“Com’è piacevole il giorno in cui smettiamo di lottare per essere giovani, o magri.”

– William James –

COSA SONO I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono delle forme di sofferenza psicologica che si esprimono attraverso un rapporto disfunzionale con il cibo e con il proprio corpo, al punto da generare un disagio clinicamente significativo sia sotto il profilo medico che quello psicologico. 

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) individua tre distinte categorie diagnostiche per descrivere i disturbi alimentari: 

  • Anoressia Nervosa (AN)
  • Bulimia Nervosa (BN) 
  • Disturbo da Alimentazione Incontrollata (o binge eating disorder: BED)

Ciascuna di queste condizioni di sofferenza psicologica è contraddistinta da problemi nel rapporto dell’individuo con l’alimentazione e si esprime attraverso alcune condotte tipiche volte a regolare in maniera disfunzionale l’assunzione di cibo e/o la forma corporea: il controllo ossessivo delle calorie, il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o di diuretici, il ricorso eccessivo all’attività fisica. 

I dati epidemiologici riguardo ai DCA offrono una fotografia chiara della prevalenza di questi disturbi nella popolazione generale: colpiscono soprattutto le femmine, con un rapporto di 9:1 rispetto ai maschi, ed esordiscono mediamente intorno ai 17 anni di età o comunque in adolescenza, ad eccezione del Disturbo da Alimentazione Incontrollata che esordisce mediamente nella giovane età adulta (Smink F. R. E. et al., 2021). Si assiste in molti casi ad una evoluzione da un disturbo alimentare di tipo anoressico ad uno di tipo bulimico. 

ASPETTI DISTINTIVI DELL’ANORESSIA NERVOSA

L’Anoressia Nervosa, che rappresenta il più diffuso fra i DCA, presenta alcune caratteristiche peculiari che ne rendono relativamente semplice la diagnosi, e che corrispondono ai principali criteri diagnostici manualizzati: 

  • Significativa perdita di peso: i soggetti che soffrono di Anoressia Nervosa pesano mediamente il 15% in meno rispetto ai soggetti che non hanno questo disturbo (Swenne I., 2007). Nello specifico ci si avvale di un indicatore che è il BMI, cioè l’Indice di Massa Corporea, per calcolare il grado di ottimalità del proprio peso in rapporto all’altezza. Il BMI si calcola dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in Metri); il range entro il quale il BMI viene considerato normale è tra 18,5 Kg/M’’ e 24,8Kg/M’’; un valore al di sotto o al di sopra è considerato indice di magrezza disfunzionale o sovrappeso.
  • Intensa paura di ingrassare, anche quando si è molto sottopeso. 
  • Percezione e valutazione distorta del proprio peso e della propria forma fisica: questo aspetto può esitare in vere e proprie forme di dismorfofobia, cioè in una paura eccessiva per un presunto difetto fisico. Le persone con Anoressia Nervosa lamentano spesso in maniera irrealistica ed irrazionale di percepire un aumento di peso, quasi istantaneamente, subito dopo aver mangiato qualcosa di calorico. 

COME SI MANIFESTA L’ANORESSIA NERVOSA?

Coloro che soffrono di Anoressia Nervosa risultano ossessionate dal proprio peso corporeo, costantemente monitorato ed alacremente mantenuto ai minimi termini grazie ad un controllo sul cibo, nonostante la fame; la magrezza così ottenuta, viene vissuta come uno stato desiderabile e non come qualcosa di pericoloso ed esteticamente sgradevole. 

L’esordio di malattia avviene nella maggior parte dei casi a seguito di una dieta intrapresa per perdere alcuni chilogrammi ritenuti eccessivi. Inizialmente si assiste ad una vera e propria euforia di fronte alla perdita di peso, ottenuta grazie a rinunce e sacrifici, ma con il passare del tempo al continuo calo ponderale si associa uno stato mentale ossessivo nei confronti del peso e della forma corporea, che diviene un mezzo attraverso il quale mostrare – in maniera disfunzionale – al mondo il proprio valore personale e le proprie capacità di autocontrollo ed affermazione di sé. Il cibo diventa un elemento dissociato della propria sofferenza, da controllare e gestire ad ogni costo ed attraverso il quale si può ottenere attenzione e riconoscimento da parte degli altri, bisogni questi spesso a lungo frustrati durante lo sviluppo.

Vissuti personali legati al non sentirsi vista dal genitore omologo e/o dal gruppo dei pari, da cui anzi sovente sono arrivate aspre critiche al proprio aspetto esteriore ed alle proprie scelte di vita; difficoltà di separazione da una madre eccessivamente protettiva, che ha scoraggiato l’emancipazione psicologica della figlia; figure genitoriali scarsamente in grado di sintonizzarsi sui bisogni affettivi ed evolutivi della figlia, che talvolta lasciano la sensazione di “non sentirsi vista” e riconosciuta per quello che si è che desidera e di cui si abbisogna; un genitore ipercritico ed esigente, inoltre, spesso stimola al perfezionismo e all’ambizione al fine di ottenere attraverso questi una qualche forma di apprezzamento, riconoscimento e, in definitiva, amore; sentimenti pervasivi di rabbia eterodiretta, agita passivamente. Questi sono tutti elementi che concorrono alla strutturazione di un disordine alimentare di tipo anoressico. 

