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Il potere dell’accettazione

Articolo di Sara Angelicchio

2 Mag 22

Il potere dell’accettazione! Chi si trova in difficoltà, o fronteggia da diverso tempo una condizione di sofferenza, una patologia o un grave problema economico o familiare, spesso accusa stress e stanchezza derivanti dalla lotta continua contro queste situazioni. Ci si sente progressivamente esausti, sfiduciati, impotenti, senza energie residue, l’umore basso, aspetti da cui si possono sviluppare veri e propri disturbi psicologici.

Del resto, resistere e non mollare di fronte alle difficoltà è un mantra che ultimamente circonda la nostra cultura occidentale, pregna dell’idea che tutto è possibile, che bisogna sempre essere felici, che soccombere di fronte agli ostacoli non è mai un’opzione. Ma se a volte fosse proprio questo approccio alla sofferenza e al dolore a provocare ulteriore sofferenza e dolore? E se ci fosse un’alternativa?

“Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscerne la differenza.

Vivendo un giorno per volta;
assaporando un momento per volta;
accettando la difficoltà come sentiero per la pace. […]”

Reinhold Niebuhr, Preghiera della Serenità

Accettazine e consapevolezza

L’accettazione è la presa di consapevolezza che lo scopo o l’obiettivo che ci siamo posti non può essere perseguito. È l’atto di osservare sé stessi e la situazione in cui si è, scegliere di posare le armi e di vivere il momento, qualsiasi cosa ci stia proponendo.

È scegliere di lasciare andare dei pesi che da tempo e con fatica e dolore ci portiamo dietro, se questi pesi non ci aiutano a stare bene. Riconoscere l’utilità dell’accettazione e metterla in atto risulta spesso difficile, a volte controintuitivo. Da una parte smettere di combattere qualcosa per cui si sta combattendo da tempo implica una modifica di come ci rappresentiamo il sé e il mondo che ci circonda, e tale cambiamento non è semplice e richiede del tempo.

Ad esempio, quando perdiamo una persona cara o quando interrompiamo una relazione significativa, la nostra mente impiega diverso tempo per realizzare ed accettare tale assenza, e inizialmente ripropone lo schema che conosce attraverso sogni ricorrenti della persona cara. Inoltre, quando siamo in difficoltà il supporto che riceviamo dall’esterno è molto spesso improntato alla visione di un esito necessariamente vincente e ottimistico: “forza, vedrai che ce la fai”, “sicuramente andrà bene”.

Questo aspetto è molto collegato all’ambiente socioculturale in cui siamo immersi, che tende a proporre come modello l’affrontare ogni battaglia, senza arrendersi e cadere mai e senza mostrare segni di fatica o cedimento.

Situazioni di sofferenza e accettazione

L’accettazione, per quanto faticosa, sembra avere un ruolo determinante nella gestione e della risoluzione di diverse situazioni di sofferenza psicologica, di cui vengono di seguito riportati alcuni esempi.

Lutto e accettazione

Il lutto è stato definito come uno “stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili” (Galimberti, 1999, 617).

5 fasi di elaborazione del lutto

Secondo la teoria a cinque fasi di Kübler Ross, l’elaborazione del lutto passa attraverso queste tappe:

  • Fase della negazione o del rifiuto, caratterizzata da una negazione di quanto accaduto, con una perdita temporanea dell’esame di realtà;
  • Fase della rabbia, in cui c’è la necessità di direzionare il dolore e la sofferenza attribuendo cause esterne, come la malattia o l’equipe medica, oppure cause interne, come non essere stati presenti o non aver fatto abbastanza. Tali condotte causano forte rabbia e forte senso di colpa;
  • Fase della contrattazione o del patteggiamento, costituita dalla rivalutazione delle proprie risorse e da una progressiva riacquisizione dell’esame di realtà;
  • Fase della depressione, in cui emerge la consapevolezza che non si è gli unici ad avere quel dolore e che la morte è inevitabile e fa parte della vita;
  • Fase dell’accettazione del lutto, che giunge all’accettazione dell’evento di perdita, con conseguente elaborazione del lutto.

L’ultima fase porta con sé il prodotto del lavoro emotivo e cognitivo reso possibile solo dall’attraversamento delle fasi precedenti. Infatti, vivere ed accogliere la sofferenza presente in ogni fase diventa propedeutico all’accettazione della perdita. Accettare la morte di una persona cara permette all’individuo di lasciare andare le costrizioni derivanti dalla negazione e di dare un senso ed un significato, sia al dolore provato che al lutto stesso. Tale processo infonde un caldo senso di sollievo e liberazione.

