersi in esperienze pericolose, come il mondo della droga e la possibilità di sviluppare una dipendenza.

Le dipendenze oggi

Un tempo con il termine “dipendenza” si faceva riferimento solo al consumo di sostanze, quali droghe o alcol.

Da qualche anno invece la definizione include anche le cosiddette new addiction, ovvero dipendenze comportamentali che non prevedono il consumo di una sostanza, come la dipendenza da gioco d’azzardo, da shopping, da internet, da videogiochi, da smartphone, da sport, da lavoro, da sesso, da cibo, la dipendenza affettiva.

Ad oggi però non esiste ancora una classificazione ufficiale che permetta di inquadrare queste condotte disfunzionali in precise categorie diagnostiche.

L’unico nuovo comportamento di dipendenza inserito nell’ultima versione del  DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) è il disturbo da Gioco d’Azzardo (gambling).

Questo è stato possibile poiché le neuroscienze hanno evidenziato come i comportamenti legati al gioco d’azzardo coinvolgano gli stessi circuiti neuronali del piacere e del rinforzo coinvolti nelle dipendenze da uso di sostanze.

Altri comportamenti di dipendenza invece non sono stati inseriti perché allo stato attuale non c’è sufficiente letteratura per stabilire criteri diagnostici necessari per identificare tali condotte come disturbi mentali. 

Come capire se il proprio figlio fa uso di droghe o di alcool?

Non è sempre facile accorgersi se un adolescente abusa di sostanze stupefacenti o alcol, perché gli effetti non sono sempre così visibili (dipende molto dalla frequenza e dalla costanza con cui se ne fa uso) e inoltre le nuove droghe hanno effetti che durano poco nel tempo, contenuti ad esempio in una serata, durante una festa in discoteca o un ritrovo tra amici. 

Ancora più difficile è riconoscere una dipendenza comportamentale, poiché spesso queste condotte vengono messe in atto di nascosto e chiaramente non hanno effetti visibili sull’organismo.

Sarebbe invece utile un’osservazione più sul lungo termine, poiché le sostanze stupefacenti in generale provocano a lungo andare conseguenze sull’organismo come spossatezza, stanchezza, bisogno di riposo fuori dal comune, calo di facoltà cognitive come attenzione, memoria e concentrazione, irritabilità.

È possibile che col tempo si verifichino delle vere e proprie sindromi ansioso/depressive. Si possono anche notare fattori secondari come l’eventuale calo del rendimento scolastico o un aumento della richiesta di soldi. 

Anche l’uscire spesso con gli amici non è un indicatore attendibile, poiché l’approvazione sociale o del gruppo può essere un catalizzatore o un amplificatore del fenomeno, ma di sicuro non è l’unica ragione per cui si fa uso di sostanze o alcol, in quanto all’origine ci sono spesso delle problematiche e delle fragilità più profonde, come il sentirsi inadeguati o vulnerabili, l’avere un’autostima bassa o l’essere insoddisfatti della propria vita e delle proprie relazioni (le sostanze infatti spesso vengono utilizzate a scopo di automedicazione o al fine di trovare una gratificazione immediata o un allontanamento temporaneo dal problema).

Inoltre oggi l’uso di sostanze non solo o non necessariamente si verifica in contesti sociali, ma spesso accade anche in solitudine o addirittura tra le mura domestiche.

Tuttavia è importante non abbassare la guardia perché se c’è un disagio di qualche tipo va chiaramente individuato e affrontato, proponendo ai ragazzi un supporto adeguato.

Questo perché le difficoltà legate alla sfera affettiva ed emotiva come anche una struttura di pensiero caratterizzata da una scarsa fiducia in se stessi e negli altri possono irrigidirsi nel tempo, dando origine ad un malessere psicologico e ad un’insoddisfazione che possono diventare cronici nel tempo; come anche un uso continuativo di sostanze o di alcol può provocare a lungo andare una serie di danni organici e neurologici che nei casi più gravi possono anche diventare permanenti.

Quali atteggiamenti adottare e come intervenire?

Un primo passo per il genitore può essere quello di tenere monitorate le abitudini dell’adolescente, cercando di capire chi frequenta, quali sono i principali punti di ritrovo, com’è la qualità delle relazioni amicali, come sta il ragazzo quando torna a casa (solitamente, quando c’è un consumo importante di sostanze, le relazioni non sono amicizie vere ma ruotano intorno alla droga, quindi di conseguenza anche la qualità delle relazioni è bassa, con sentimenti di solitudine e insoddisfazione).

Per fare ciò, il dialogo genitori-figli è sempre alla base di un rapporto aperto ed equilibrato che impedisca all’adolescente di chiudersi in se stesso e cercare supporto altrove, attraverso modalità più o meno sane.


Chi inoltre tende a sviluppare dei comportamenti di dipendenza, che sia da sostanze o da altro, solitamente, in contrapposizione, non riesce ad essere autonomo ed in grado di fare scelte per sé, per questo ci si appoggia completamente ad altro o ad altri.

È importante quindi comprendere perché il ragazzo ha sviluppato questa forma di insicurezza e perché si è strutturata in lui la convinzione di non avere le risorse per fare scelte mature e responsabili.

Il tratto di personalità dipendente può nascere come risposta a un’insoddisfazione e frustrazione o può dipendere da una mancata strutturazione dell’Io, ovvero la costruzione di un’identità stabile e solida nella quale la persona possa riconoscersi e identificarsi. L’adolescenza è proprio quella fase delicata in cui l’Io si struttura e, per questo, il ragazzo può sentirsi più vulnerabile e può fare più fatica a comprendere fin dove può sperimentarsi nell’autonomia e dove invece diventa importante rispettare dei limiti, che possono essere protettivi.


Al fine di fare in modo che l’adolescente cresca con un’identità forte e un’autostima alta, può essere utile motivare il ragazzo allo studio o incoraggiarlo ad inserirsi anche in altri contesti costruttivi in cui è più facile instaurare relazioni sane, come lo sport o la musica.

Diventa infine fondamentale dialogare con i propri figli per capire come stanno, quali difficoltà stanno attraversando e quali strategie usano per farvi fronte.

Qualora dovesse emergere un’importante sofferenza emotiva, talvolta accompagnata da comportamenti inadeguati, ci si può rivolgere a degli specialisti in modo da affrontare in maniera competente e adeguata non solo il problema della dipendenza in sé ma anche lavorare, attraverso il coinvolgimento dei genitori, sulle dinamiche individuali e familiari che non aiutano il ragazzo e, allo stesso tempo, comprendere in che modo la famiglia può collaborare al fine di essergli da supporto.

Articolo scritto dalla dott.ssa Annarita Scarola riceve a Milano e Saronno

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