Un nuovo ceppo di coronavirus, precedentemente mai identificato nell’uomo (per maggiori informazioni: www.salute.gov.it/nuovocoronavirus),  sta destando forte preoccupazione a livello mondiale.

Ancora non possediamo una memoria immunologica e ciò rende la risposta del sistema immunitario meno rapida e intensa. Quando qualcosa minaccia la nostra integrità fisica, la nostra salute attiviamo risposte di allerta e difesa, questa reazione è tanto più intensa quanto il pericolo è qualcosa di sconosciuto.

Cosa sta accadendo in questa situazione di emergenza sanitaria? Come il Covid-19 sta stravolgendo le nostre vite?

Quello che è certo, è che la preoccupazione per il Covid-19 sta riuscendo a separare e a fomentare la paura del diverso. Il terrore e la diffidenza si sono propagati con ancor più velocità del virus, estendendosi in un batter d’occhio da timore per un’etnia, vissuta come probabile portatrice del virus, alla paura di chiunque sia “diverso da me”. Il sospetto si è insinuato nelle nostre vite, sempre più spesso guardiamo l’altro, inteso come qualsiasi persona con cui veniamo a contatto (il vicino di casa, il collega, l’amico…) come una potenziale minaccia, quasi avessimo identificato le persone con il virus.
Insomma, il nuovo corona virus non solo rappresenta una minaccia, ma ci sta anche privando di una modalità fondamentale che noi umani possediamo per regolare le risposte di ansia e paura elicitate dalla percezione del pericolo: le interazioni con gli altri (Porges, 2018).

Ma che possibilità abbiamo di rispondere alle minacce e alle sfide in quanto esseri umani? La teoria polivagale di Porges

Noi esseri umani siamo meravigliosamente “programmati” per sopravvivere. Nel corso della filogenesi, il nostro sistema nervoso centrale e periferico, la nostra mente e il nostro corpo hanno selezionato e “messo a punto” sistemi e strategie stupefacenti per garantirci adattamento e sopravvivenza.


In ogni momento della nostra vita il nostro cervello legge gli indizi ambientali per verificare la sicurezza dell’ambiente, l’assenza di pericoli. La neurocezione, così chiamata da Porges (2018) è un processo neurale che opera al di fuori della nostra consapevolezza, in modo automatico, e ci permette di valutare il rischio presente nelle situazioni in cui ci troviamo. In altre parole, il nostro cervello è programmato per rilevare la sicurezza o il pericolo nell’ambiente, senza che sia necessario un intervento cosciente da parte nostra.

Qualora il cervello dovesse rilevare la presenza di una minaccia, ecco che il nostro sistema nervoso autonomo attiva in modo automatico delle risposte difensive. La teoria polivagale di Porges concepisce il sistema di difesa dell’uomo come organizzato su tre diversi livelli gerarchicamente organizzati:

  1. Primo livello: il  sistema del coinvolgimento sociale. Istintivamente, se percepiamo una minaccia, noi esseri umani possiamo chiedere supporto e aiuto a chi ci è vicino. Ricorriamo alle relazioni per riguadagnare un senso di sicurezza. La possibilità di sintonizzarsi e stabilire connessioni dipende dal circuito ventro-vagale, ovvero dalla parte del nervo vago (nervo cranico) che connette il tronco encefalico con il cuore, i polmoni, i muscoli del volto, della faringe e dell’orecchio medio. Se grazie a questo primo livello riusciamo a far fronte al pericolo, non c’è necessità di attivare le modalità di difesa più arcaiche e di ordine “inferiore”.
  2. Secondo livello: il sistema di attacco-fuga. Laddove l’altro non è disposto a fornire aiuto o non infonde in noi fiducia, dobbiamo ricorrere al sistema che poggia sull’attivazione del sistema nervoso simpatico. Ecco allora che il nostro corpo si prepara a combattere o a scappare verso un luogo più sicuro: aumenta la frequenza cardiaca, il respiro accelera, viene incrementato l’afflusso di sangue agli arti per supportare le risposte di attacco o di fuga, aumenta l’energia nel corpo.
  3. Terzo livello: il collasso. Se ci troviamo di fronte ad una minaccia estrema e non abbiamo la possibilità di sottrarci, il nostro corpo e la nostra mente tendono a “spegnersi”: il metabolismo rallenta, così come il battito cardiaco, il respiro si fa superficiale. Ci sentiamo anestetizzati, possiamo svenire o avere delle risposte dissociative. Questo è il sistema di difesa più antico e meno raffinato, ereditato da rettili e mammiferi inferiori. Esso dipende dal circuito vagale dorsale, ovvero sulla parte del nervo vago che raggiunge gli organi posti al di sotto del diaframma (stomaco, fegato, intestino). Ricorriamo a questo terzo livello quando sia il sistema di coinvolgimento sociale che quello di attacco-fuga hanno fallito. Si tratta di una risposta di difesa estrema, che serve ad attutire gli effetti sensoriali, fisici e psicologici dell’evento minaccioso e traumatico.