La malattia

Le persone che affrontano malattie terminali o patologie croniche si trovano davanti a diversi aspetti difficili da accettare. I sintomi della malattia, i cambiamenti fisici e psicologici che ne derivano, la fatica e la sofferenza dell’essere sottoposti a continui controlli e terapie più o meno invasive, le conseguenze sociali ed economiche dell’essere malati, le conseguenze a livello familiare.

Tutto ciò rende estenuante e straziante questo tipo di esperienza, e rende più facile perdersi nella lotta contro la propria condizione di malato. Questo ha l’effetto di rendere ancora più acuti e dolorosi gli aspetti che caratterizzano la malattia, perchè questo atteggiamento non permette la connessione con sé stessi e con i propri bisogni, passo fondamentale per la gestione di queste situazioni.

Osservare e accogliere la malattia

Osservarsi implica l’osservare la parte malata di sé, accettandola per quello che è, senza che questa oscuri completamente le altre sfaccettature della propria identità. Una persona malata infatti, oltre a questo, è anche tutto il resto: figlio/a, marito, moglie, padre, madre, lavoratore, etc. Osservando ed accogliendo la propria parte malata, integrandola nel tessuto della propria identità, è possibile ancorarsi ai propri bisogni ed ai propri valori, permettendo loro di guidare le nostre scelte. In tal modo sono i nostri valori che guidano ad una scelta consapevole, e non la lotta contro l’essere malati, che al contrario ci impedisce di scegliere e ci lascia solo reagire a ciò che ci succede.

Accettare la malattia non implica rassegnarsi ed abbandonarsi completamente ad essa: l’accettazione della propria condizione di malato permette di scegliere di occuparsi di sé con le cure necessarie, affrontando il dolore che ne deriva accettandolo e non negandolo: questo dà la possibilità di scegliere le battaglie che vogliamo combattere, in base a ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

Dipendenza da sostanze e accettazione

Tra le malattie croniche possiamo annoverare il disturbo da uso di sostanze. Si considera cronico perché, nel momento in cui un individuo sviluppa dipendenza da una sostanza, avrà sempre una sensibilità elevata verso tale sostanza o verso altre sostanze psicoattive, anche a seguito di una terapia di disintossicazione fisica.

Questo accade perché i meccanismi cerebrali implicati nello sviluppo di una dipendenza vengono elicitati e modificati, e rimangono maggiormente ricettivi anche dopo aver raggiunto una lunga astinenza. Inoltre, la dipendenza di sostanze può essere causata anche da aspetti personologici, che rimangono stabili durante la vita e che possono contribuire a scatenare ricadute. Questo rende fondamentale, nell’intervento psicoterapeutico con persone con dipendenze, sviluppare la consapevolezza e l’accettazione della propria condizione cronica di dipendente.

L’essere dipendente, anche se al momento non si fa uso di sostanze, implica avere una vulnerabilità molto maggiore agli stimoli che possono scatenare craving (cioè il desiderio irrefrenabile di fare uso di una sostanza). L’accettazione di tale condizione permette all’individuo di vivere in autonomia e serenità la propria vita, gestendo ed affrontando in modo consapevole situazioni che possono metterlo a rischio.

Risoluzione di disturbi

Questi sono solo alcuni degli scenari in cui l’accettazione ha un ruolo decisivo nella risoluzione di disturbi e nel superamento di difficoltà.

Per queste ragioni, la psicoterapia cognitivo comportamentale riconosce e utilizza l’accettazione come strumento e atteggiamento che scioglie tensioni e rigidità, che altrimenti acuiscono e intensificano la sofferenza. Gli approcci terapeutici che maggiormente la utilizzano sono quelli di terza ondata, ossia quelli con sviluppo più recente: alcuni esempi sono l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la Dialectical Behavioural Therapy (DBT), la terapia Metacognitiva e le psicoterapie basate sulla Mindfulness.

Se ci si accorge che diverse sofferenze della propria vita spesso derivano dalla difficoltà di accettare ciò che succede inevitabilmente, e di lasciare andare alcune lotte interiori logoranti, può essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia, che aiuti, passo dopo passo, a sciogliere i nodi che non servono più.

Sara-Angelicchio

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