La vitiligine è una malattia dermatologica ad andamento cronico e progressivo, caratterizzata da chiazze cutanee carenti (ipocromia) o prive (acromia) di pigmento melanico, quindi dal caratteristico colore “bianco latte”. Queste chiazze, di solito disposte simmetricamente, possono manifestarsi in qualsiasi parte del corpo; l’insorgenza della vitiligine è possibile a qualunque età, indipendentemente dal sesso e dal colore della pelle (Menchini, 2011). La distribuzione corporea delle macchie riguarda principalmente le mani, i piedi e il volto (contorno labbra e contorno occhi), gomiti e ginocchia. Esistono inoltre diverse forme di manifestazione anche per quanto riguarda la velocità di diffusione e espansione delle chiazze.

La vitiligine colpisce oltre l’1% della popolazione mondiale, senza differenze geografiche, razziali o di sesso (dati Organizzazione Mondiale della Sanità). La fascia d’età maggiormente colpita comprende soggetti tra i 20-40 anni e in circa il 13-15% dei casi ha andamento familiare.

L’insorgenza della vitiligine ha cause ancora incerte, ma la componente psicologica è ad oggi considerata di notevole importanza; nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesti e, tra queste, la teoria patogenetica convergente è ad oggi quella più apprezzata. Si ipotizza la compartecipazione di diversi meccanismi (neurali, biochimici e autoimmuni) che, in presenza di predisposizoine genetica e altri fattori ambientali (stress e traumi psicologici) sono responsabili dell’insorgenza di un danno a carico dei melanociti, causa delle caratteristiche macchie “bianco latte”.

E’ difficile considerare la vitiligine una vera e propria malattia, perché non ha sintomi fisici dolorosi e l’unico indicatore della presenza della patologia è l’aspetto della pelle.

In realtà però questa malattia ha conseguenze sul benessere psicologico di chi ne soffre: un importante messaggio sociale è stato lanciato dalla campagna pubblicitaria del noto marchio di moda Desigual, che ha scelto come testimonial una modella affetta da vitiligine.

Numerosi studi hanno evidenziato un maggior tasso di ansia sociale e depressione in coloro che soffrono di vitiligine: è spesso difficile avere a che fare quotidianamente con il giudizio degli altri, gli occhi di chi guarda sono sinceri, ed esprimono la sorpresa, il disgusto e quasi la paura di trovarsi di fronte ad una persona “con la pelle a macchie”. L’ansia sociale spesso porta chi soffre di vitiligine a isolarsi e ad evitare situazioni sociali; in alternativa si ricorre al trucco e all’uso di creme coloranti che garantiscono per un breve periodo la normale colorazione dell’epidermide; altre persone invece iniziano un lungo percorso di ricerca di cure, tentativi di terapie e consultazione di esperti che ha però un inevitabile esito negativo, non esistendo ad oggi una cura efficecie per questa malattia.

Una ricerca condotta negli Stati Uniti evidenzia una migliore qualità della vita per i pazienti che, invece che ricorrere al camouflage o all’evitamento delle situazioni sociali, intervengono sulla propria vita a livello cognitivo, impegnandosi nell’accettazione della loro condizione: ricorrere al sostegno di un percorso di psicoterapia è spesso una strada difficoltosa, ma più duratura ed efficace, soprattutto se accompagnata dal sostegno sociale e familiare. Uno studio di Papadopoulos (et al., 1999) ha evidenziato, in pazienti con vitiligine che hanno usufruito per 2 mesi di un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale, miglioramenti nella percezione del priprio corpo e nell’autostima, due elementi di fondamentale importanza per innalzare il benessere psicologico e la qualità della propria vita.

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Risvolti psicologici della vitiligine
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