Il sistema del coinvolgimento sociale: come le relazioni permettono la co-regolazione e la calma

Il nervo vago ventrale sorregge la possibilità di connetterci con gli altri, di stabilire relazioni basate sul calore, sulla fiducia e sulla sicurezza. Grazie al nervo vago possiamo leggere i messaggi che l’altro ci invia attraverso il tono di voce, i gesti, le espressioni del volto e la postura. Allo stesso modo possiamo inviare segnali all’altro. Noi esseri umani comunichiamo in modo profondo e automatico grazie al nervo vago ventrale, siamo in grado di sintonizzarci con l’altro e co-regolarci. Connetterci con gli altri ci permette di raggiungere o mantenere un senso di sicurezza viscerale, che percepiamo potentemente nel corpo.

Dunque, il sistema del coinvolgimento sociale calma i sistemi di difesa più arcaici, ci permette di recuperare le energie e di instaurare relazioni positive.


L’isolamento è un’esperienza fortemente stressante per noi esseri umani, causa profonda sofferenza. Alcune ricerche mostrano come l’isolamento sociale e il dolore ad esso associato, attivino le stesse aree cerebrali del dolore fisico (Eisenberger & Lieberman, 2004). Tutto ciò rafforza l’idea che gli esseri umani abbiano bisogno non solo di protezione fisica per sopravvivere, ma anche di connessioni profonde, che garantiscano la sicurezza (Porges, 2018; Van del Kolk, 2015).

Coinvolgimento sociale per affrontare una minaccia che riguarda tutti

La cosa più spaventosa dello scenario attuale, è che la minaccia mondiale del Convid-19 ci sta privando della possibilità di stabilire connessioni e trovare la sicurezza nel rapporto con gli altri.

Se ci guardiamo l’un l’altro con il volto del sospetto, il nostro sistema nervoso rileverà automaticamente indizi di minaccia, che non possono essere gestiti dal sistema del coinvolgimento sociale, in quanto ognuno di noi apparirà spaventato, sulla difensiva. Percepiamo il pericolo a livello viscerale, la possibilità di regolarsi a vicenda fallisce, nessuno è in grado di trasmettere all’altro segnali di sicurezza e fiducia. 

Le mascherine, usate a volte in maniera inappropriata, sono una barriera potente, che impedisce la connessione, la possibilità di leggere lo stato dell’altro attraverso la sua mimica facciale e il tono di voce. Diviene sempre più difficile instaurare relazioni positive in grado di inibire i circuiti di difesa più primitivi di e promuovere un senso di fiducia e amore. Tutto ciò ha un impatto anche sulla salute; infatti, come evidenziato da  Porges (2018), se si è terrorizzati e impossibilitati a interagire con gli altri il corpo non  può recuperare le energie per promuovere la crescita e il benessere.


Purtroppo il coronavirus, oltre a mettere a rischio in modo diretto la nostra salute, ci sta togliendo ciò che abbiamo di più umano: la reciprocità, la capacità di stabilire connessioni, la possibilità di ricercare la sicurezza nell’altro come modalità per affrontare l’ignoto, il pericolo, la minaccia.

È proprio in questi momenti che abbiamo bisogno di ricordarci ciò che ci rende umani, la possibilità di cooperare e supportarci per  fronteggiare le sfide, invece che accusarci, attaccarci a vicenda e ritirarci in un repentino isolamento dovuto nella paura.

Bibliografia

Eisenberger, N.I.; & Lieberman, M.D. (2004). Why rejection hurts: A common neural alarm system for physical and social pain. Trends Cognitive Science, 8, 294-300

Porges, S.W. (2018).La guida alla teoria polivagale. Il potere trasformativo della sensazione di sicurezza. Roma: Giovanni Fiorentini Editore

Van der Kolk, B. (2015). Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Sitografia

www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Articolo scritto dalla dott.ssa Verdiana Valagussa psicologa e psicoterapeuta

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