L’Anoressia Nervosa si può distinguere in due sottotipi, a seconda di quale comportamento prevalga nella gestione personale del peso corporeo:

  • Anoressia Nervosa di tipo “restrict: in questa forma di malessere il peso viene controllato attraverso delle restrizioni, appunto, di ordine alimentare: controllare le calorie e ridurre le dosi di cibo, principalmente; 
  • Anoressia Nervosa di tipo “binge/purge: in questa connotazione il peso viene controllato attraverso condotte di eliminazione, come il vomito oppure l’uso di lassativi e diuretici, ma anche grazie ad un ricorso smodato all’attività fisica. 

Quando il comportamento di tipo anoressico è ormai strutturato si assiste con una certa frequenza ad alcuni stati mentali e comportamenti ricorrenti: la paura di perdere il controllo, tanto da evitare il più possibile i cibi gratificanti con i quali per golosità si potrebbe eccedere nel consumo; l’evitamento di situazioni sociali al fine di non rischiare di incappare in critiche da parte degli altri così come il rifiuto di mangiare di fronte alle altre persone; sentimenti di tristezza, vergogna e disprezzo verso se stessi perché ci si percepisce – in maniera distorta – troppo grasse, con conseguente evitamento della bilancia e dello specchio; pensieri ossessivi sul cibo, a cui talvolta si accompagnano rituali come il pesarsi quotidianamente o lo sminuzzare il cibo prima di ingerirlo; bisogno di cucinare per sé e per gli altri, al fine di mantenere il controllo completo su quantità e qualità del cibo. 

Purtroppo, l’Anoressia Nervosa è un disturbo difficile da trattare precocemente perché chi ne soffre non desidera assolutamente smettere di dimagrire (anche se non sarebbe mai questo il focus di una psicoterapia!) e vede l’impegnarsi in una psicoterapia come qualcosa che vada contro al proprio progetto: dimagrire fino a scomparire. Generalmente è possibile trattare ambulatorialmente queste situazioni dopo un periodo di ricovero resosi necessario per l’eccessivo dimagrimento, il quale ha portato ad ulteriori complicanze mediche (amenorrea, disfunzioni renali e gastrointestinali, problemi cardiaci, ecc.).

Tali quadri psicopatologici, sfortunatamente però, tendono a cronicizzarsi: chi recupera uno stato di buon compenso psicologico dopo una fase acuta di anoressia, che può anche durare anni, tende comunque ad essere vulnerabile a ricadute ed a conservare comunque alcuni aspetti caratteristici del disturbo, sia sul piano del pensiero che su quello del comportamento. 

QUALE TRATTAMENTO?

Come già accennato, in caso di denutrizione molto grave è necessario un ricovero ospedaliero al fine di ristabilire il corretto funzionamento fisiologico e scongiurare la morte per inedia (fenomeno che purtroppo esiste, anche se in maniera poco frequente). 

Il trattamento farmacologico, soprattutto quello a base di SSRI (Powers P. S. et al., 2009) si è rivelato efficace per contrastare gli aspetti sintomatologici più affini a quelli del Disturbo Depressivo e del Disturbo Ossessivo – Compulsivo. 

La psicoterapia si è dimostrata efficace nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, in particolare quella ad orientamento Cognitivo – Comportamentale: nel trattamento acquisisce un ruolo centrale l’idea che il cibo possa non essere più l’unico modo per affermare e dimostrare il proprio valore personale. Parimenti, anche altre modalità di pensiero che sostengono il disturbo vanno discusse e ristrutturate, accostandole a comportamenti meno rigidi e quindi più funzionali. Anche la rielaborazione di alcune credenze su di Sé, sugli altri e sulla relazione con gli altri, unitamente ad importanti temi di vita vanno rielaborati nel corso della terapia, al fine di approdare una immagine di sé e dei rapporti più complessa ed articolata, priva di deviazioni di significato patologico. 

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – V Edizione”, R. Cortina Ed., Milano; 
  • Bruch H., 1997, “Patologia del comportamento alimentare: obesità , anoressia mentale e personalità”, Ed. Feltrinelli, Milano; 
  • Fairburn C. G., “La terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi dell’alimentazione”, Ed. Erickson, 2018; 
  • Powers P. S. et al., 2009, “Pharmacotherapy for Eating Disorders and Obesity”, Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, Volume 18, Issue 1, pag. 175 – 187; 
  • Smink F. R. E. et al., 2012, “Epidemiology of Eating Disorders: Incidence, Prevalence and Mortality Rates”, Eating Disorders (E Attia, Section Editor); 
  • Swenne I., 2007, “Weight requirements for return of menstruations in teenage girls with eating disorders, weight loss and secondary amenorrhoea”, Wiley Online Library. 

Articolo scritto dal dott. Simone Sottocorno Psicologo e Psicoterapeuta

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