Il burnout è una parola di origine anglosassone che letteralmente significa “surriscaldamento” ed è una sindrome correlata allo stress sul lavoro, caratterizzata da esaurimento, cinismo e ridotta competenza lavorativa percepita. I pazienti in stato di burnout riportano molti sintomi come riduzione della soddisfazione lavorativa, disturbi fisici, affaticamento, disturbi del sonno, inappetenza, irritabilità e prestazioni cognitive alterate, associati a vissuti emotivi di disinvestimento, disinteresse, demotivazione, senso di colpa, ruminazione e impotenza appresa;

il burnout può inoltre causare difficoltà anche a livello relazionale, in quanto porta a trascurare gli affetti e a ritirarsi dalle relazioni sociali. Altre conseguenze possono verificarsi a livello sociale, in quanto il burnout è associato ad assenteismo, ritardi al lavoro e scarsa produttività, oltre che a comportamenti problematici per se stessi e per gli altri come l’abuso di alcol o il gioco d’azzardo.

Il sentimento di esaurimento dovuto allo sforzo impiegato nel lavoro è generalmente considerato come la caratteristica più distintiva della sindrome del burnout e sembra sovrapporsi considerevolmente al concetto di fatica. Negli anni ’70, il termine burnout è stato introdotto nella letteratura scientifica per descrivere l’esaurimento emotivo dei lavoratori nel campo dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e delle occupazioni di servizio.

Oggi il termine è usato per indicare esaurimento e perdita di motivazione a causa del lavoro in generale; inoltre sia il lavoro retribuito che il lavoro non retribuito come il lavoro di assistenti informali, studenti, casalinghe e volontari rientrano nella definizione.

Il burnout può essere attribuito a diverse cause: eccessivo bisogno di affermazione lavorativa a scapito della vita privata e affettiva, eccessive richieste a livello lavorativo associate ad una quantità di tempo e risorse non sufficienti per soddisfarle, una tipologia di lavoro monotona e meccanica, la presenza di un ambiente arrivista e conflittuale sul posto di lavoro.

Diversi studi hanno rilevato una correlazione tra burnout e psicopatologia. Per esempio i sintomi di burnout e i sintomi depressivi sembrano essere in qualche modo correlati: i risultati di studi recenti suggeriscono che potrebbe esserci una considerevole sovrapposizione tra burnout e depressione. Il rapporto è bidirezionale: il burnout può sfociare in depressione, ma la depressione a sua volta è correlata a ridotte prestazioni sul lavoro. Altri studi hanno rilevato una relazione significativa tra affaticamento sul lavoro e disturbo di ansia generalizzato.

Nel 1980 Edelwich e Brodsky hanno descritto lo sviluppo della sindrome da burnout come suddiviso in due fasi: una fase iniziale del burnout caratterizzata dal tentativo di mantenere livelli elevati di compito-prestazione nonostante la stanchezza, in cui le persone sperimentano stress e ansia a causa del fallimento delle strategie di fronteggiamento del problema, e una fase finale del burnout, caratterizzata da passività, affaticamento e sintomi depressivi, in cui gli individui hanno rinunciato e non hanno più provato a far fronte allo stress lavorativo.

Nel 2016 Van Dam ha rilevato i livelli di affaticamento, depressione e ansia in un gruppo di 113 pazienti olandesi con burnout clinicamente diagnosticato, introducendo una novità rispetto a quanto precedentemente avevano affermato Edelwich e Brodsky: i risultati hanno confermato che pazienti con burnout potrebbero essere distinti in due sottogruppi, ma i gruppi differivano non per diagnosi ma per gravità dei sintomi: gli aspetti psicopatologici erano identici qualitativamente in entrambi i gruppi (burnout, stanchezza, depressione e ansia), ma in uno erano lievi e nell’altro gravi. È emerso dunque che sono presenti sovrapposizioni tra burnout, ansia e disturbi depressivi e che i livelli di ansia e depressione sono psichiatricamente rilevanti nel gruppo con grave burnout.

Si può dunque effettuare una distinzione tra una forma lieve di psicologia del lavoro legata allo stress che non impedisca al dipendente di lavorare e un modello clinicamente rilevante di disagio personale e prestazioni ridotte che è lo stadio finale del processo di burnout.

Data dunque la netta connessione tra burnout e psicopatologia, le persone che soffrono di questa condizione di grave stress lavorativo possono beneficiare di trattamenti particolarmente adatti per ansia e depressione come la terapia cognitivo-comportamentale; questo potrebbe essere utile soprattutto in quei casi in cui i sintomi del burnout sembrano essersi cronicizzati: questo tipo di trattamento risulta infatti essere particolarmente efficace per alleviare i sintomi del burnout, sviluppando maggiori risorse e competenze per far fronte alle situazioni di stress lavorativo.

Articolo scritto dalla dott.ssa Annarita Scarola Psicologa Psicoterapeuta

Edelwich J., Brodsky A. (1980), “Burn-out: Stages of Disillusionment in the Helping Professions”. New York, NY: Human Services Press.

Van Dam A. (2016), “Subgroup Analysis in Burnout: Relations Between Fatigue, Anxiety, and Depression”. In Frontiers in Psychology, vol.7; p.90.

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