La ruminazione mentale si può definire come un processo cognitivo in cui si focalizza l’attenzione, in maniera ricorrente e ripetitiva, sugli aspetti negativi di eventi passati o di stati emotivi presenti, con l’obiettivo di gestire l’umore depresso o risolvere problemi causati da eventi passati.

È un processo molto simile al rimuginio, con la differenza che quest’ultimo si focalizza principalmente sul futuro ed è accompagnato da emozioni di ansia, mentre la ruminazione si focalizza sul passato ed è accompagnato da uno stato emotivo di natura depressiva, in quanto è caratterizzato da sentimenti di colpa, perdita e fallimento.

Per questo motivo si chiama “ruminazione”, proprio come il processo di masticazione del cibo degli animali erbivori: si continua a rimasticare i propri pensieri con la speranza di poter trovare delle soluzioni.

Questi pensieri ripetitivi sono caratterizzati da dialoghi interni del tipo: “Perché io? Perché proprio a me? Perché è andata così? Avrei potuto/dovuto agire diversamente. Perché mi sento sempre così triste? Perché non riesco a sentirmi meglio?”.

ruminazione mentale

Dunque la ruminazione depressiva rappresenta un tentativo di risolvere un problema ma sembra aggravare l’umore negativo anziché migliorarlo, proprio come il rimuginio non porta a trovare soluzioni efficaci ai problemi ma aggrava lo stato di ansia. Difatti vari studi dimostrano che i ruminatori presentano sintomi depressivi più severi e minori probabilità di riduzione dell’umore depresso rispetto a chi non rumina (Ruscio, Gentes, Jones, Hallion, Coleman, Swendsen, 2015).

Sembra che la causa della ruminazione sia uno specifico stile cognitivo, ovvero la tendenza a focalizzare la propria attenzione principalmente sugli stimoli emotivi negativi o a ricordare prevalentemente quanto di negativo si è sperimentato in passato (Whitmer, Gotlib, 2013).

Inoltre la ruminazione mentale è associata  ad un peggioramento di altre funzioni cognitive quali la memoria, l’attenzione, la concentrazione e l’orientamento al compito, in quanto tutte le risorse cognitive vengono impiegate nel ricordo di eventi passati negativi (Cropley, Zijlstra, Querstret, Beck, 2016).

Perché lo facciamo allora? Come già detto, la ruminazione mentale sembra essere un tentativo di risoluzione di un problema percepito, che ha a che fare con le conseguenze di un evento negativo passato e/o con le implicazioni future di un presente stato d’animo depressivo.

Dunque pensare in modo ripetitivo a errori passati e a sentimenti negativi presenti sembra a prima vista una strategia efficace per evitare eventi negativi futuri.

Chi rumina dice che questo è un modo per capire i propri problemi e per risolverli, per dare un significato a quello che è accaduto, per trovare una via d’uscita nelle difficoltà, per dare un senso a quanto di negativo è accaduto e per raggiungere l’accettazione. 

Quello che accade nella realtà però è che quanto più ci si focalizza su pensieri di questo tipo tanto più l’umore negativo peggiora, e quanto più l’umore negativo peggiora tanto più, fedelmente al processo, si continua a pensarci nel tentativo di trovare una soluzione, entrando in questo modo in un circolo vizioso depressivo dal quale può diventare difficile tirarsi fuori.

La psicoterapia cognitivo comportamentale aiuta chi rumina a prendere consapevolezza di questo processo cognitivo, a prendere in esame quali sono le sue conseguenze negative e a trovare strategie più efficaci di accettazione del passato e riduzione dell’umore depresso (Querstret, Cropley, 2013).

Per esempio ci si può rendere conto che la ruminazione si perpetua perché, impiegando tempo ed energie per portare avanti questo processo, si ha meno probabilità di ricercare attività piacevoli che potrebbero invece effettivamente alleviare l’umore depresso.

Oppure l’andare a scoprire le radici delle credenze nella storia di vita e di attaccamento favorisce l’accettazione degli eventi dolorosi del passato e la comprensione di emozioni e pensieri dolorosi ad essi accompagnati, in quanto sarà facile rendersi conto che essi non esistono perché “noi siamo sbagliati” ma perché da qualche parti li abbiamo imparati e quindi, come li abbiamo imparati, si possono disimparare. Questo aiuta a reinterpretare quanto accaduto abbandonando la visione deterministica con cui spesso rileggiamo gli eventi negativi presenti e passati e a ridare potere a noi stessi, credendoci capaci di cambiare le cose in meglio.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Annarita Scarola psicologa psicoterapeuta

Bibliografia essenziale sulla ruminazione mentale

Cropley, M., Zijlstra, F.R., Querstret, D., Beck, S. (2016), “Is Work-Related Rumination Associated with Deficits in Executive Functioning?”. In Frontiers in Psychology, vol. 7: 1524.

Querstret, D., Cropley, M. (2013), “Assessing treatments used to reduce rumination and/or worry: A systematic review”. In Clinical Psychology Review, vol. 33(8), pp. 996-1009.

Ruscio, A.M., Gentes, E.E., Jones, J.D., Hallion, L.S., Coleman, E.S., Swendsen, J. (2015), “Rumination Predicts Heightened Responding to Stressful Life Events in Major Depressive Disorder and Generalized Anxiety Disorder”. In Journal of Abnormal Psychology, vol. 124(1), pp. 17-26.

Whitmer, A.J., Gotlib, I.H. (2013), “An Attentional Scope Model of Rumination”. In Psychological Bulletin, vol. 139(5), pp. 1036-1061.

La ruminazione mentale si può definire come un processo cognitivo in cui si focalizza l’attenzione, in maniera ricorrente e ripetitiva, sugli aspetti negativi di eventi passati Condividi il Tweet

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